Trieste e l’area del Porto Vecchio

Il tema della riconversione del Porto Vecchio di Trieste è uno degli argomenti più discussi sugli sviluppi urbanistici della città da più di tre decadi.

Da quando se ne parla ha sempre diviso la città per la complessità della sua natura e per i progetti e interessi legati alla sua gestione: dallo spostamento o meno della zona franca, passando per la conversione degli spazi portuali a destinazioni diverse, al grado di permeabilità con la città. Capire la natura del Porto Vecchio significa comprendere la città moderna di inizio Novecento dove la ricchezza della città era legata alle infrastrutture della modernità. Il riprogetto delle infrastrutture dismesse, entro i limiti del territorio urbano, rappresentano l’occasione di un rinnovamento per la città contemporanea.

Progettare l’area di un porto dismesso, oggi, significa confrontarsi con esperienze passate che mostrano come l’approccio a queste aree possa essere sempre diverso. Tale attività pianificatoria è una pratica molto complessa; si deve tenere conto della memoria storica e specificità di questi luoghi, serve stabilire nuove relazioni tra un territorio già antropizzato e il mare ed è necessario comprendere le esigenze della città preesistente. Sono da instaurare sulla linea di costa relazioni e nuove tensioni sul bordo terra acqua. L’infrastruttura portuale dismesssa di Trieste è attigua alla città ma allo stesso tempo recintata, inaccessibile ed abbandonata. Attualmente il Porto Vecchio interrompe in quell’area il contatto della città abitata con il mare. La lunghezza della linea di costa del Porto Vecchio è di pari dimensioni dell’attuale fronte mare del centro storico di Trieste. Si estende dal centro città, in prossimità del molo IV, vicino al Canal Grande dove un tempo si trovava il cuore della città commerciale, fino a Barcola.

La linea di costa che ospita il Porto Vecchio si sviluppa di volta in volta in modo diverso, assumendo varie forme, alcune antropizzate: i moli, la piattaforma logistica, il bacino per il riparo di imbarcazioni; altre, nel tratto prima del terrapieno, ancora non modellate per un utilizzo funzionale. A mare sono presenti fondali profondi nella zona portuale e fondali che degradano lentamente in quella parte non costruita. A monte il perimetro è a contatto con la linea ferroviaria, con la stazione Centrale di Trieste e con il viale Miramare che attualmente creano una netta cesura tra l’area e il resto della città. La linea di costa viene anche intesa come il luogo di diverse attività, classificabili in: aree portuali, aree di waterfront urbano, spiagge private, zone turistiche, aree balneari ed il parco sul mare di Barcola e Miramare.

L’attuale waterfront urbano di Trieste è un arco di costa molto ridotto rispetto alle potenzialità di affaccio sul mare della città quando sarà inglobata la linea di costa del Porto Vecchio. Abbattuto il recinto inaccessibile del Porto Vecchio si creeranno nuove dinamiche urbane compresa la rigenerazione dei quartieri e rioni attigui. L’intervento di valorizzazione urbana non si fermerebbe all’area del Porto Vecchio in quanto si innescherebbero ulteriori processi di rigenerazione e rilancio immobiliare nelle aree limitrofe di Piazza della Libertà, viale Miramare, Roiano, Gretta e Barcola. Ciò avverrà grazie ad un attento progetto delle connessioni, i percorsi e i collegamenti tra l’area d’intervento e la città preesistente.

L’unione al waterfront di Trieste della linea di costa del Porto Vecchio permetterebbe di avere una lunga promenade sul mare estesa in un unico sistema dal centro città sino a Miramare. La linea di costa da Barcola a Miramare, anche se non è stata concepita integralmente per essere un lungomare balneare, d’estate diventa il luogo della balneazione pubblica. Un altro aspetto da non sottovalutare è la dimensione del Porto Vecchio. Tutti sanno che è grande, ma sappiamo veramente quanto? Le aree attualmente più densamente popolate della città di Trieste sono il centro storico e la “città vecchia” ed i tre borghi: Teresiano, Franceschino e Giuseppino. Le dimensioni del Porto Vecchio, simili a quelle del limitrofo centro storico di Trieste, rendono quest’area estremamente preziosa per le potenzialità di sviluppo e rilancio ma ne rendono altrettanto difficile e oneroso l’intervento.

La densità del costruito mette in luce la caratteristica particolarità insediativa del Porto Vecchio rispetto al resto della città. L’immagine dei pieni e i vuoti del Porto Vecchio accostata a quella dei borghi storici mostra quanto la città sia più densamente edificata. Si coglie a prima vista come l’area del Porto Vecchio abbia un rapporto molto alto di spazio vuoto rispetto al pieno. Date tali caratteristiche, il progetto del Porto Vecchio non può non nascere dal ridisegno degli spazi pubblici esterni. La presenza di questi spazi interstiziali enormi tra i magazzini storici è un’opportunità per realizzare una nuova idea di città contemporanea, insediata nella preesistenza storica. Questi spazi esterni potrebbero essere progettati come una rete strutturale di corridoi verdi, fungendo anche da polmone verde della città e contemporaneamente luogo per il tempo libero ed attrezzato al turismo. I nuovi corridoi verdi urbani che si andrebbero a creare nel vuoto tra i magazzini diventerebbero il nuovo parco urbano lineare ed un asse di viabilità volto ad unire il centro città agli spazi della balneazione. I viali tra i magazzini quindi sarebbero caratterizzati dalla presenza di strade carrabili suddivise dalle aree ciclo pedonali.

La nuova viabilità andrebbe progettata con nodi di interscambio efficaci e dotati di parcheggi pubblici per incentivare l’uso dei mezzi di trasporto pubblici e quelli sostenibili. Quindi si sottolinea l’importanza della comprensione del luogo per la nascita del progetto che è l’occasione per innescare un meccanismo di rigenerazione urbana all’insegna della sostenibilità, del turismo e dell’innovazione, sia nei suoi spazi esterni, che negli edifici da restaurare e quelli di nuova costruzione; dovrà nascere nell’ottica del risparmio energetico e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

L’intervento unitario può diventare così un esempio di riqualificazione urbana contemporanea concepito secondo le regole dell’efficienza energetica; la trasformazione di un’infrastruttura dismessa in green city. L’intervento sulla linea di costa può far ripartire una parte dell’economia cittadina con attività turistico-nautiche e diportistiche nell’area già attrezzata da moli e bacini e attività ricreative e ricettive in quella porzione di terra dopo l’attuale area portuale. Quest’area non urbanizzata all’interno del Porto Vecchio che comprende il terrapieno, è lo spazio ideale per una riqualificazione della linea di costa attrezzata per la balneazione volta allo sviluppo turistico della città.

A cura di arch. Oliver Fabi e arch. Enrica Zanon