TFF, al via la 25° edizione

Il Trieste Film Festival, il principale appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro-orientale, è giunto all’importante traguardo del quarto di secolo.

La rassegna, diretta da Annamaria Percavassi e Fabrizio Grosoli, ospita anche quest’anno, dal 17 al 22 gennaio 2014, le sue proiezioni alla Sala Tripcovich e al Teatro Miela di Trieste. E il programma, come di consueto, dà spazio ai tradizionali concorsi internazionali, per lungometraggi, cortometraggi e documentari, nonché a eventi speciali, a omaggi e incontri con pubblico e stampa, questi ultimi al Caffè San Marco.

Apre il festival, il 17 gennaio alla Sala Tripcovich, in anteprima italiana, l’ultimo film di Danis Tanovic (cineasta premiato con l’Oscar nel 2001 per No Man’s Land) dal titolo EPIZODA U ŽIVOTU BERACA ŽELJEZA (Un episodio di un raccoglitore di ferro), una produzione bosniaco, francese, slovena, con la partecipazione anche di Rai Cinema. Il film, ambientato nella Bosnia-Erzegovina, e incentrato sulla storia di una famiglia Rom e sulle discriminazioni che questa minoranza subisce, ha vinto all’ultimo Festival di Berlino il Gran premio della giuria e il Premio per il Miglior attore.

Chiude il Festival, il 22 gennaio alla Sala Tripcovich , WALESA, MAN OF HOPE (Walesa, uomo di speranza), diretto dal grande regista polacco Andrzej Wajda e ispirato alla vita del premio Nobel Lech Walesa. Il film è stato presentato all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e uscirà nelle sale italiane ad aprile. Il biopic, che vede nel cast anche l’italiana Maria Rosaria Omaggio nei panni di Oriana Fallaci, che intervistò Walesa nel suo appartamento di Danzica, rievoca la metamorfosi del protagonista da semplice operaio a leader, controverso e carismatico, di un sindacato di milioni di connazionali.

Nella sei giorni, tre sono i concorsi internazionali che, come ogni anno, presentano, il meglio della produzione dei paesi dell’Europa centro-orientale.

Il Concorso Internazionale Lungometraggi, con tutti i titoli in anteprima italiana, nel quale sono da segnalare: CÂND SE LASA SEARA PESTE BUCUREȘTI SAU METABOLISM (Quando la sera scende su Bucarest o Metabolismo), del rumeno Corneliu Porumboiu, in concorso all’ultimo Festival di Locarno; il film ungherese LE GRAND CAHIER – A NAGY FÜZET (Il Grande Quaderno), che uscirà nelle sale a fine aprile, di János Szász, vincitore del concorso lungometraggi all’ultimo Festival di Karlovy Vary e tratto dall’omonimo romanzo di Ágota Kristóf; PLYNACE WIEZOWCE (Grattacieli galleggianti) del polacco Tomasz Wasilewski che, con il suo primo lungometraggio W Sypialni, era già in concorso lo scorso anno al Trieste Film Festival.

Il Concorso Internazionale Documentari propone quest’anno undici opere, anch’esse in anteprima nazionale. Sono di sicura originalità i documentari: CETRDESMIT DIVI (Quarantadue) della lettone Laila Pakalnina, JUDGMENT IN HUNGARY (Sentenza in Ungheria) dell’ungherese Eszter Hajdú e MAMA EUROPA (Mamma Europa) della slovena Petra Seliškar.

Fra i documentari in concorso, troviamo anche l’italiano THE SPECIAL NEED (L’Amore Secondo Enea) dell’udinese Carlo Zoratti. E’ la storia di ragazzo autistico che vuole fare sesso alla “luce del sole”. Dal momento che l’Italia non offre una soluzione legale al suo desiderio, parte in viaggio per l’Europa, con gli amici Carlo e Alex, per risolvere il problema. Il documentario è stato apprezzato e premiato al Festival di Lipsia.

