“turista per caso” destinazione Trieste.

Trieste, una strada che dal centro conduce alle rive, un portone di un antico palazzo ancora non restaurato. In alto al centro della cornice dell’ingresso una testa in marmo, come nella maggioranza dei palazzi triestini. Un viso fornito di baffi e sormontato da un grande turbante.

Un turco a Trieste.

Chiudo per un secondo gli occhi e vedo Sultanamet con la splendida Santa Sofia e di fronte la moschea blu come mi apparvero al mio arrivo ad Istanbul, meta di tutti i miei sogni. Il cielo stellato le voci dei Muezzin come colonna sonora delle mie emozioni.
Seduto ad un tavolo in una terrazza sul tetto di un ristorante, avevo davanti a me la vista del Bosforo con tutte le sue luci, le imbarcazioni ed in lontananza fuochi d’artificio di qualche festa ,forse privata.
A volte guardando la costa di Muggia dalla finestra di un ufficio nel porto nuovo ho la sensazione di rivedere il Bosforo come lo vidi quella sera.
Il vento muoveva le fiammelle delle candele sui tavoli e camerieri premurosi cominciarono a fornirci di plaid di lana da mettere sulle ginocchia.
Guardavo i suoi occhi che brillavano per il riflesso delle fiammelle, il suo sguardo miope mi stregava per la sua dolcezza ed il sapere che la visione che aveva di me era imperfetta eccitava il mio cuore. Eravamo sul tetto, le stelle sopra di noi e le cupole e i minareti illuminati delle moschee ci circondavano, come se fossimo sospesi su di un enorme tappeto volante uscito dalle “Mille e una notte”.
La nostra notte proseguiva ai bordi del mare, sulle rive di scogli sotto il Topkapi,e seduti e abbracciati con i piedi nudi nell’acqua calda della sera, invece della costa europea del Bosforo avevo la sensazione di vedere in lontananza le luci del castello di Miramare; come mi capita spesso di osservare durante le mie solitarie passeggiate Viagra notturne a Barcola.

Il giorno seguente una passeggiata in salita attraverso un antico cimitero pieno di lapidi sormontate da turbanti, come nel portone di Trieste, mi portava nel caffè di Pierre Loti da dove si gode una splendida vista sul Corno d’oro. Loti mi ha sempre affascinato, scrittore francese si era trasferito a Istanbul alla fine dell’ottocento, vivendo in pieno l’atmosfera orientalista del periodo. Si era innamorato sia della gente che della vita locale. Nella locanda a lui adesso dedicata lo potevi trovare in abiti ottomani adagiato su cuscini intento a fumare il narghilè e a bere il caffè turco in piccole tazzine di porcellana protette da un rivestimento di metallo dorato.

Gli antichi arsenali dove si costruirono le galere utilizzate nella battaglia di Lepanto erano davanti ai miei occhi.
Lepanto, evento formidabile e fondamentale, almeno dal punto di vista mediatico, che bloccò l’avanzata ottomana in Europa e che vide in primo piano i Veneziani contrastare e respingere la flotta Turca e cambiare le sorti del mondo.

I Veneziani, i Genovesi a Taksim , la torre di Galata, gli Armeni; l’Europa e l’Asia che si incontrano in un posto meraviglioso specchiandosi nel mare che sembra un lago.
Continue emozioni come quando passeggiando sulle rive e fermandomi sul molo Audace guardo il sole scendere nel mare donando gli stessi tramonti infuocati visti a Istanbul.
Vedo passare i traghetti per Cesme, Istanbul , Mersin e la città bianca illuminata da quei tramonti che la fanno risplendere regala a chi parte uno splendido addio. In concomitanza con le partenze dei traghetti Trieste si riempie di tir turchi con i camionisti che per ingannare l’attesa dell’imbarco ,apparecchiano piccoli tavoli ed al suono di musiche orientali sorseggiano il te alla menta.
Trieste , Istanbul, un moro di marmo su di un portone ;diverse, lontane ,ma unite dalla bellezza ,dal mare e dall’amore che suscitano.