Un fenomeno al suo giusto posto

C’è un sottile filo gnostico che attraversa i social networks e metterlo in luce può essere utile per collocare questo fenomeno al suo giusto posto. Non qualcosa di necessariamente divino, non qualcosa di necessariamente demoniaco, ma qualcosa di semplicemente umano, ossia problematico. E in più con una logica sotterranea non facile da portare in superfice.

La Gnosi non è solo un’eresia dei primi secoli del Cristianesimo, ma è una disposizione dell’animo umano, un modo di vedere le cose, una cultura. C’è infatti una “gnosi eterna”, come tanti studiosi hanno messo in evidenza, da Emanuele Samek Lodovici a Hans Jonas. Essa si inabissa nei meandri carsici in alcune epoche per riemergere poi in altre sotto mentite spoglie. La Gnosi riformula se stessa lungo i tempi e riesce ad essere sempre di attualità, riplasmandosi. Come la Fenice rinasce dalle proprie ceneri. Non è un corpo di dottrine definite, quanto piuttosto una sensibilità. Ha quindi mille sfaccettature, vive di sfumature e, camaleonticamente, si sa adattare ad ogni epoca. Lo gnostico pensa di ottenere la salvezza – in qualunque modo questa sia intesa – mediante una conoscenza o una prassi: conoscendo qualcosa o facendo qualcosa. La salvezza non viene dall’esterno, dalle altre persone o da un Dio, non è un dono ma una produzione, essa proviene dall’interno, da noi stessi. Per Basilide o Valentino, nel IV secolo dopo Cristo, si trattava di conoscere delle formule religiose esoteriche riservate solo ad alcuni eletti. Per Karl Marx o per gli anarchici nichilisti, di cui ci parlano Dostoevskij o Chesterton, si trattava di fare la rivoluzione e costruire un paradiso in terra con le bombe e la politica. Per gli attuali tentativi di trans-umanesimo si tratta di utilizzare la bioingegneria, l’elettronica e le nanoscienze per garantire l’immortalità dell’uomocyborg:ricostruzionedi tessuti, applicazione di protesi, modificazioni genetiche. In ogni caso, la prassi e la tecnica, come prolungamenti di noi stessi, ci salveranno. Lo gnostico odia la materia, la considera impura, privilegia la sessualità non procreativa e l’amore sterile. I Manichei del XIII secolo disprezzavano il sesso, il matrimonio, la procreazione, la famiglia, però poi teorizzavano una sessualità sregolata e libidinosa, dato che lo gnostico pensa di essere puro nella mente anche dentro la lordura della passioni. Al disprezzo della materia corrisponde quindi la libertà di insozzarsi in essa poiché lo spirito rimane puro ugualmente. ***** Anche nei social viaggia sotto traccia un certo disprezzo per la materia. La vita nei social è smaterializzata, si va “oltre il senso del luogo” di cui ci ha parlato Joshua Meyrowitz. Prevalgono le immagini, degli altri e di sé. Si accetta l’amicizia di persone che non hanno nemmeno il proprio volto nel loro profilo. Rarissimi i casi di amici sui social che si incontrano anche nella realtà. La gran parte lo evita per precisa volontà. Non confondiamo i social con i siti di appuntamenti: i primi si accontentano del rapporto virtuale, che nei secondi è invece solo strumentale. Le relazioni sui social fanno volentieri a meno delle relazioni vere. Quando così non accade, e i social fanno da supporto alle relazioni vere, magari scimmiottandole come nel sesso virtuale, non si tratta di veri e propri social, ma di strumenti elettronici finalizzati ad altro. La natura del social è di bastare a se stesso, come se il mondo non esistesse, la sua cifra è la soddisfazione di sé. Un virtuale che si intendesse come funzionale al reale non sarebbe più social, apparterrebbe alla serie dei dazebao, delle inserzioni AAA cercasi…, dei volantini che annunciano il tale evento, delle agende condivise, dei manifesti murali e delle case per appuntamenti. Il social è altro, è esoterico, è levitazione pura, è etereità, è salvezza dal contingente. E’ la condivisione di un