Transnistria: un’enclave russofona della Moldova nella morsa della crisi

La Transnistria (PMR in russo, Pridnestrovskaia Moldavskaia Respublika) è un nuovo ed emergente Paese del Sud-Est Europa, posto tra la Moldova e l’Ucraina. La lingua ufficiale della Transnistria è il russo mentre la stragrande maggioranza delle scuole insegnano l’alfabeto cirillico invece dell’alfabeto latino usato nel resto del Paese. Recentemente la Transnistria ha adottato la legislazione russa, un chiaro segnale della preferenza della regione per l’adesione all’Unione doganale di Mosca e alla valuta corrente, il rublo dnistriano, ma anche un riferimento altrettanto chiaro del ‘sentiment’ che si respira in questa piccola regione.

Transnistria, è una ‘repubblica fantasma’ come viene dipinta da una certa stampa occidentale per il mancato riconoscimento in ambito internazionale o una consolidata entità politica dopo la secessione dalla Moldova consumata nel lontano 1991? Transnistria e Gagauzia – un’altra enclave russofona nel meridione della Moldova – aderiscono con Abkhazia e Ossezia del Sud alla ristretta cerchia degli Stati di fatto, ovvero entità politiche che hanno raggiunto una duratura sovranità interna, ma prive di sovranità esterna nel sistema internazionale. Da uno sguardo attento sull’area geografica che si affaccia sul Mar Nero non può sfuggire che questi altri “Stati”, con la Crimea che aderisce alla Russia, potranno unirsi alla Russia o continuare come Stati di fatto, e questo sviluppo crea un corridoio, una zona cuscinetto o una frontiera sul Mar Nero settentrionale. Non è un caso che il parlamento della Transnistria abbia inviato nel 2014 una proposta alla Duma di Stato russa per chiedere una legislazione russa per l’adesione della repubblica separatista alla Russia. Il documento è una risposta al nuovo progetto di legge della Russia per facilitare l’adesione di nuovi soggetti alla Federazione.

Per un osservatore esterno l’esistenza delle due repubbliche divise dal fiume Dniester (Nistro, italianizzato) è difficilmente comprensibile dopo 24 anni di controversie a partire dalla secessione del 1991. La tensione tra i loro rapporti  appare sempre più nel tempo razionalmente insostenibile e cessa di avere oggi una sua qualche residua giustificazione, alla luce dell’attuale crisi economica senza precedenti che ha investito soprattutto la Transnistria.

La situazione economica in Russia, notevolmente peggiorata dopo le sanzioni contro Mosca introdotte dall’Occidente per il sostegno ai ribelli in Donbas, si è riverberata drammaticamente sulla fragile economia della Transnistria che sopravvive grazie al sostegno di Mosca. La recessione ulteriormente accelerata dalla diminuzione su scala mondiale dei prezzi del petrolio, la svalutazione del rublo e il divieto russo sulle importazioni di prodotti alimentari dagli Stati Uniti e l’Unione Europea, hanno aggravato di riflesso la crisi nel piccolo Paese, che conta una popolazione di poco più di 500.000 abitanti. Un chiaro segnale di questa delicata situazione economica, proviene dalla decisione delle autorità locali di ridurre a partire dal 1° marzo 2015 gli stipendi e le già misere pensioni (l’equivalente in media di poco più di 100 euro) del 30 per cento. Ai manifestanti che hanno apertamente contestato il governo locale per le condizioni di vita rese ancor più difficili dopo il corposo taglio ai loro assegni, l’Amministrazione ha risposto che verranno restituiti gli importi defalcati quando la situazione economica si sarà stabilizzata. Dall’inizio di quest’anno, i residenti di Transnistria pagano due volte tanto per i servizi sanitari. In precedenza, l’Amministrazione di Tiraspol aveva annunciato un possibile aumento del 30 per cento delle tariffe per l’energia elettrica e il 6 per cento per il gas naturale. È notizia recente che quest’anno le spese nel bilancio regionale della Transnistria supereranno di quattro volte le entrate. Per questo, dall’inizio di quest’anno, l’Amministrazione ha ridotto il finanziamento alle istituzioni sociali, compresi i servizi e gli orfanotrofi e  la gente avverte sulla propria pelle che le condizioni di vita sono molto peggiori anche rispetto al 2006, quando è entrato in funzione il “blocco economico”.

