Un grande Portopiccolo

Arriviamo a Portopiccolo una mattina di agosto. Una brezza leggera allontana la foschia mattutina, mentre il sole inizia a dipingere il cielo di un rosa pallido. Il borgo è ancora addormentato.

Ci aggiriamo per un po’ sulla darsena solitaria, guardando le barche silenziose dondolare appena, mentre, sopra di noi, una donna apre le persiane per affacciarsi al nuovo giorno, respirando a pieni polmoni l’aria salmastra. Poco dopo eccola uscire in terrazza, appoggiarsi al parapetto e fermarsi a cercare risposte nel mare, lasciando i pensieri perdersi nel silenzio di quel momento. La pace del mattino.

Ci sediamo ai tavolini della piazzetta che inizia a profumarsi di pane e caffè, e veniamo accolti dalla contagiosa simpatia del panettiere. Scopriamo che solo pochi anni prima, al posto di questa piazzetta, di queste case, di quest’idea, c’era una cava abbandonata, un profondo squarcio nella costa che feriva dolorosamente la vista e il cuore. Sistiana era stata una delle località turistiche predilette dall’Impero austro-ungarico, e questa desolazione rischiava di rovinare per sempre i ricordi che ogni villeggiante si sarebbe riportato a casa. Oggi, la prima impressione è quella di un’ordinatissima cittadella di mare, di un razionale prodotto d’ingegneria che aspetta solo che il tempo passi per lasciare i suoi segni, quella patina di esperienze che appaga il turista occidentale che crede che le novità abbiano sempre qualche difficoltà a commisurarsi con la storia, quando in realtà è appunto soltanto questione di tempo.

Un signore appare da dietro una viuzza con il giornale sottobraccio e fare mattiniero. Si siede al tavolino accanto al nostro, rivolgendoci un sorriso di saluto. Poco dopo arrivano le brioche e gli espressi. È proprio vero che il caffè, da queste parti, è tra i migliori al mondo.

Mentre andiamo verso la spiaggia, anche i commercianti iniziano la loro giornata, aprendo le botteghe e i negozi. Il piccolo porto inizia la sua vita, i moli iniziano a ondeggiare sotto i passi allegri di qualche turista come noi. Una barca esce in mare aperto, scrollandosi di dosso il sopore di una notte tranquilla, lasciando dietro di sé il lavorio del paese di mare.

Percorriamo la passeggiata per raggiungere la punta più orientale del paesello, quella che dalla piazzetta porta al beach club. Il cielo disegna i limpidi contorni delle ville e delle case tutt’attorno, dei muraglioni in pietra coperti dall’edera e delle panchine rosse che aspettano che qualcuno si sieda a far loro compagnia. Il vento marino porta nell’aria l’odore dei gelsomini in fiore e dei pitosfori.

Ora tutto il paese è sveglio e brulicante di vita. Turisti con borse e asciugamani coloratissimi sbucano ogni tanto dalle viuzze laterali che si uniscono alla strada principale. Passiamo ancora davanti alle barche e ad altri negozi eleganti e boutique. Ci fermiamo a prendere un po’ d’acqua e dei sandali per il mare. Finalmente arriviamo al beach club.

La spiaggia si allunga dolcemente dietro a un leggero cancello in ferro battuto che un ragazzo ci apre con gran cortesia. La cabina ci permette di preparare nell’intimità di una luce filtrata dalle imposte bianche della porta, e così profumati di crema, proseguiamo verso la punta della spiaggia, che riappare e scompare negli archi del molo, dietro l’imbarazzo di dover scegliere dove fermarsi per la voglia, l’eccitazione crescente, la paura di non di vedere tutto l’orizzonte possibile.

Altri bagnanti si stanno sistemando sotto gli ombrelloni. Il mare davanti a noi luccica e invita a tuffarci: l’acqua ha ancora la temperatura della notte. Dopo qualche bracciata, dal largo, voltandoci in dietro, ci appare lo spettacolo della roccia altissima, delle case arroccate come altre pietre nella costiera selvaggia, la falesia ora viva di una nuova vita. Poco più in là un castello che non sembra appartenere a questo mondo.

Dopo aver sentito i racconti del panettiere la visione del progetto di Portopiccolo appare ancora più chiara, sebbene ancora più incredibile e quasi irrazionale. Ma tanto a noi, una volta tornati a riva, aspettano la stessa brezza fra i capelli, lo stesso sale sulla pelle asciugarsi e farci come d’oro. Perché riposandoci sotto l’ombrellone abbiamo come la sensazione che qui tutto sia perfettamente predisposto per poter passare giornate indimenticabili, nella purezza e nell’armonia delle vacanze più esclusive. Ma non facciamo in tempo a portare a termine questi pensieri, che già ci addormentiamo, cullati da un meraviglioso venticello.

