Tra Expo-latria ed Expo-fobia: considerazioni di metodo

Da alcuni giorni è iniziato a Milano (ma non solo) l’evento di EXPO 2015, la grande esposizione universale.

Sui giornali abbiamo assistito al consueto ballo di dichiarazioni tra chi pensa che Expo Milano sarà la panacea di tutti i mali, che sarà finalmente il punto di ripartenza dell’economia italiana dopo anni di stagnazione e di crisi e invece chi pensa che Expo è proprio il risultato perverso di un’umanità e società malata e corrotta, che trova in questa manifestazione ulteriore celebrazione.

Mi sembrano entrambe posizioni ideologiche. Per questo vorrei in questo articolo fare alcune considerazioni di metodo.

Innanzitutto che è difficile parlare di una cosa se non la si è vista ed esperita in prima persona. Quindi spero che ciascuno di noi abbia il tempo e la voglia di “metterci il naso” e poi poter giudicare dopo averne fatto esperienza. Non si può sempre parlare per pregiudizi e per “partito preso”. Occorre avere l’umiltà di entrare in una questione e approfondirla.

Certo, pensare che un evento sul tema della nutrizione sia accessibile solo a qualcuno che ha almeno 40 euro in tasca da bruciare in una giornata, è già un punto limitante la questione. Un povero non potrà mai andare ad Expo, e forse neanche un pensionato che arriva giusto a fine mese con la minima… e già questo dice un po’ del rischio dell’evento: si parla di nutrire il pianeta, ma intanto ne possono parlare coloro che sul pianeta stanno (abbastanza) bene.

Ecco perché hanno grande significato le parole di Papa Francesco nel messaggio inviato il 1° maggio all’apertura di EXPO Milano: «Sono grato per la possibilità di unire la mia voce a quelle di quanti siete convenuti per questa inaugurazione. È la voce del Vescovo di Roma, che parla a nome del popolo di Dio pellegrino nel mondo intero; è la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Vorrei farmi portavoce di tutti questi nostri fratelli e sorelle, cristiani e anche non cristiani, che Dio ama come figli e per i quali ha dato la vita, ha spezzato il pane che è la carne del suo Figlio fatto uomo. (…) In particolare, ci riunisce il tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale… purché non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi – ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva».

Il Papa ricorda a coloro che andranno ad EXPO che ci sono un sacco di persone che non potranno neppure accedervi, ma che di esse si parla quando si tratta il tema della nutrizione.

Nello stesso tempo mette in guardia dal rischio che ci si nasconda dietro le parole, che il tema di EXPO sia appunto un bel tema per “fare una bella fiera”, ma poi in realtà non si abbia il coraggio di cambiare il cuore, di convertirci a pratiche buone e consapevoli che cambino il mondo a partire dalle piccole scelte quotidiane di ciascuno.

Ecco la seconda considerazione di metodo. EXPO è uno strumento. Non è la panacea di tutti i mali da idolatrare né la reincarnazione del Male assoluto da demonizzare. È uno strumento, un’occasione. E come tutte le occasioni che capitano al mondo possono essere luoghi di umanizzazione, di crescita personale e collettiva o di ipocrita evasione e spreco.

EXPO è e sarà ciò che gli uomini e le donne faranno di questo evento lungo sei mesi. Sarà positivo se sarà un’occasione di incontro, di scambio di informazioni, per allargare la nostra conoscenza, per capire i risvolti dei vari problemi e la consapevolezza di come posso cambiare il mondo già a partire dalle piccole scelte alimentari di ogni giorno. Sarà invece un’occasione persa se diventerà solo un pretesto per l’ennesimo luna park di distrazione di massa di cui certamente non sentiamo il bisogno.

Expo è uno strumento e solo tra sei mesi potremo dire che cosa ne abbiamo fatto di esso. Resta già certamente l’ammirazione per quando l’intelligenza umana è riuscita a creare nell’architettura di questi padiglioni: certo che se le nostre città fossero progettate con un po’ della cura estetica che troviamo in Expo forse non avremmo assistito anche nella nostra città alla costruzione di certi eco-mostri di cemento in cui la gente è costretta a vivere nel brutto e nello scadente.

Restano aperte tante questioni e contraddizioni: come si possa parlare di questioni ambientali e di cibo in un Expo in cui sono presenti anche le multinazionali che spesso hanno causato con le loro pratiche la nascita di profonde ingiustizie in questo campo.

In realtà Expo è un po’ lo specchio del mondo di oggi nel bene e nel male. Ed è questa l’ultima mia considerazione. Expo non è né da idolatrare né da demonizzare, perché è semplicemente figlia della nostra società, e quindi porta in sé la bellezza e i rischi di questo nostro tempo.

Non farne i conti significa perdere un punto di vista significativo che ci viene offerto per leggere il mondo di oggi; invece bruciare una città per contestare EXPO significa perdere ogni argomento valido per poter anche non essere d’accordo a un evento del genere. E se contestare significa distruggere le auto di persone che non c’entrano nulla e mettere a ferro e fuoco una città, questo dice già la pochezza di certi gruppi che si credono “il nuovo che avanza”, anche a livello sociale e politico.

Così continua il Papa nel suo messaggio ad Expo: «Il “paradosso dell’abbondanza” – espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio alla FAO (Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) – persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Anche la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo “paradosso dell’abbondanza”, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono di fame nel mondo.

E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale: quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande la loro responsabilità. Il mio auspicio è che questa esperienza permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare».

Tra sei mesi potremo trarre qualche conclusione su Expo.

Per ora proviamo ad entrare con intelligenza in questo evento e poter allargare la nostra conoscenza delle tematiche che ci vengono proposte. Io farò lo stesso e a novembre, da queste stesse colonne, ne riparleremo.