Un altro dato che fa riflettere sull’allarmante stato di debolezza della regione è che le spese per il nuovo censimento della popolazione in Transnistria previsto per il mese di ottobre, sarà finanziato dalla Russia. Secondo una dichiarazione pubblicata sul sito del Soviet supremo di Tiraspol, il governo locale non ha soldi per far fronte alle spese di questo evento. Il censimento precedente si è tenuto nel 2004 e secondo i dati di 11 anni fa, i distretti della sponda orientale del Nistro sono abitati da oltre 550 mila persone.

In questo quadro a tinte fosche, si comprende perché la grave situazione economica in Russia e in Ucraina abbia reso non più redditizie le relazioni commerciali della regione con questi Paesi e questo spiega perché alcune importanti aziende locali siano nel frattempo fallite. D’altro canto, Mosca stessa sembra essere consapevole del fatto che le sole opportunità commerciali della regione siano con l’UE e che la reintegrazione con la Moldova appaia l’unica possibilità per la sua sopravvivenza, anche se non farà nulla per incentivare questa apertura. Del resto, un deputato regionale Dmitry Soin, in un’intervista a “Nezavisimaya Gazeta”, un giornale indipendente russo, ha fatto capire che poiché  la crisi nella regione ha raggiunto un livello senza precedenti l’avvicinamento all’UE è l’unica strada praticabile per la Transnistria se vuol salvare sé stessa, abbandonando temporaneamente il mercato euroasiatico a favore di quello europeo. In tal modo, la regione beneficerà di preferenze commerciali con l’UE fino al 1° gennaio 2016. Da quel giorno, si applicheranno altre regole e se la Transnistria le accetterà, le merci della regione arriveranno di nuovo sul mercato europeo. “Questo, tuttavia, non mancherà di suscitare il malcontento di Mosca. ma la situazione attuale richiede che Tiraspol ricerchi soluzioni e modi diversi per sopravvivere” ha concluso Soin, lasciando intendere che il legame con Mosca è profondo e che un divorzio dalla linea economica perseguita dal governo della regione sarebbe solo temporaneo, congelato fino superamento della grave crisi economica.

I colloqui per risolvere il conflitto in Transnistria nell’ambito 5+2 (Russia, Moldavia, Transnistria, Ucraina, OSCE e osservatori di UE e USA) in programma per il 21 aprile 2015 a Vienna non hanno ancora una volta sortito esito positivo. La riunione informale è stata la prima tra i mediatori, gli osservatori e le parti direttamente coinvolte nel conflitto, dopo una pausa di oltre un anno e mezzo nelle trattative. In relazione alla sicurezza l’UE e la Russia continuano a collaborare alla risoluzione del conflitto in Transnistria. La cooperazione potrebbe comprendere un impegno congiunto UE-Russia che garantirebbe una transizione graduale della situazione attuale ad una fase finale. La ripresa dei negoziati ad aprile di quest’anno in Austria lascia intendere che il processo di risoluzione del conflitto Moldova-Transnistria si concentra principalmente su misure di fiducia e questo significa che gli aspetti politici della risoluzione, ad esempio uno status reciprocamente accettato della Transnistria, non vengono ancora toccati. La sensazione è che non vi siano stati finora  tentativi convincenti nel compiere passi concreti sui problemi ai quali le parti in conflitto sono interessate. Dalla breve guerra separatista esplosa in Moldavia nel 1991, la Transnistria ospita un presidio di “peacekeeping” di circa 1500 miliziani russi. Una possibilità non tanto velata è che in un futuro non troppo lontano la Russia possa comprendere Odessa nella “cintura di sicurezza” che presumibilmente si estenderà dalla Crimea alla Transnistria. Del resto dopo le recenti elezioni di  fine 2014 in Moldova, l’appetito per l’integrazione europea tra i 3,5 milioni di abitanti s’è indebolito, e le elezioni parlamentari hanno riportato nella coalizione di governo il partito comunista filo-russo, che è stato costretto a cedere la guida del Paese nel 2009. La Moldova rientra nella politica di vicinato dell’UE, priva dell’esplicita promessa di adesione, simile a quelle fatte ai Paesi dei Balcani occidentali. E per uno Stato come la Moldova che ha da tempo problemi interni di convivenza con le due enclavi – Gagauzia e Transnistria, è vietato compiere passi falsi.