Cinema Muto.Tutto esaurito per “Too much Johnson “.

Parterre da grandi occasioni ieri al Teatro Comunale Giuseppe Verdi per la prémiere di “Too much Johnson”, il film inedito di Orson Welles (in foto), ha visto il ‘tutto esaurito’ e la presenza in sala della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il vice-presidente Sergio Bolzonello e l’assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti. Una festa che non ha mancato di suscitare qualche perplessità per la sua coincidenza con il 50esimo anniversario della tragedia del Vajont, ma alla fine la serata è scivolata via con leggerezza, senza tradire le aspettative che si erano create in questi mesi di attesa. Tutti catturati dalle immagini di quella che è una vera e propria ‘slapstick comedy’, che mischia con abilità la ‘commedia degli equivoci’ con protagonisti lei, lui e naturalmente l’altro, a sequenze spettacolari sui tetti di Manhattan, fughe carambolesche e scazzottamenti, in un mix esotico complice il finale sulle spiagge dell’isola di Cuba.

Il 10 ottobre 1813 nasceva a Busseto Giuseppe Verdi. Il compleanno del più grande compositore italiano viene ricordato anche dalle Giornate del Cinema Muto che giovedì 10 ottobre (ore 18.20) presentano al Teatro Verdi di Pordenone il primo film italiano a lui dedicato “Giuseppe Verdi nella vita e nella gloria” di Giuseppe De Liguoro, uscito esattamente 100 anni fa, restaurato al laboratorio L’immagine ritrovata di Bologna su materiali della Cineteca Nazionale e della Cineteca del Friuli. Nella produzione italiana dell’epoca, il genere biografico non era molto praticato e De Liguoro adotta una struttura a siparietti, con scene ed episodi privi di continuità narrativa, volti all’illustrazione di momenti salienti della vita e della carriera del personaggio illustrato. Il film su Verdi era un progetto notevolmente ambizioso e a tutt’oggi rimane l’unica produzione della milanese Labor Films che chiuse i battenti subito dopo. Per il film su Verdi la sceneggiatura prevedeva la suddivisione in un prologo e quattro epoche diverse, corrispondenti agli anni dell’infanzia, della formazione, dei maggiori successi professionali e infine della vecchiaia. Di queste diverse parti nella copia attuale sono sopravvissute solo il prologo e il racconto della prima epoca; per il resto ci si affida alle poche inquadrature rimaste e a fotografie fisse. La sceneggiatura è molto prolissa nel prologo, risultano invece convincenti e ben caratterizzati i personaggi di contorno e soprattutto il lavoro dello scenografo nella ricostruzione della Busseto e della Milano del primo Ottocento.

Protagonista della serata, a partire dalle 20.30, è Ichiro Kataoka, ultimo benshi, attore che accompagnava le proiezioni del cinema muto commentando lo sviluppo della vicenda sullo schermo e dando voce a tutti i personaggi. A Pordenone il benshi commenterà alcuni frammenti di film giapponesi, la commedia di Buster Keaton “The Blacksmith” e “Fukujuso” di Jiro Kawate del 1935. Il film è tratto da un romanzo della scrittrice Yoshiya Nobuko (1896-1973) i cui libri trattavano di passioni adolescenziali e di amori tra ragazze, restando comunque sempre in un ambito squisitamente platonico. Oggi è un simbolo delle femministe giapponesi e la sua casa un museo aperto per il pubblico solo pochi giorni all’anno per gli ammiratori della scrittrice.

Da segnalare infine nel programma della giornata due adattamenti del celebre romanzo di Maxim Gorky, La madre. La prima risale al 1920 con la regia di Aleksandr Razumnyi; la seconda è il capolavoro di Vsevolod Pudovkin del 1926, un classico del cinema sovietico, che a Pordenone viene presentato nell’ambito della rassegna “Il canone rivisitato”.

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