Ungheria: vittoria elettorale per l’oltranzismo di “Jobbik”

Le elezioni suppletive ungheresi, indette il 12 aprile scorso per sostituire un deputato deceduto del partito di governo, Fidesz, hanno segnato la vittoria del Movimento per un’Ungheria migliore (Jobbik Magyarországért Mozgalom). In proposito, l’abbandono definitivo di posizioni antisemite e xenofobe sembra aver giocato un ruolo decisivo per ottenere il seggio vacante nella tornata elettorale di Tapolca, a ovest dell’Ungheria.

Il risultato ottenuto evidenzia, in particolare, un progressivo incremento della popolarità di Jobbik, accanto all’indebolimento di partiti tradizionali come Fidesz, guidato dal Premier ungherese Viktor Orbán, i cui membri sono stati accusati di sfruttare il proprio ruolo in Parlamento per trarne beneficio personale.

La mitigazione della retorica oltranzista di Jobbik non ha comunque convinto gli esponenti della comunità ebraica che si sono dimostrati piuttosto riluttanti a questo cambiamento inaspettato. A questo proposito, infatti, il Presidente del Consiglio ebraico, Ronald Lauder, ha affermato che l’ascesa al potere della destra estrema potrebbe nuocere all’immagine del Paese, senza dimenticare la vena antisemita che ha finora contraddistinto il programma del movimento. Al contrario, nel corso di una conferenza stampa il leader di Jobbik, Gabor Vona, ha assicurato che il cammino verso posizioni più liberali è reale e che le velleità estremiste verranno respinta con forza dal partito.

Interrogato sulle dichiarazioni di Lauder, Vona ha poi invitato il leader della comunità ebraica a un confronto diretto. “La miglior decisione è la costanza. Ho chiaramente dimostrato più volte – ha aggiunto Vona – la visione di Jobbik e nessuno deve temere la nostra ascesa. Il partito non discrimina chicchessia e se i nostri membri o i nostri elettori e simpatizzanti nutrono simili aspettative, hanno fatto una scelta sbagliata: che si cerchino un altro partito!” ha concluso.

Nonostante il netto taglio con il passato, i trascorsi dell’estrema destra ungherese hanno lasciato parte dell’elettorato con molti interrogativi. Primo fra tutti il mancato allontanamento dal partito di Gergely Kulcsár, deputato di Jobbik che nel 2001 sputò su un memoriale dell’olocausto negando il genocidio degli ebrei. A giustificazione di ciò, Vona ha prontamente motivato che si tratta di un fatto accaduto moltissimi anni addietro per il quale, peraltro, Kulcsár avrebbe più volte presentato le proprie scuse. “Era molto dispiaciuto – ha infatti motivato il leader di Jobbik – e io credo sia stato del tutto sincero in questo. Abbiamo dimostrato di condividere il dolore delle vittime dell’olocausto, indipendentemente dalla loro provenienza, inclusi i cittadini ebrei. E alla luce di questo, ci impegneremo a gestire le sfide del futuro.”

Di fronte al sensibile aumento del consenso popolare, gli analisti prevedono che in futuro le fila dei  simpatizzanti di Jobbik possano ingrossarsi ulteriormente. Questa previsione sembra in parte trovare conferma nell’ultima inchiesta condotta da IPSOS sull’opinione pubblica dove, nel mese di marzo, il partito risultava a soli tre punti percentuali da Fidesz. I dati raccolti sono significativi soprattutto alla luce del fatto che per le prossime legislative bisognerà attendere il 2018, e i due anni a disposizione potranno giocare a favore dei risultati futuri se Jobbik saprà agire sapientemente. “Molti elettori, infatti, non lo considerano alla stregua di un partito estremista. – ha commentato l’ONG Political Capital – I tabù che hanno finora tenuto gli elettori lontani dal movimento sono caduti e, al momento, non vi sono altri ostacoli che ne impediscano il futuro sviluppo.”

In questo senso, Jobbik ha fatto un passo ulteriore mettendo a tacere anche l’anima euroscettica ricalcando da vicino la campagna condotta da Marine Le Pen in Francia, per rendere più positiva l’immagine del Front National (FN). Con una certa evidenza, questo cambiamento, parso come un sapiente stratagemma elettorale piuttosto che come una reale volontà riformista e positivizzante, ha permesso al FN di porsi come un vero concorrente nei confronti dei governanti.

Una simile tendenza si è verificata in altri Paesi europei confermando sostanzialmente un celato utilitarismo elettorale. “Alla stregua di Syriza in Grecia, Podemos in Spagna e FN in Francia, anche Jobbik sta bussando alla porta di chi governa” ha dichiarato Vona. “Questi partiti sono nuovi nella modalità di azione e solo ora iniziamo a comprenderli.” Tuttavia, il leader ha sottolineato che anche nell’ipotesi fortunata di vittoria elettorale, Jobbik non cercherà di condurre l’Ungheria fuori dall’Unione europea ma si impegnerà a trasformare i rapporti tra Budapest e Bruxelles. “Non respingiamo l’idea dell’UE, anzi ridurre l’odio nei confronti dell’eurointegrazione sarà un enorme successo per noi. Le persone non sono scettiche nei confronti dell’UE per causa mia ma per loro esperienza personale.”

Per questo, anche la volontà di cambiare le regole dell’UE è mossa dalla necessità di Budapest di tutelare dalla concorrenza alcuni suoi settori economici, in particolare quello alimentare. Jobbik ha quindi mitigato la sua posizione anche riguardo alla politica doganale. Se prima il partito accusava le società internazionali di provocare gran parte dei problemi del Paese, ora Vona ha dichiarato di voler mantenere i dazi stabiliti dal governo Orbán perché parrebbero già imporre significative sanzioni alle multinazionali. Una nuova immagine positiva e nuovi intenti di Jobbik non più radicato sulle sue posizioni intransigenti ma volto al negoziato con i propri creditori e alla ricerca di nuovi, inclusi la Russia e il Vicino Oriente.