Trieste straordinaria, ma bisogna darsi da fare!

È sufficiente fare cenno alla bellezza di Trieste, che il suo entusiasmo irrefrenabile viene a galla e ti travolge di idee e progetti.

La Trieste di Saba “che ha una scontrosa grazia”, è la Trieste tanto cara a Roberto Dipiazza, eletto sindaco per la terza volta. Udinese di nascita, ma triestino sino alle viscere proprio come l’amore entusiastico per la natura eccezionale e l’unicità di questo luogo, al contempo mitteleuropeo e italiano che instancabilmente definisce “straordinario”. Il Sindaco Dipiazza mostra un indubbio carisma, ma si fa subito serio e risoluto quando si parla di giovani e lavoro, obiettivi principe del suo programma.

Si suole dire “Non c’è due senza tre” e lei ne è la dimostrazione, congratulazioni per questo risultato. A cinque anni dal suo ultimo mandato, i triestini le hanno rinnovato la fiducia e le hanno conferito le chiavi della città. Quanto conta per lei l’affetto dei suoi concittadini?
Io ero consigliere regionale e la mia scelta di ricandidarmi è stata proprio in funzione dell’affetto dei cittadini che mi fermavano in ogni dove in questi anni, per strada… dicendomi di ritornare. Infatti, sono ritornato e ho vinto.

Cosa vuol dire essere sindaco di una città sui generis come Trieste: italiana, mitteleuropea, città di confine, porto marittimo.

Guardi io sono friulano, e un friulano a Trieste è un po’ come un pisano a Livorno. Invece, non è stato vero perché i cittadini mi hanno votato per il quarto mandato. Sono infatti stato sindaco anche della vicina Muggia dal 1996 al 2001. E le devo dire che Trieste è la città più italiana d’Italia, nel senso che qui sono passate due guerre, entrambe del ‘900, le hanno vissute tutte. È indubbiamente una città mitteleuropea anche perché qui si parlava di Europa quando in Europa non sapevano nemmeno cosa volesse dire “Europa unita”. È anche una città di confine, il che è un’esperienza incredibile. Pensi che il sabato arrivavano oltre 100.000 acquirenti d’oltreconfine.

Era una cosa meravigliosa: ricchezza per la città e lavoro per tutti! E poi c’è il porto marittimo. Maria Teresa d’Austria ha fatto diventare grande questa città portandola a 270.000 abitanti, unendo popoli diversi: greci, turchi, dalmati, ungheresi, tedeschi, austriaci e slavi. Insomma, intendo dire che è una città straordinaria. Alle manifestazioni, come il 25 aprile per esempio, c’è il Vescovo che parla in italiano e sloveno, la comunità ebraica con i suoi riti, la comunità greco-ortodossa e quella serbo-ortodossa con i loro riti orientali e poi la comunità anglicana. Se pensa a una città di 205.000 abitanti, tutto questo è straordinario.

La Ferriera di Servola è un annoso problema di Trieste ma, a malincuore, resta al momento irrisolto. Quali misure intende adottare in questo senso oltre alla disponibilità al dialogo che ha già mostrato al Comitato 5 dicembre?

Nei primi dieci anni solo contro il sindacato, e solo contro l’imprenditore che voleva continuare a inquinare. Mentre adesso sono nati i Comitati che sono in grado di portare in strada quattro o cinque mila persone e avere il loro appoggio è molto importante per un sindaco.
La Ferriera è un cancro della città che fa molto male alla salute dei cittadini e non possiamo più scambiare l’ambiente per i posti di lavoro, e quando si va a Servola ci si rende conto del dramma in cui vivono i bambini e le famiglie. Per cui ho detto ancora una volta basta Ferriera, e basta all’area a caldo. Loro stanno mettendo su un laminatoio a freddo, dove ci saranno dieci forni a 1000° dove occuperemo gran parte degli operai e dobbiamo chiudere l’area a caldo. Anche perché il futuro della mia città non è la ghisa, prodotto con basso valore aggiunto ma lo sono prodotti con alti valori aggiunti e penso alla Wärtsilä, alla Illy caffè, all’area della ricerca e al parco scientifico.

Uno dei suoi tweet più recenti “Giovani e mare sono il futuro di Trieste. Il mio impegno è certo”. Lo può commentare?

Nella mia campagna elettorale io avevo tre parole: lavoro, lavoro e lavoro. E questo è dedicato ai giovani! Io devo assolutamente creare opportunità lavorative per i giovani perché se c’è lavoro c’è famiglia, c’è ricchezza, se c’è lavoro la gente sta bene mentre se il lavoro manca, manca tutto. Manca la serenità in famiglia, i denari per vivere. E poi il mare che è il futuro perché Trieste è cresciuta sul mare con il suo Porto vecchio grazie a Maria Teresa d’Austria e il Porto nuovo. Siamo uno dei porti più importanti del Mediterraneo e dobbiamo continuare a lavorare

Riusciremo un giorno a parlare del Porto Vecchio come qualcosa di “nuovo” e a rilanciarlo dandogli l’importanza rivestita nei decenni addietro?