Fuori concorso, sarà presentato il documentario Parole povere che Francesca Archibugi ha dedicato all’incontro con il noto poeta friulano Pierluigi Cappello.

Sedici sono, inoltre, i cortometraggi selezionati a concorrere al Premio TFF Corti ai quali si aggiunge, come negli ultimi anni, una selezione non competitiva di quindici cortometraggi di animazione, provenienti anch’essi dai paesi dell’Europa centro-orientale.

L’omaggio del Festival è quest’anno dedicato a Sergej Paradzanov, cineasta, pittore, artista visivo e spirito ribelle, nato in Georgia nel 1924. Autore dalla breve, ma folgorante filmografia, vissuto in povertà e perseguitato dal regime, a lui il Trieste Film Festival aveva già dedicato un primo omaggio nella retrospettiva sul cinema ucraino, proiettata nel corso dell’edizione del 1996. Quest’anno, in occasione di due anniversari, il novantesimo dalla sua nascita e il quarantesimo dalla sua prima condanna ai lavori forzati “per traffico di opere d’arte e per omosessualità”, è stato realizzato dal regista armeno Serge Avedikian e dalla regista ucraina Olena Fetisova un biopic che verrà proiettato a Trieste insieme a SAYAT NOVA (Il colore del melograno), opera censurata dal regime, e mai uscita in versione integrale nell’Unione Sovietica, con la quale il regista testimonia il suo amore per l’arte e la letteratura armena.

Dopo il loro debutto lo scorso anno, tornano al festival anche gli Italian screenings, nell’ottica di una continua integrazione tra il Festival e “When East Meets West”. WEMW è inserito, infatti, all’interno delle date del Trieste Film Festival (si svolge dal 20 al 22 gennaio all’Hotel Savoia) e intende offrire una selezione di film italiani ai professionisti del settore e ai potenziali distributori internazionali.

Tra le novità di questa venticinquesima edizione, troviamo Trieste FF Arthouse, realizzata in collaborazione con Sky Arte: una sezione dove arte e cinema s’intrecciano, dando vita a nuove forme d’espressione. Tre i titoli in programma al Miela: PROJECT RAK (Progetto cancro), incentrato sulla figura di Ulay, pioniere della body art, della performance art e della polaroid art; MELTING STREET, della croata Ivana Hrelja, basato sulla performance dell’artista triestina Elisa Vladilo; SHIRLEY – VISIONS OF REALITY (Shirley – Visioni della realtà), invece, ispirato all’opera del pittore Edward Hopper e diretto dal regista austriaco Gustav Deutsch.

E, poi, molti incontri, sul cinema in FVG, ad esempio. O su come vincere un Leone d’Oro, raccontando il reale, con Gianfranco Rosi, autore di SACRO GRA. E, ancora, il Premio Corso Salani, giunto alla quarta edizione e istituito in memoria del cineasta scomparso nel giugno 2010, riservato a opere italiane indipendenti e a basso budget.

Al folto programma si aggiungono, inoltre, lungometraggi fuori concorso, e musica, nella sezione Ai confini del suono, dove l’evento speciale è rappresentato da PUSSY RIOT: A PUNK PRAYER (Pussy riot: una preghiera punk) di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin, un documentario che, girato in sei mesi, racconta la storia di Nadia, Maša e Katia, e della loro preghiera punk che scandalizzerà il potere politico ed ecclesiastico.

E, per concludere, non possiamo tralasciare l’altro evento speciale: 1914-2014 I cento anni della Grande Guerra. Domenica 19 gennaio, alle 10:45, in Sala Tripcovich sarà, infatti, proiettato il film di Mario Monicelli, La Grande Guerra, con a seguire un simpatico brunch cinematografico, presso il bar della sala. E, in pomeriggio, al Miela, sarà proiettato il film, di Gloria De Antoni, I sentieri della gloria, dove lo scomparso Mario Monicelli si sofferma sui luoghi della grande guerra.

www.triestefilmfestival.it