mondo puro rispetto all’impurità del quotidiano. ***** Il carattere sottilmente gnostico del mondo dei social networks emerge non solo dal tentativo di smaterializzare la materia, considerata originariamente corrotta, non solo dal mettere da parte la creazione, così come la intendiamo nella tradizione ebraico-cristiana, per sostituirla con un “mondo nuovo” virtualmente costituito, ma anche di esercitare un atto creativo e salvifico in proprio. E’ vero che il mondo social è a rete, e quindi privo di un centro, ma è altrettanto vero che ogni utente membro del social fa da centro del sistema. Come nella rivoluzione copernicana la terra ha cessato di essere al centro, ma con ciò non si è persa l’idea di centro, che solo è stata trasposta nel sole, così capita anche nei social. Il singolo utente è il protagonista e si sente effettivamente al centro, con una funzione di ingegneria salvifica. Egli crea infatti un mondo nuovo salvato e salvifico, in cui è bello vivere e la gratificazione è continua e a portata di mano. La felicità che le religioni traportavano in mondi altri da questo, viene comunque portata in un mondo altro da questo, ma non trascendente, né dipendente da altro Protagonista che non sia l’utente-creatore. Il mondo social è un mondo di giustizia e di carità, come era l’Eden prima di Adamo ed Eva e come sarà la realtà salvifica finale dopo la Parousia. E’ un mondo di giustizia perché vi si entra a far parte per cooptazione del protagonista- creatore, quindi per affinità. E’ un mondo omogeneo, coerente, pacifico, in cui a ciascuno viene dato il suo: un mondo giusto. E’ anche un mondo di carità, perché si fonda su una affinità elettiva, come ci spiegava Goethe, in cui tutti si sentono amici e fratelli, cooptati reciprocamente, convergenti nei sentimenti e nelle sensibilità. In esso avviene un interscambio angelicato, c’è un’intesa pre-garantita, il conflitto diventa impossibile. Nel caso nascesse un contrasto, verrebbe subito eliminato: come dalla comunità religiosa gnostica vengono eliminati gli eretici – anche le eresie infatti hanno i loro dogmi e combattono i loro eretici – così dal social vengono eliminati i dissenzienti: basta un clik. ***** La Gnosi è una religione antireligiosa. Anche i social sono una specie di religione. Soddisfano il bisogno di purezza e autenticità, sollevano dal contingente che è sempre, più o meno, traumatico. Gratificano in un mondo in cui tutti si vogliono bene. Gli gnostici pensavano di essere degli eletti, solo a loro era riservata la conoscenza salvifica, gli altri uomini erano destinati alla perdizione, qualunque cosa facessero. Anche l’affezionato social pensa di essere un eletto e di appartenere ad una categoria di eletti: i suoi fratelli del social, destinati per qualche misteriosa volontà a sollevarsi dalla melma della gente comune e di aver parte, insieme, a notizie riservate e salvifiche. Nei social ci si sostiene a vicenda, ci si confessa reciprocamente, si celebrano dei riti insieme, ci si fa gli auguri e si santificano le feste, si condivide un linguaggio, si recitano delle formule, ci sono cose da non nominare invano: anche nei social c’è tutta una liturgia, come in una religione che non è però una religione. Anziché andare in chiesa, l’utente gnostico dei social entra nel mondo social e, come il credente, si sente unito intimamente ai suoi fratelli. L’utente gnostico dei social si sente cellula di un organismo, di una chiesa vivente e palpitante anche se virtuale. La Gnosi non è, strettamente parlando, una religione, ma esprime una forza religiosa. Che penetra dall’interno e trasforma in modo suadente e inavvertito. Anche essa ha bisogno di persone che “ci credano”. E l’utente dei social è uno che ci crede, esprime una fede (gnostica) in una salvezza a portata di mano di cui egli stesso è il Progatonista-creatore. Peccato che la Gnosi sia una falsificazione autocompiacente.