Il sole è ormai alto. Le nostre ombre cercano riparo sotto i piedi, mentre ripercorriamo la punta della spiaggia per tornare al club. Torniamo alle cabine per mettere qualcosa di fresco per il pranzo. All’entrata del ristorante, ci accorgiamo che i capelli ci hanno bagnato le spalle della camicia, ma nessuna preoccupazione sembra solcare la fronte del maître, che ci fa accomodare su un tavolo accanto a una vetrata luminosissima, che riversa nella sala tutta la luce dei giorni più tersi. Tutto qui è bianco e delicato. Una musica leggera fa da sottofondo ai nostri tiepidi pensieri vacanzieri. Ci facciamo portare un po’ di bollicine fresche e un piatto di frutti di mare che sprigiona un caleidoscopio di sapori del golfo. Niente sarebbe andato meglio, per una giornata come questa. Pochi tavoli più in là, un uomo elegante ci sorride, come se approvasse ogni nostra scelta, come se si compiacesse anch’egli del nostro piacere, che evidentemente non riusciamo in nessun modo a nascondere. E così al momento di tornare in spiaggia, ci salutiamo con un lieve cenno, con quella complicità dei posti di mare.

Un ritmo lento si impone di nuovo nella vita di Portopiccolo, durante la siesta, nelle ore più calde. I pochi bagnanti rimasti a lottare con la canicola riposano sparsi qua e là. Qualcuno si lascia portare dai rari sospiri di vento, immerso nell’acqua fresca della piscina a sfioro del club. Un altro ha chiuso tutto il mondo fuori dalle tende del proprio gazebo. Soltanto pochi grilli continuano a frinire in lontananza. Nessun altro rumore rompe la quiete del nostro pomeriggio. Il tempo non sembra trascorrere quando si fa tutti parte degli stessi piaceri. Non dà l’impressione di far parte delle istituzioni di un borgo che, ormai si sta cristallizzando nelle nostre convinzioni, è nato per la volontà di far dimenticare il presente, il passato e il futuro, per abbandonare i suoi ospiti in un sogno d’estate, in una dimensione onirica che già evapora, sospesa nei ricordi.

Passeggiando senza fretta per la via del centro, ripassiamo davanti ai negozi della mattina. C’è chi riconoscendoci ci saluta. Incontriamo di nuovo il signore elegante del ristorante, intento questa volta a scegliere nuovi complementi per lo studio della casa poco più sopra, e che, forte di questo nuovo incontro, insiste perché vediamo al più presto, per un caffè che è sinceramente lieto di offrirci. Dopo mille scuse e mille riserve, ci ritroviamo a salire per le viuzze e le scalinate tortuose del borgo alto. L’uomo ci accoglie in un ambiente luminoso
e ordinato, in cui non c’è traccia del caldo dell’esterno. Sotto i pavimenti scorrono le fresche acque delle risorgive e l’aria è ferma e pulita. La vista dalla terrazza abbraccia tutto il porticciolo, il golfo. In lontananza Trieste e la Croazia da una parte, dall’altra s’intuisce Venezia. Nel raffinato giardino pensile, l’uomo esce con il caffè e sedutosi con noi, inizia a raccontarci della sua nuova vita a Portopiccolo, delle sue giornate scandite soltanto dal sorgere e dal tramontare del sole, nelle quali tutto è a portata, tutto è raccolto e protetto dai muraglioni dell’anfiteatro.

Intanto, più sotto, la vita del borgo ha ricominciato a fluire in tutta la sua allegra spensieratezza, riempiendo le strade dei suoni e dei profumi dell’estate. Ora che l’aria è più fresca, scendiamo per l’aperitivo al lounge bar, dove una musica soffusa si mescola al rumore dei bicchieri pieni di ghiaccio e menta, al delicato chiacchierio delle persone, all’infrangersi del mare sulle rocce. Una deliziosa cesta piena di frutta sprigiona un esotico senso di freschezza, mentre il cielo rosso e viola pennella nuove ombre sull’acqua, sugli sguardi sognanti delle persone distese sui divani assorte a guardare il mare restituire l’arancione di un sole sempre più stanco, sempre più vicino al primo taglio dell’orizzonte, che presto lo inghiottirà nell’estasi iridescente di pochi lunghi attimi.

