Verdena: la ricerca musicale libera

Il Teatro Miela ha visto anche quest’anno numerosi artisti importanti calcarne il palco e il gruppo che si è esibito ieri non fa che confermare l’alto livello di artisti che ogni anno raggiungono Trieste grazie al lavoro del teatro che si affaccia sul Molo Quarto. I Verdena hanno presentato uno splendido concerto con i brani tratti dal loro nuovo lavoro Enkadenz di cui all’inizio dell’anno è uscito il primo volume e di cui aspettiamo la seconda parte il prossimo mese. Abbiamo fatto alcune domande Luca Ferrari, il batterista e uno degli arrangiatori del gruppo per farci spiegare meglio questo nuovo lavoro.

Enkadenz è un titolo che rimanda al mondo delle percussioni, quanto è stato centrale il tuo lavoro in questo album?

Non centrale come il titolo farebbe pensare, anche se devo ammettere che mi sono occupato in maniera più assidua della post produzione questa volta in quanto il lavoro in studio è stato particolarmente faticoso e lungo e abbiamo cercato delle sonorità più particolari del solito che hanno richiesto un maggiori impegno da parte mia.

Molte volte siete stati criticati per i vostri testi che, come sostenete, non è importante portino un significato preciso alla musica ma che considerate più come un’espressione sonora. Anche in questo album vale questa considerazione?

Direi che in questo caso siamo stati più attenti anche se sarebbe meglio chiederlo direttamente a mio fratello visto che è lui che si occupa dei testi, però in questo caso avevamo bene in mente di voler parlare di un argomento preciso ovvero della difficoltà delle relazioni umane e del peso della solitudine e quindi abbiamo cercato dei testi che permettessero anche di far trasparire un significato meno soggetto ad interpretazioni e fraintendimenti, anche se poi in realtà questa è la base stessa della musica, l’essere personalizzabile a seconda delle nostre singole esperienze.

Venite considerati una delle band migliori nel panorama nazionale e avete all’attivo ormai anni di esperienza. Sentite la pressione da parte delle etichette o del pubblico?

Devo essere sincero ma davvero non sentiamo alcun tipo di pressione quando componiamo i nostri pezzi. Ci chiudiamo alla Henhouse (la sala di registrazione, di proprietà dello stesso Luca Ferrari n.d.r.) e pensiamo solamente a far la musica che piace a noi finché non abbiamo un prodotto che ci soddisfa a sufficienza. Ovviamente speriamo di piacere al pubblico e ogni volta che lanciamo un lavoro all’inizio viviamo sempre con il timore che possa non arrivare e non appassionare chi ci ascolta quanto i lavori precedenti, ma questo comunque non ci spinge a venire a compromessi con altri al di fuori di noi mentre incidiamo.

Una serietà e una passione ormai sempre più rari che si vedono anche nella grande affluenza e nella devozione da parte del pubblico che li ha applauditi e cantati ieri sera dimostrando che impegno e costanza possono vincere qualora incontrino un pubblico sufficientemente curioso da volersi cimentare con ascolti meno immediati, a lenta digestione.

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