Trieste è Barcolana. Una regata spontanea?

A volte succede che l’evidenza transiti impunemente sotto i nostri occhi, magari mandandoci segnali colorati che però, sembra impossibile da credere, non riusciamo a vedere. Un po’ come quando si cercano gli occhiali e loro ci sbeffeggiano appoggiati al nostro naso. Allo stesso modo e per la stessa ragione ogni tanto nascono fenomeni spontanei di cui non ci si dà subito spiegazione, fenomeni che si aprono da soli la strada nel gusto e nei consumi della gente: il limoncello è diventato improvvisamente una bevanda nazionale senza che grandi aziende ne abbiano spinto il consumo, anzi le stesse case, come la Stock, hanno inseguito il fenomeno occupando un posto a scaffale quando il consumo era già cresciuto.

Tecnicamente si usa definire marketing spontaneo. Spontanea è stata la crescita della Barcolana, la regata diventata famosa per le 2000 barche da mettere in acqua nel Golfo di Trieste la seconda domenica d’ottobre ogni anno, con ogni tempo, accomunando professionisti e domenicali, barche oceaniche e bagnarole. Un grande abbraccio snob/populista, una festa per tutti al di là d’ogni risultato conseguito. Eppure, assieme alla dose di casualità (fortuna) che concede un po’ di fascino alle cose, una ragione da trovare c’è sempre, un motivo per farle succedere pure: si tratta di analizzare e capire, così avremo finalmente trovato gli occhiali.

Aromatico, dolce e acido, zuccherino e gelato, sembra fatto apposta per accontentare un segmento di mercato vasto (uomini e donne) che cerca qualcosa di facile beva, creando leggerezza e compagnia in un prodotto decisamente italiano. È una possibilità per spiegare il successo del limoncello. Proviamo una spiegazione a posteriori con la Barcolana, nata come contesa tra club nautici del Golfo di Trieste per poi diventare una regata famosa in tutta Europa.
Vediamo. Trieste è stata “inventata” tre secoli fa da reggenti visionari (nel senso che avevano la vision) per diventare il porto del centro Europa, quello che convergesse i transiti delle merci per le genti slave e germaniche. I suoi fondali e le sue coste sono adatte, le arterie per collegare il porto all’Europa sono state costruite e tuttora, in qualche modo, funzionano. Se c’è il porto arriveranno e cresceranno i navigatori, e infatti senza tornare tanto indietro nel tempo, numerosi campioni del mondo della vela, da Straulino a Pelaschiar, da Vascotto a Bressani, hanno incrociato le vele nel perfetto scenario del Golfo, dove una platea naturale consente l’osservazione al pubblico. Se poi servissero maestri d’ascia, progettisti, velai e fornitori di servizi nautici in genere, non ci resterebbe che scegliere quello che fa al caso nostro. Manca forse il vento? La Bora è già un brand conosciuto ovunque.
Che la Barcolana diventi a famosa a Trieste e non a Piacenza ha quindi un motivo, ma ancora non siamo soddisfatti: perchè se scorriamo il dito sulla carta geografica delle coste adriatiche, dalle Marche al Montenegro, scopriamo che l’unico tratto non sfruttato turisticamente è esattamente questo! Il turismo è oggi la prima industria al mondo, in grado di produrre ricchezza e indotto ospitando un mercato globale in qualsiasi località possa offrire un’attrazione. Negli Stati Uniti, un pantano nel giardino diventa una meta turistica in grado di far arrivare pullman di visitatori solo per averci costruita sopra una storia! Quanti sanno che nel Golfo di Trieste, da Muggia a Grado, ci sono quasi 30.000 posti barca? La scelta è decidere se siano adibiti ai triestini o monfalconesi o se metterli a disposizione di un mercato di potenziali naviganti centroeuropei, attualmente ancora in coda per raggiungere una Marina dell’Istria o della Dalmazia.

Trieste può essere il miglior riferimento nautico dell’Alto Adriatico, dedicato al centinaio di milioni di persone che popolano il CentroEuropa senza uno sbocco al mare! La Barcolana ce lo sta ricordando ogni anno ad ottobre. Dove ho messo gli occhiali?