“The country”: magistrale interpretazione di Laura Morante

in foto Laura Morante dal sito laura-morante.net 

È una scrittura nuda e asciutta quella del drammaturgo inglese Martin Crimp, autore di “The country” (andato in scena al Politeama Rossetti dal 6 all’8 dicembre), dove si può parlare per minuti e minuti del nulla, riuscendo comunque a tenere lo spettatore concentrato. E questo grazie anche alla magistrale interpretazione di Laura Morante e Gigio Alberti che, per un’ora e mezza, si lanciano scambievolmente colpi verbali, come in una partita di ping pong.

“Leggendo The Country, dapprima nella bella traduzione di Alessandra Serra, poi nell’originale inglese – scrive Roberto Andò nelle sue note di regia – ho avuto la conferma di un autore di prima grandezza, col dono di una scrittura magistrale. Nella casa in campagna in cui ha convocato i tre personaggi della sua commedia, Corinne, Richard e Rebecca, Martin Crimp muove il mistero a partire da un incidente che fa da antefatto all’azione. Richard ha trovato una giovane donna svenuta per strada e l’ha portata in casa, la moglie Corinne ha il dubbio che lui la conoscesse già e da qui, passo dopo passo, lo spettatore verrà informato che la coppia è da tempo ostaggio di un altro ospite inquietante. Una storia di menzogne, di persone legate da inesplicabili sottomissioni, da torbide attrazioni sbilanciate, una storia d’amore tra un uomo e una donna in attesa di redenzione”.

Tante sono le domande che Corinne si pone attraverso il dialogo con il marito prima e con la donna poi, una sorprendente Stefania Ugomari Di Blas

Cosa fare se il proprio marito porta nel nido familiare, dove da poco vi si è stabiliti per fuggire dalla caotica città, una donna soccorsa per strada? Chi è questa donna? L’amante della città del marito che si è portato dietro o dalla quale si è allontanato?

E queste domande vanno in scena in uno spazio unico: il salotto di una casa di campagna, ricavata da un vecchio granaio. Con un lungo tavolo, dove dietro resta seduta, soprattutto nel primo atto, una Corinne-Morante molto nervosa e agitata che per sfogarsi tagliuzza dei giornali.

Lo spettacolo si sviluppa in quattro gli atti, dove in scena non stanno mai più di due personaggi alla volta.

Il primo atto è di Corinne con il marito dove lei pone alcuni quesiti sulla donna e si chiede il motivo per il quale lui l’abbia condotta fra le mura domestiche. Il secondo vede il confronto tra le due donne, due leonesse in gabbia, se si parla della Morante e della Ugomari Di Blas. Il terzo vede il marito e la donna soccorsa e, infine, nell’ultimo atto si esplica il confronto finale tra la coppia.

Sono tre grandi attori, Morante, Alberti e Ugomari di Blas, e molto celebrati dalla critica, grazie anche alla misurata regia di Andò, che ci dipingono con grande intensità le pieghe di un rapporto lacerato da fittissime schermaglie fra menzogne e dolorose ammissioni.