Va in scena Blackbird, una discesa negli inferi dell’animo umano

E’ una tematica scottante e delicata ad andare in scena al Politeama Rossetti, dal 23 al 27 novembre 2011, in “Blackbird” con il bravissimo Massimo Popolizio e l’intensa Anna Della Rosa, capaci di scavare nelle emozioni e nelle ombre del dramma, inscenando due prove eccellenti, lodate dalla critica più severa.Una tematica scottante quella di “Blackbird”, perché è di pedofilia che il testo del drammaturgo scozzese David Harrower tratta. E che a Trieste va in scena in una produzione del Piccolo Teatro di Milano, diretta da un maestro della scena internazionale, lo spagnolo Lluis Pasqual.

Lo spettacolo, considerato uno dei lavori più interessanti delle ultime stagioni, approda allo Stabile del Friuli Venezia Giulia, dopo essere stato apprezzato e messo in scena in tutto il mondo: da New York a Berlino, da Stoccolma a Chicago, a Bombay. E’ un testo coraggioso e provocatorio “Blackbird”, carico di tensione e di emotività lacerata, grazie a una regia sapiente, capace di affrontare con grande rigore morale un argomento così delicato. I personaggi sono ispirati a una pagina di cronaca alla quale il quarantenne Harrower guarda nel 2003, quando il Festival di Edimburgo gli commissiona un lavoro per il regista Peter Stein. Questi, già al primo incontro con il drammaturgo, mostra disappunto verso l’opera e lo invita a preparare qualcosa di diverso. La genesi del testo sembra avviarsi così in modo travagliato, ma ben presto ne nasce un capolavoro, presentato nel 2005 al Festival di Edimburgo con grande successo. “Di solito non scrivo così”, ha commentato l’autore. “È stata un’operazione difficile, irripetibile, che ha investito anche la lingua. Mi sono accorto che non potevo usare frasi con un punto e a capo, perché troppo cristalline, troppo finite. La forma rispecchia, in un certo senso, l’incertezza di persone che si aggirano una intorno all’altra”.

Il fatto di cronaca, da cui è tratto il testo, racconta di un ex-marine americano, incarcerato per rapimento e abuso su una dodicenne, conosciuta via Internet e con la quale instaura una relazione di espliciti messaggi erotici. Ne segue la fuga assieme e il successivo arresto dell’ex-marine. Il drammaturgo Harrower sposta la vicenda su un piano diverso: immagina che quindici anni più tardi i due si incontrino nuovamente. Lui ha pagato il debito con la giustizia, lei ha subìto la colpevolizzazione della madre e gli insani interventi degli psicologi. Ha vissuto altre storie, senza dimenticarlo mai. Lo cerca, paradossalmente, per sapere e comprendere. Ne nasce un confronto crudo e straziante, nel quale l’uomo sessantenne e la ragazza nemmeno trentenne si attraggono e si dilaniano, scivolando negli inferi di una relazione sbagliata: amore o abuso? Come in un algido ring, due notevoli prove si incontrano sulla scena: quella di Massimo Popolizio e quella di Anna Della Rosa. Affiancate da Silvia Altrui, danno vita a un testo intelligente e coraggioso, che non pretende di dare facili risposte, ma dosa con talento le grandi emozioni umane: disagio, amore, comprensione, sconcerto, solidarietà e condanna.

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