Una casa a zero impatto

Nascondersi in piena vista. Una casa a basso consumo e ad alto comfort.
Abitare sotto terra può sembrare un ritorno alla preistoria, alla tetra e buia caverna neolitica ma i benefici di una casa ipogea possono essere molteplici.

Innanzitutto dobbiamo definire cos’è una casa ipogea e da dove trae la sua origine. Gli edifici ipogei sono strutture completamente o quasi completamente interrate, inserite all’interno del paesaggio quasi a nascondersi in esso. Queste architetture possono essere adibite non solo ad abitazione, ad oggi abbiamo infatti moltissimi esempi di architetture di questo con funzione di museo, sale concerti e attività produttive. La storia delle case sotterranee è una storia vecchia quanto l’uomo stesso.
L’uomo preistorico abitò per molto tempo nelle cavità naturali che il territorio gli offriva, però l’abitare sotterraneo non è un fenomeno legato solo alla preistoria, ma un’usanza utilizzata anche in tempi più recenti. Di solito questi insediamenti nascevano in aree calcaree o comunque in territori ricchi di cavità, vicino a fonti d’acqua e facilmente difendibili. Spesso, già dal neolitico, le grotte naturali venivano ampliate o collegate tra loro per rendere più confortevole la vita ai loro occupanti fino alla creazione di vere e proprie grotte artificiali.
Sia nell’epoca Classica che nel Medioevo arrivando fino ai nostri giorni si trovano esempi di insediamenti rupestri consolidati e abitati come i famosi Sassi di Matera, oppure la città di Gravinia sempre in Puglia. (fig.1 – Sassi di Matera, Puglia, Italia, photo: Elisa Clon, 2006). Nella loro evoluzione storica queste abitazioni sono cambiate, da essere scavate nella roccia a vere e proprie costruzioni inserite nel terreno, inoltre le aperture verso l’esterno hanno lasciato il posto ad ampie vetrate orientate in modo da raccogliere quanta più luce possibile. Le costruzioni attuali permettono infatti di aprire ampie luci pur mantenendo la solidità delle strutture e la loro resistenza sismica. Nonostante il nostro immaginario ci mostri la casa-grotta come abitata da uomini primitivi che si proteggono dal freddo dell’ultima era glaciale, la realizzazione di abitazioni ipogee non si presta ai soli climi freddi ma anche, e soprattutto, a quelli caldi.
Il naturale isolamento termico del terreno, la cui temperatura non è soggetta a grandi sbalzi termici durante l’anno, permette infatti di mantenere una clima pressoché costante all’interno della costruzione. Una casa inserita nel terreno inoltre è protetta dall’effetto degli agenti atmosferici, quali il vento e le precipitazioni.
Grazie a questi fattori una struttura ipogea può permette un risparmio energetico che tocca l’80%. I consumi ridotti però non si limitano al solo fattore termico ma anche al consumo di suolo. Coniugandosi con i sistemi di tetti e giardini pensili la casa ipogea permette di riutilizzare tutta la superficie interessata dalla costruzione sotto forma di giardino o addirittura di colture e alberature.
Immaginando la casa ipogea come una enorme cantina il lettore si chiederà come possano venir risolti i problemi che di solito si riscontrano in questi luoghi: la luce limitata, il cattivo arieggiamento e tutti i problemi d’umidità e d’infiltrazione d’acqua. Osserviamo un caso studio. Quest’edificio è una casa di circa 120 mq realizzata dal nostro Studio nel rione di San Giovanni a Trieste. (fig.2 – Render via dei Pagliaricci, Trieste, Studio di Architettura Meli, 2016) Il luogo è caratterizzato da una zona residenziale con ampi giardini, spesso suddivisa in pastini a confine con un’area boschiva inserita nella rete ecologica locale. Analizzando quest’edificio sono evidenti tutti gli accorgimenti tecnici e tecnologici che sono stati inseriti nel progetto per ovviare alle problematiche sopra descritte. Il nostro edificio non vuole porsi come un capriccio architettonico, ma vuole nascondersi, mitigarsi nel paesaggio quasi in antitesi alle architetture d’immagine delle attuali archi star. Dalle linee pulite e la distribuzione interna lineare e geometrica, l’edificio si colloca interrato su tre lati, aprendosi con un’intera facciata verso sud, il giardino e la città. La luce è uno dei fattori più importanti nelle architetture ipogee. Se da un lato queste sono chiuse all’interno della geomorfologia del luogo dall’altro le parti emergenti si presentano come dei sistemi volti a intercettare quanta più luce possibile. Nel nostro caso, grande peso è stato dato all’orientamento dell’edificio in modo tale da godere di luce naturale il più a lungo possibile. La luce, o meglio la radiazione solare, può però portare a dei problemi soprattutto nel periodo estivo. Se questa infatti non è mitigata da sistemi di ombreggiamento come tettoie, pergole solari, brie soleil ecc… nelle ore di maggiore incidenza solare estiva rischia di far “surriscaldare” l’ambiente. Abbiamo risolto il problema con l’inserimento di una pensilina fissa adeguatamente dimensionata rispetto all’inclinazione solare nel periodo estivo. (fig.3 – Schema soleggiamento).
Grazie ad un sempre maggior isolamento degli edifici, la ventilazione controllata comincia ad essere un elemento normale nelle nostre vite, spesso visto come un peso anziché un pregio. La ventilazione controllata infatti è indispensabile in case completamente isolate, siano esse interrate o meno, in modo tale da offrire i necessari ricambi d’aria per una vita confortevole e a controllare l’umidità nell’aria. Parlare di umidità apre una moltitudine di parentesi. Al di là dell’umidità nell’aria abbiamo infatti l’umidità di risalita, che dal terreno risale all’interno delle murature portando alla luce quelle macchie d’umido che spesso affollano le nostre cantine.
Nella realizzazione della nostra casa ipogea fondamentale attenzione è stata data quindi alla realizzazione delle isolazioni e impermeabilizzazioni con il terreno circostante sia a livello di strutture verticali, come le pareti perimetrali, sia per le strutture orizzontali, come il solaio controterra e quello di copertura. È stata fatta grande attenzione anche ai dettagli che riguardano l’allontanamento delle acque. Non possiamo dimenticare infatti che l’acqua ha un suo peso e dopo delle precipitazioni questo sarà a carico della nostra struttura. Lungo le pareti perimetrali e in copertura sono stati realizzati degli strati di accumulo e drenaggio per allontanare l’acqua dalle strutture e convogliarla in sistemi per il riciclo dell’acqua piovana, utilizzati ad esempio per l’irrigazione del giardino, oppure in sistemi in grado di disperderla nel terreno circostante, come accadrebbe naturalmente. (fig.4 – Schema allontanamento acque). L’evoluzione umana ha portato l’uomo a lasciare le caverne, naturali o artificiali che fossero, per poter creare i suoi spazi e il suo comfort, ma forse oggi, grazie allo sviluppo della tecnica e della tecnologia, l’uomo può voltarsi indietro e costruire una “caverna” a misura delle sue esigenze.

A cura di Arch. Eugenio Meli, Dott.ssa Elisa Clon, Studio di Architettura Meli