Vorrei ma non posto

Citazione relativamente nobile da Fedez e J-AX, probabilmente il vero tormentone estivo tra spiagge e succedanei tecnologici del preistorico Jukebox: tipo 1.200.000 visualizzazioni nelle prime 24 ore dall’uscita del pezzo.

Addirittura Algida l’ha utilizzata come colonna sonora dei suoi spot di gelati, prima che qualcuno decidesse di leggerne il testo e optare per farlo sparire in secondo piano, caso mai qualcuno avesse deciso di ascoltarlo e fosse ancora in grado di capirlo. Comunque nessun pensiero, perchè in rete si trova l’interpretazione dello stesso.. Aiuto! Sorprendentemente, infatti, dalla bocca e dalla penna (si fa per dire..) ironica dei due rapper nostrani, escono messaggi in controtendenza con l’inarrestabile ondata di comunicazione social sulla rete, del tipo “L’iphone ha preso il posto di una parte del corpo e infatti si fa gara a chi ce l’ha più grosso”. Il paradosso è che il fenomeno social tritura tutto, perfino chi ne appunta la criticità, come se ogni argomento fosse inconferente, tutto leggero allo stesso modo, tutto pronto per essere condiviso con un like. Di Gianluca Vacchi sarebbe bello non parlare, visto che non ci sarebbe niente da dire, se non fosse per le 10,5 milioni di visualizzazioni su Instagram che gli attribuiscono gli aficionados dei social, indistinguibili per età, genere o status. Vacchi ci dimostra che gli italiani, almeno su qualcosa, cioè sul niente, sanno essere tutti uniti e d’accordo! Evviva, abbiamo una speranza. Quindi potremmo dedurre che se non hai niente da dire ma rappresenti qualcosa, diventi un’icona social. Ma se addirittura provi ad essere critico verso tutto questo, ma rappresenti qualcosa, il risultato è uguale. Il fenomeno social è lo specchio del nostro tempo: perchè qualcuno dovrebbe prendersi la briga di esser critico, quando il pubblico è unito indissolubilmente e continuamente su facebook, fiero della leggerezza che finalmente gli consente, dopo gli anni passati a cercare di essere intelligenti, di dire qualsiasi cosa, circondati da “veri” amici pronti a condividere e rilanciare. Così la giornata trascorre in serenità, selezionando ed eliminando le negatività, in buona compagnia, certi di ottenere comprensione e risposte. Quindi non lo faremo certo noi, almeno finchè non saremo famosi come Fedez. E allora lunga vita al progresso tecnologico, alla fantastica possibilità di interagire con chiunque in diretta nel mondo e, soprattutto, totalmente GRATIS! Cosa volere di più? Niente.. o forse sì, qualcosa servirebbe volendo essere un po’ analitici.. servirebbe aver qualcosa da dire! Ma questo è un altro discorso e non vorremo farci etichettare come “vecchi”. “E come faranno i figli a prenderci sul serio con le prove che negli anni abbiamo lasciato su Facebook”. Tutto registrato, tutto monitorato, con l’illusione di essere liberi di parlare e nessuno che ci spii. Poi scopri che con tutta questa leggerezza, necessaria ad avere un istante di visibilità, puoi distruggere la vita delle persone. E scopri che le aziende sanno bene come stanarti per venderti qualcosa. Un amico medico mi dice che c’è una nuova malattia pandemica, con uno strumento di contagio ad alto rischio, che si sta diffondendo ovunque: l’ignoranza su internet! Ma forse anche lui è vecchio.. Una breve conta degli astanti all’ora di un fantastico tramonto settembrino sul Molo Audace a Trieste, dove cirri armonici si intrecciavano a scie di jet in transito, come in una danza liberatoria e i colori sfumavano dal blu profondo al turchese misto al rosa.. la conta delle persone, si diceva, sedute sul ciglio del molo e rivolte al mare in attesa che lo spettacolo raggiungesse il suo culmine, diceva che 21 persone guardavano e 18 avevano il capo chino e lo smartphone in mano.. “È che a cena devo avere sempre in mano un iPhone”. E infatti ognuno balla da solo, immerso nel suo mondo di contatti invisibili, immune da contatti umani o allergico alle meraviglie da vivere con i sensi e con il cuore. Al massimo la meraviglia si può riprodurre: “Ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo” cantano i nostri 2 eroi. Probabilmente non occorre essere scienziati della psiche per scorgere, nel famelico bisogno del contatto social, una profonda solitudine, l’incapacità emotiva di godere il momento, il bisogno impellente di trovare qualcuno che ci ascolti, l’ansia di combattere la noia di una vita routinaria o della nostra perenne insoddisfazione di consumatori. Per non parlare delle nostre paure da mettere in piazza per poi scoprire che sono diffuse e quindi non sono così impellenti da superare. O ancora le nostre inadeguatezze, che ancora possiamo condividere, quasi bisbigliassimo nell’orecchio di un amico, ma anche gridare forte al mondo se ci nascondiamo dietro uno pseudonimo (alias) che non ricondurrà mai a noi quella stessa inadeguatezza. È finita e sepolta l’era della riservatezza ed è esplosa quella degli affari propri esposti in piazza: su questo ci riesce più difficile offrire una spiegazione, anche se certamente esisterà.. prendiamo solo atto, nuovamente, che è uno specchio del nostro tempo, un bisogno probabilmente latente che si rende finalmente patente. Oppure potrebbe sembrare una gran consolazione alle miserie umane nell’era decadente del mondo occidentale, ma in fondo, se una funzione esiste, se ci offre ristoro, perchè non farne uso: in fondo la rete è solo un mezzo, i mali sarebbero altrove.
Salvatevi così, se vi va 😉