Trieste citta’ tra le capitali della cinematografia internazionale.

“In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”
Questa battuta nasce dal genio di Orson Welles, mentre interpreta un personaggio de ‘Il terzo uomo’, famoso film noir diretto da Carol Reed nel 1949.

Come accade spesso, il giudizio di un osservatore esterno centra il bersaglio meglio di chi vive una vicenda dall’interno: le stagioni più oscure e travagliate della storia italiana hanno visto la nascita di grandi geni e di stupende opere d’arte. In questo contesto la città di Trieste non fa eccezione: dalla preistoria attraversa i millenni tra guerre, contese internazionali, colonizzazioni ed occupazioni, giungendo al presente con un aspetto stupendo, un vero gioiello incastonato tra l’entroterra europeo e le bellezze del mar Adriatico. Trieste è come un diamante che viene creato dalle enormi tensioni ed intrecci di forze che abitano l’interno della crosta terrestre.

La bellezza della città non si ferma alle splendide architetture liberty, che sorsero nel periodo dello splendore legato ai floridi rapporti mercantili tra il mare e la zona mitteleuropea, ma trova compimento nella sua multiculturalità, condita da diverse religioni e culture che convivono su un piccolissimo territorio.

Dotata di una posizione geografica invidiabile, la città sorge su uno stretto lembo di terra posto tra l’incantevole lungo mare e le scarne colline del Carso. Una varietà incredibile di paesaggi e scorci che fanno la fortuna dei suoi cittadini e che ingolosisce chi fa del paesaggio una componente fondamentale per la propria arte: è per questo che Trieste viene usata ormai da decenni come set cinematografico da case di produzione sia estere che italiane.

Oggi Trieste vive l’inizio di una nuova età dell’oro che presto la porterà ad essere una delle capitali della cinematografia internazionale; gli antecedenti non le mancano. Forse non tutti sanno che la pellicola delle macchine da presa registrava la città fin dagli albori del secolo passato. Questo ruolo da protagonista le fu tolto con la nascita di Cinecittà, il cui avvento diede inizio alla tendenza di girare tutti i film nella capitale: questo ‘dualismo’ trova oggi nuova linfa grazie allo sfortunato periodo di crisi che sta vivendo la famosissima città del cinema. Nonostante l’indiscussa supremazia della città, che diede vita all’opera dei padri del cinema mondiale, Trieste ha sempre attratto l’attenzione di grandi registi ed operatori del settore, in quanto è colma di scenografie naturali ed architettoniche illuminate da una luce che non ha pari.

Nel recente passato un grande regista come Visconti scelse la vecchia stazione di Campo Marzio come set per una scena di “Morte a Venezia”, e pochi anni dopo Francis Ford Coppola utilizzò la vecchia Pescheria Centrale (Il Salone degli Incanti) per simulare la stazione marittima di New York, meta dei migranti ne “Il Padrino, parte II”. Nei giorni nostri Trieste è stata usata come set per “Svet je velik in resitev se skriva za vogalom” (‘Il Mondo è grande e la Salvezza è in agguato dietro l’angolo”) di Stephan Komandarev, film coprodotto tra Bulgaria, Slovenia, Germania ed Ungheria, candidato agli Oscar 2010 come miglior film straniero, e quasi quotidianamente viene scelta dal mondo della pubblicità e della fiction televisiva, conquistando la vetta con prodotti Rai come ‘C’era una volta la città dei matti’.

Questi sono solo gli esempi più noti della duttilità scenografica che Trieste offre alla creatività dei cantastorie moderni, ma siamo solo all’inizio: oggi la città apre l’accesso a nuovi luoghi interessanti per la cinematografia contemporanea, come l’affascinante spazio del Porto vecchio, territorio cittadino che finalmente è stato riconquistato dai triestini.

Oltre alle sue doti naturali non bisogna dimenticare che Trieste è colma di giovani e più esperti professionisti che posso dare molto alla settima arte, non basta lo spazio per citarli tutti: artisti di make up, fotografia, montatori ed abilissimi scenografi.
La fortuna delle produzioni che scelgono il nostro capoluogo non si limita al materiale naturale ed umano ma trova negli amministratori compiacenza ed aiuto, il lavoro di Friuli Venezia Giulia Film Commission testimonia come sia facile e conveniente portare i set in città, mentre il Comune ed il tessuto cittadino dimostrano una grande capacità di venire incontro alle esigenze dei cineasti che a volte invadono il centro suscitando l’educata ammirazione dei passanti.

Oltre ad augurarci l’ampliamento dell’esperienza di ‘Trieste Film Festival’ possiamo proporre l’idea di dedicare una settimana a tutti i giovani filmmakers che potrebbero sperimentare liberamente la loro arte tra la vie cittadine. Sarebbe una grande occasione per ottenere un’ulteriore vivacizzazione della città assieme ad un garantito ritorno economico per gli esercenti, e chissà, magari si potrebbe dare una possibilità ad un nuovo, giovane Orson Welles.

Sito correlato: triestefilmfestival.it