Tommaso Labate: avere trentacinque anni in via Solferino

In un momento storico particolarmente difficile, in cui i giovani cercano di trovare il proprio posto nel mondo, decidiamo di incontrare un giovane e brillante giornalista del Corriere della Sera per parlare del suo lavoro e raccogliere consigli.

Sul suo blog ho letto che inizia a scrivere a 22 anni. Cos’è cambiato nel mestiere del giornalista da allora?

Innanzitutto le possibilità di accesso. La crisi del comparto editoria, che secondo me è tutt’altro che irreversibile, rende difficilissimo l’accesso anche ai più bravi. Serve un’inversione di tendenza. E, ne sono certo, arriverà.

Giornalista e commentatore politico. È la politica che ha scelto lei o è lei che ha scelto la politica?

Entrambe le cose. Diciamo che sono troppo di parte per occuparmi di calcio. Con la politica, invece, ho maturato un certo distacco.

Parlare di politica è un po’ come passare su un campo minato: c’è il rischio di pestare l’ordigno e saltare per aria. A lei è mai successo di non andare a genio a qualcuno?

Tantissime volte. Soprattutto a qualche vecchio leader del centrosinistra.

Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa del 2014, l’Italia occupa appena il sessantaquattresimo posto posizionandosi tra i Paesi dove la stampa è parzialmente libera, insieme al Cile, alle isole Nauru e alla Namibia. Lei ha mai subito censure?

So che sembra incredibile, ma la risposta è no. Anche per questo credo poco alle classifiche mondiali sulla libertà di stampa.

L’editoria è in forte crisi da anni ormai e molti hanno deciso di passare dalla carta stampata al web. La nostra rivista invece ha percorso la strada al contrario. Scelta azzardata o coraggiosa?

Entrambe. Azzardata e anche coraggiosa. In bocca al lupo, ne avete bisogno.

Internet è sicuramente uno potente strumento di comunicazione soprattutto perché molto democratico. Basta avere una connessione e si possono esprimere liberamente le proprie opinioni. Non c’è il rischio che proliferino in maniera indiscriminata siti d’informazione o giornali, ricchi di contenuti ma poveri di qualità?

Internet aumenta a dismisura sia la concorrenza che la competizione. Per questo il rischio che qualcuno giochi sporco, con notizie false o non verificate, aumenta. L’unico metro per valutare e valutarsi è l’autorevolezza. E quella te la conferiscono i lettori.

Dice di sé che è «Tifoso dell’Inter (…) lo è da sempre. Dall’epoca in cui, ad appena due anni, non faceva un passo senza il mangiadischi». Una descrizione deduco sia un grande amante del calcio. Facciamo finta che giovedì 19 febbraio il Questore di Roma si fosse chiamato Tommaso Labate. Cosa avrebbe disposto nei confronti dei tifosi del Feyenoord che hanno provocato gravi danni alla Fontana della Barcaccia (tra l’altro, da poco restaurata) e messo a ferro e fuoco Piazza di Spagna e i dintorni?

Servono dei chiari piani d’azione. Non è possibile che per una manifestazione politica ci si muova come in guerra e per una partita di calcio no. A Roma, la mia idea è istituire le “fan zone”, come si fa all’estero, fuori città. E poi tutti insieme scortati allo stadio all’ora della partita.

Il calcio, soprattutto quello italiano, è un forte catalizzatore di denaro e mi riferisco in particolare agli aspetti grigi della questione come gli scandali sulle scommesse per le partite e sui risultati truccati. Eppure i tifosi non sembrano affatto delusi dal “presunto” coinvolgimento di alcuni dei loro idoli calcistici, come Buffon, per esempio. Come mai? 

Siamo un popolo di tifosi. Nel bene e, soprattutto, nel male.

Lei è un giornalista giovane e brillante e oggi possiamo leggerla, tra gli altri, sul Corriere della Sera. Quale consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che vuole intraprendere questa carriera? Basta la passione, o solo d’amore non si vive?

Insistere, ma solo se c’è la passione vera. Altrimenti è meglio demordere. Ma se quella passione c’è, mai mollare.

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