Trieste, Gioco del rispetto: parla Stefano Fontana

In questi giorni è scoppiata una polemica su l’iniziativa della Regione FVG  (sin dal 2013) e poi del Comune di Trieste dal titolo “Il gioco del rispetto”, il quale è stato attaccato dal suo giornale. Ci spiega perché?
Non è esatto dire che “è stato attaccato dal mio giornale”. In questo caso Vita Nuova ha solo dato spazio ai genitori. Sono stati loro a denunciare il gioco. Vita Nuova da molto tempo denuncia la penetrazione dell’ideologia del gender nelle scuole, soprattutto tramite progetti extracurricolari, ma in questo caso ha solo fatto da altoparlante per la giusta reazione del papà di un bambino che frequenta una scuola dell’infanzia del comune di Trieste e che è venuto a conoscenza di un dubbio progetto implementato senza che lui ne sapesse niente.

Il comunicato pubblicato dall’ufficio stampa del Comune di Trieste e firmato dalla vicesindaco Fabiana Martini  spiega chiaramente che l’iniziativa non ha niente a che vedere con la sessualità e che sarà assolutamente facoltativo.
Abbiamo pubblicato subito su Vita Nuova on line il comunicato stampa della Vicensindaco. Oggi, però, abbiamo dato spazio anche alle contestazioni a quel comunicato da parte del genitore che ha fatto scoppiare il caso. Come possono i genitori esentare i propri figli se non sono messi a conoscenza dei progetti e soprattutto se non si chiede il loro consenso? Risulta che la Direzione della scuola materna in questione ha esposto un generico avviso ai genitori solo giorni dopo che era partita la diffida di un papà. Nessuna illustrazione dettagliata del progetto è stata fatta ai genitori, e si badi che il progetto era già in implementazione da mesi, dato che a dicembre gli insegnanti avevano fatto la relativa formazione. Se le cose stanno così, la Vicesindaco non ha spiegato un bel niente, altro che “chiaramente” come dice lei. Quanto poi all’assicurazione che il “gioco del rispetto” non ha niente a che vedere con la sessualità, ciò contrasta con quanto il genitore ha letto e fotografato nel progetto che girava nella scuola. I giornalisti non devono mai dare per scontati i comunicati ufficiali, ma devono verificare i fatti.

Perché pensa che un gioco del genere sia nocivo?
Vita Nuova ha pubblicato un intervento di un genitore il quale si lamentava sia delle procedure seguite dalla scuola frequentata da suo figlio, sia di alcuni contenuti del progetto che lui ha “scoperto” entrando in possesso del testo relativo, senza che nessuno della scuola lo avesse informato. Dal mio punto di vista questo è nocivo, che un genitore debba esporsi per far valere le proprie ragioni, e siccome lo considero tale ho dato spazio alla voce di protesta del papà.

Oggi, purtroppo, tutti i progetti di educazione all’affettività o tesi ad insegnare dinamiche di genere (maschile e femminile) si prestano ad una declinazione nel senso dell’ideologia del genere.

Non pensa che nel 2015 la società italiana sia pronta ad affrontare iniziative di genere con serenità? Perché non aprire un confronto su temi di genere?
L’uso del termine “genere” in questa domanda denota la trascuratezza di una nuova dimensione del problema. Il termine “genere” una volta indicava il genere maschile e femminile e i problemi connessi con le loro relazioni. Il termine genere – o gender – oggi invece denota un’ideologia secondo la quale l’identità sessuale non è un dato di natura ma uno stereotipo sociale da cui liberarsi per poter scegliere liberamente il proprio percorso sessuale. Oggi, purtroppo, tutti i progetti di educazione all’affettività o tesi ad insegnare dinamiche di genere (maschile e femminile) si prestano ad una declinazione nel senso dell’ideologia del genere. Faccio un esempio: se il progetto prevede che i bambini si vestano da bambine e viceversa o che i primi facciano giochi adatti alle seconde e viceversa può sembrare un intervento che insegna le relazioni di genere in modo che bambini e bambine si conoscano a vicenda e si rispettino. Però può anche essere adoperato per insegnare che i generi sono solo convenzioni sociali, sono stereotipi posticci e che una natura umana sessuata in senso maschile o femminile non c’è. Ora, ciò è sbagliato, anche se siamo nel 2015.

Da indiscrezioni sembra che possano partire anche delle azioni legali nei confronti di chi sostiene che il gioco sia un progetto vicino al recente e controverso dibattito sul gender. Cosa ne pensa?
Ho già risposto nella domanda precedente. I progetti di questo tipo si prestano a questa declinazione ed è per questo motivo che non possono essere implementati senza che i genitori lo sappiano e diano il loro consenso. I temi dell’affettività sono temi sensibili e oggi lo sono soprattutto quelli relativi al genere e le istituzioni non hanno diritto di entrare nella sfera della maturazione dei bambini a gamba tesa.

La Chiesa si basa sulla parola del Vangelo. La missione sociale di questa istituzione non dovrebbe essere quella di comprendere e di rispettare, di amare e di porgere l’altra guancia?
Non capisco cosa c’entri questa domanda. Proteggere i bambini, esercitare il ruolo di genitori interessandosi di quello che viene insegnato ai nostri figli, chiedere di essere consultati quando si attuano progetti che toccano corde molto sensibili della formazione personale, rivendicare, come genitori, un primato nella responsabilità educativa dei figli … sarebbe in contrasto con porgere l’altra guancia? Il Vangelo insegnerebbe a fare il contrario?

Credits Foto: Luca Tedeschi