Portopiccolo saluta il suo tramonto.

Sullo sfondo di questo incredibile cielo cangiante, con ancora in bocca il sapore balsamico dell’aperitivo, torniamo a passeggiare per raggiungere l’altra parte del porto. Lentamente la sera prende il posto del giorno, cambiando ancora faccia ai nostri desideri. Qualche luce inizia ad accendersi, sopra di noi. Vediamo qualcuno affrettarsi verso l’ultima bottega, un padre mostrare alla propria figlia Venere, accanto a una debole luna in cielo. Un’altra coppia entrare in una pizzeria del borgo alto, dopo aver fissato a lungo le barche ormeggiate.

Raggiungiamo il ristorante prenotato per la cena, dove veniamo accolti con lo charme e le maniere delle grandi occasioni e fatti accomodare nel tavolo più vicino al mare, nella splendida terrazza che dà sulla marina. Il menu è un trionfo di percezioni e sembra raccogliere il meglio della tradizione mitteleuropea e locale. Scegliamo un piatto di crudi di pesce e un astice con spugnole che abbiniamo ad uno splendido vino bianco della zona.

Mentre mangiamo, un mare nero e silenzioso ci illumina con i suoi bianchi raggi lunari. Verso la fine della cena, lo chef viene a salutarci per sapere se tutto quello che abbiamo vissuto può finire tra i nostri ricordi più belli. Gli assicuriamo che non poteva esserci conclusione migliore per la nostra giornata e lui ci racconta del perché ha scelto Portopiccolo per le sue creazioni, per il suo presente, ma anche per il suo futuro. Poi ci racconta delle sue lunghe passeggiate solitarie alla ricerca delle erbe e dei profumi che poi porterà in tavola, del finocchietto selvatico, della salvia. Di come viva alla continua ricerca di equilibrio tra filosofia ed estetica, tra cuore e mente, tra ricordi e ambizioni.

E così, all’improvviso, nella fresca notte calata su Portopiccolo, ci rendiamo conto di cosa può essere passare tutta la vita in un posto così. Per un attimo immaginiamo il susseguirsi delle stagioni, i colori dell’autunno, il riflettersi delle sfumature dell’oro sulle verande delle case. Il borgo battuto dalla bora invernale, il mare in tempesta con grossi cavalloni bianchi infrangersi sugli scogli, noi dietro una finestra con una tazza di caffè fumante tra le mani, o nei vapori della sauna del centro benessere. I profumi della lavanda e il rifiorire della primavera e poi di nuovo l’estate, di nuovo nella terrazza in cui adesso salutiamo con una nuova consapevolezza, una nuova prospettiva.

Portopiccolo non è soltanto un posto dove passare la giornata al mare, dove fare shopping o dove scendere per fare aperitivo, per mangiare in ottimi ristoranti e provare l’esperienza unica di un soggiorno indimenticabile. Portopiccolo è tutte queste e molte altre cose. Ma soprattutto Portopiccolo è un posto in cui poter vivere, poter crescere la propria famiglia o venire a passare gli ultimi anni. È un posto in cui si può scegliere se vivere isolati o conoscere continuamente gente nuova. Un posto lontano e vicino allo stesso tempo, in cui investire o essere investiti dalla sua magia, dalla sua unicità, dalle sue molteplici facce, dal suo animo gentile, capace di assicurare ad ognuno il proprio sogno più perfetto.

Con questi occhi nuovi scendiamo ancora una volta nelle vie del borgo, ora brulicanti di vita notturna che l’estate prolunga con distesa complicità. Passiamo davanti a gallerie d’arte, a gioiellerie e vetrerie che sembra abbiano aspettato la notte per mostrarsi adesso come solitari incastonati tra le falesie. Il gelato al melone, prima di arrivare all’albergo, è l’ultimo fresco sorso della nostra lunga giornata al mare. L’ultimo battito prima di avere il tempo per provare a capire fino in fondo, dopo una notte che forse ci riporterà al domani diversi, le potenzialità di un’idea che solo poco tempo fa sembrava follemente lontana ed oggi è vera come non mai, oggi è una realtà impossibile da dimenticare.

La camera del nostro albergo è fresca e asciutta. Dalla porta del terrazzo lasciata aperta le tende vibrano alla luce della luna. Un ultimo sguardo fuori, per vedere le mille luci del borgo e sopra di noi il firmamento, che ci ricorda ancora una volta di aver fatto parte di tutto questo.