Immagini questo porto nuovo con 650.000 metri quadrati, immagini marine, maxi yacht, luoghi dedicati alla nautica, luoghi dedicato ai giovani, locali. Provi a pensare a tutto questo spazio straordinario sul mare, che ritorna a vivere. È una grande opportunità. Dopo il Borgo giuseppino e il Borgo teresiano, questo nuovo borgo della città che vorrei dedicare ai giovani, agli studenti e alle persone che amano Trieste.

Rilanciare Trieste a livello turistico. Qual è il suo prontuario?
Voglio collaborare con il sindaco di Venezia che fa trenta milioni di visitatori all’anno, con quello di Vienna e Lubiana – che è un caro amico – e con quello di Zagabria e Capodistria. Vorrei creare un’area all’interno della quale abbiamo una varietà paesaggistica dalle coste sabbiose del FVG e del Veneto, al Collio goriziano, alla Grotta gigante fino ad arrivare alle grotte di Postumia e a tutta l’Istria croata, dando l’opportunità di conoscere questo meraviglioso territorio. A pochi Km da Trieste abbiamo Aquileia, che poco è conosciuta ma era la quarta città dell’Impero romano e questo dimostra che ci sono grandissime opportunità di sviluppo. E sviluppo turistico vuol dire lavoro, il lavoro vuol dire ricchezza.

“Renderò Trieste bellissima” è un motto particolarmente presente nelle sue dichiarazioni e colpisce soprattutto chi ama particolarmente la sua città. Piazza Unità è indubbiamente una delle più belle del nostro Paese, ma Trieste non è solo questo… cos’è per lei la bellezza di Trieste?

È sufficiente guardare lo skyline della nostra città per rendersene conto: è qualcosa di straordinario! Nei dieci anni passati, infatti, abbiamo rifatto le rive, l’illuminazione pubblica, i teatri, le piazze…penso a piazza Verdi, piazza della Borsa, piazza San Giacomo, piazza Puecher e a tutte queste opere bellissime che abbiamo realizzato. Ci tengo a sottolineare che Trieste era prima in classifica come qualità della vita a livello nazionale per ben due volte – nel 2004 e nel 2009 – e i parametri di valutazione sono ben 44, per cui la bellezza della città è per me Miramare, è la fortuna di essere a cinque minuti dal mare e dal Carso, in mezzo a una natura straordinaria e bellissima. Nessuno ha questa peculiarità! Per esempio, Miramare è la seconda o terza meta d’Italia, dobbiamo sfruttare di più le opportunità a nostra disposizione. Non abbiamo mai creato parcheggi, servizi all’in- terno del parco e la caffetteria stessa è un disastro. Si potrebbero organizzare delle manifestazioni importanti come le operette o luci e suoni che ricordino la vita di Massimiliano e Carlotta. Le opportunità sono davvero molte però bisogna darsi da fare.

Criminalità e immigrazione clandestina: due variabili direttamente proporzionali?
Io sono contro l’immigrazione clandestina non contro quella regolare trattata dalla Prefettura. Sono contrario a far dormire qualche decina di persone sotto
il portale all’ingresso di Porto vecchio e per strada. Sono contro il buonismo di questa città che chiude gli occhi sui mendicanti e sulle persone che delinquono. Userò un termine un po’ forte, tuttavia voglio pulire la città da tutte le scritte e “pulirla” dalla delinquenza.

Cosa lascerebbe invariato di Trieste?
Trieste è la città di Saba, di Joyce, di Svevo…te ne innamori. Io me ne sono innamorato anche perché è una città che mi ha dato tantissimo sia dal punto di vista personale, sia come imprenditore che come sindaco. Insomma, non ci sono molti sindaci in Italia che sono al terzo mandato! Capisco Saba, quando nella sua poesia parlava di questi magici angoli della città. La sua vocazione internazionale, la capacità di guardare al futuro e di diventare una capitale d’area, perché lo è. Questo è ciò che lascerei invariato.

E cosa che cambierebbe?

Le dirò una cosa, Trieste è talmente permeata di cultura e di angoli meravigliosi che…Abbiamo cambiato molto in precedenza, come quel 10 luglio del 2010 quando ho portato i tre presidenti di Italia, Slovenia e Croazia al concerto di Muti. Abbiamo cambiato molto di quella città che a volte ricordava un po’ troppo il Novecento, quel Novecento di tragedie con la Prima Guerra mondiale, la Seconda, la Risiera, le Foibe… Vorrei che la città guardasse avanti e non più a quei drammi.