The Italian Lab: design urbano di qualità

Marco Vivan ci presenta l’outdoor reinterpretato in un modo del tutto orginale

La delicatezza della pelle, la concretezza del cemento: aspetti che possono sembrare contrastanti tra loro, ma che trovano una commistione ideale nei prodotti di The Italian Lab. L’azienda di Pordenone, che produce e commercializza elementi di arredo urbano e contenitori per la raccolta differenziata, riesce a coniugare l’estetica con la praticità in maniera sublime. La mission? Poter rendere le strade ed i parchi delle città al pari dei salotti di chi le abita, con prodotti di qualità e di design di altissimo livello. Marco Vivan è il volto di questa realtà, che si è aperta a Genius People Magazine in tutti i propri aspetti e peculiarità.

Marco, da dove hai iniziato?

La mia storia parte da Venezia, la città in cui sono nato; ho sempre fatto l’imprenditore nel settore dell’arredo per spazi pubblici e dei contenitori per la raccolta differenziata, un campo in cui sono attivo da sedici anni.

Che cos’è esattamente The Italian Lab?

The Italian Lab è un mio progetto, partito da un anno: insieme ad altri due soci abbiamo lanciato questo brand che vuole portare una nuova filosofia del design sugli arredi. Ci ho messo del mio, dato che oltre ad essere manager, sono anche designer di alcuni degli elementi che proponiamo: cerchiamo di realizzare dei prodotti che possano rendere le strade ed i parchi come dei salotti di casa nostra, pur essendo oggetti da esterno. Abbiamo avuto dei buoni riscontri, partecipando in maniera massiccia a quasi tutte le manifestazioni dedicate al design: dalla Design Week di Pordenone, organizzata da ISIA Roma Design, università madre di questo campo in Italia, passando per il Fuori Salone dove abbiamo uno show-room permanente in zona Brera. Siamo presenti a Portopiccolo nell’ambito di Design Zone e, a fine maggio, abbiamo partecipato alla Clerckenwell Design Week di Londra, nel distretto londinese del design.

Il vostro sviluppo aziendale, attualmente, che cosa propone?
Come azienda, abbiamo uno show-room a Milano, uno a Toronto, uno ad Adelaide e, a settembre, ne apriremo uno nel Middle East: il mercato estero, per noi, è molto importante. La nostra azienda esporta l’80% dell’intera produzione, proprio perchè la filosofia è quella di esportare il nostro Made In Italy: noi facciamo tutto direttamente in Italia, con due stabilimenti; uno di questi si occupa della produzione delle parti in acciaio, mentre l’altro è dedicato al nostro cemento UHPC.

UHPC: sembra uno scioglilingua, invece si tratta di uno dei prodotti di punta di The Italian Lab, vero?
La sigla sta per Ultra High Performance Concrete: è un cemento ad altissime prestazioni, che ci serve per l’arredo urbano e per rivestimenti, fino ad arrivare alle facciate esterne per il mondo dell’architettura; vi basti pensare che, con questo materiale, abbiamo prodotto i pannelli decorativi esterni della villa privata del Primo Ministro del Kazakistan. Stiamo parlando di una struttura di quattromila metri quadrati. Lo abbiamo lanciato all’inizio dell’anno e abbiamo dato ancora più valore ai nostri prodotti con una finitura “effetto pelle”, inoltre possiede aspetti tecnici come l’impermeabilità, l’elevata durabilità, i colori personalizzabili e la grande resistenza.

Hai detto che lavorate molto con l’estero: quali sono le prossime tappe?

The Italian Lab è una realtà nuova, ma siamo già riusciti a chiudere accordi su ventidue paesi nel mondo con rivenditori esclusivisti, probabilmente perchè il design proposto è molto interessante. L’obiettivo è quello di riuscire ad arrivare su mercati come il Sud America o l’Africa, con progetti verso la Nigeria, il Congo, il Camerun o l’Angola: posti in cui, attualmente, non siamo presenti.

The Italian Lab non si ferma di certo qui: che obiettivi avete, in quanto a prodotti?
Lo sviluppo dei prodotti è legato al cemento: attualmente facciamo solo outdoor, mentre nel prossimo futuro cercheremo di creare una linea di pannelli decorativi per interni ed esterni che ci diano la possibilità di diffondere il Made In Italy di qualità in tutto il mondo. L’intuizionedi personalizzare la texture con l’effetto pelle mi è venuta perchè, a mio modo di vedere, non c’è cosa più elegante di questo materiale, ma il bello è che abbiamo riprodotto per l’esterno questo effetto con un materiale che ha una grande durabilità. Altra novità sarà la produzione di sedute disegnate da Zaha Hadid.

Sei il manager dell’azienda, ma anche il designer: insomma, hai un ruolo di responsabilità. Che caratteristica deve avere una persona come te, per veicolare al meglio il marchio?

Io curo le relazioni con i nostri distributori, li cerco nei vari paesi e trasmetto loro le nostre emozioni e le nostre sensazioni; questo perchè il prodotto deve piacere. Ci sono paesi che magari non riescono a recepire molto bene il concept dei nostri prodotti, questo viene però bilanciato dall’interesse generale di altre zone. Non per niente, in un anno e mezzo, come dicevo prima abbiamo coperto buona parte del mondo: quando si ha a che fare con l’estero, l’importante è trasmettere fiducia e serietà aziendale, oltre che trasparenza. I rapporti umani sono fondamentali, bisogna essere onesti: purtroppo, nella molteplicità di persone che vanno in giro per il mondo, non sempre ci sono esempi virtuosi e per questo è necessario cercare di essere il più seri possibile.

Perché una persona dovrebbe scegliere The Italian Lab per i suoi arredi urbani?
Noi italiani abbiamo la capacità di creare ed inventarci ma, in più, abbiamo il gusto delle finiture, cosa che all’estero non hanno. The Italian Lab produce tutto in casa: in questa maniera, abbiamo un grande controllo interno, sia di produzione che della qualità.

Parliamo di comunicazione: quanto conta, nel tuo campo, utilizzare questi mezzi?
Ho usato molto i mezzi moderni per diffondere il nostro design: parlo dei social network, che ci hanno fatto riscuotere molti consensi e devo dire che questo ha fatto si che spesso sia stata la gente a venirci a cercare. La comunicazione è fondamentale, ma ovviamente alle spalle ci vuole un’azienda solida, con prodotti di qualità ed un servizio efficiente: sono tutti bravi a “vendere” in internet, ma se poi la tua struttura non è adeguata alla velocità del mercato digitale, ecco che cominciano i problemi. Il web marketing deve essere il primo approccio, poi però ci deve essere la concretezza.