Testa a testa con Andrea Pecile, un migrante di lusso sul campo da basket

C’è chi porta in giro il nome di Trieste nel campo dell’arte, chi lo fa in quello della cultura e chi lo fa all’interno di un rettangolo di ventotto metri per sedici: lo sport è la pallacanestro ed il personaggio in questione è uno dei giocatori che maggiormente hanno “esportato” il verbo del capoluogo regionale in Italia e nel mondo.

Andrea Pecile, trentaquattro anni,cresce nelle giovanili del Don Bosco Trieste e fa il salto nei professionisti quando ancora non è maggiorenne: nel 1996, infatti, approda alla Pallacanestro Gorizia in Serie A2. Prima tappa di una carriera che lo ha poi visto arrivare in A1 e vestire maglie di società come Pesaro, Siena, Avellino fra le altre, ma anche in Spagna con Granada e Lugo. Ha difeso anche i colori della nazionale, sia giovanile che maggiore, ed in quest’ultimo anno ha ottenuto la salvezza in Serie A1 con la Scavolini Pesaro.

“Sunshine”, “Boba”, “California” sono solo alcuni dei soprannomi che lo hanno caratterizzato negli anni: sarà per via di quel carattere solare, quel modo di fare spensierato e alla mano che lo rende uno dei personaggi più attrattivi della pallacanestro nazionale.

 

Genius Online non ha perso l’occasione di intervistarlo, in un periodo di off season che Andrea sta trascorrendo nella sua città natale, Trieste.

 

Raccontaci, prima di tutto, che cosa rappresenta per te il fatto di portare in giro per l’Italia e per il mondo il “verbo” della città di Trieste. 

“Beh, di certo sono molto orgoglioso delle mie origini triestine e credo di portare sempre in giro con me gli ideali di “Viva l’A e po’ bon” e la spensieratezza tipici della nostra città”.

La Spagna è stata una tappa importante della tua carriera: raccontaci le differenze maggiori nello stile di vita e in quello culturale rispetto all’Italia. 

“Credo che la differenza maggiore tra gli spagnoli e noi italiani sia il fatto che loro affrontino con maggior entusiasmo ed energia i problemi della vita, cercando di non piangersi troppo addosso e di non lamentarsi di ogni situazione negativa. In questo sono più solari di noi.”

Hai girato molte città nella tua carriera, ma quale di queste ti è rimasta maggiormente nel cuore? 

“Sicuramente Granada avrà sempre un posto speciale nei miei ricordi e nel mio cuore.”

Sei un triestino che non ha mai avuto occasione di difendere i colori della prima squadra della propria città, al pari di altri grandi playmaker come Gianmarco Pozzecco o Stefano Attruia: come mai? 

“Non si è mai presentata l’occasione giusta per tornare a giocare a Trieste in prima squadra, e gran parte delle giovanili  le ho trascorse al Don Bosco per cui in quegli anni eravamo gli avversari storici della Pallacanestro Trieste ma, ovviamente , nel mercato della pallacanestro viene sempre applicato il detto “mai dire mai”. Anche perché la mia carriera non è certamente ancora finita…”

Hai anche degli importanti trascorsi in maglia azzurra: fra i tanti momenti, si può dire che quello più significativo sia stata la vittoria ai Giochi del Mediterraneo nel 2005? 

“Indubbiamente il tiro da tre punti per la vittoria di quella che tuttora rimane l’ultima medaglia conquistata dalla nazionale maggiore di basket è un ricordo dolcissimo. Ancora adesso ogni tanto riguardo il video dell’ultimo tiro per farmi tornare il sorriso, magari dopo una brutta sconfitta.”

Andrea Pecile ed i suoi hobby: sei un personaggio variopinto e con molte passioni. Puoi raccontarcele? 

“Fin dai miei primi anni a Pesaro (2000-2003) ho creato un mio blog, che si chiama www.andreapecile.it, con diverse rubriche e sezioni e con lo sviluppo delle tecnologie e il passare del tempo l’ho arricchito con più di un centinaio di video, tutti quanti peraltro anche disponibili su Youtube presso il canale apsunshine ; il tutto abbinato al logo “Sunshine” e al motto “Stai sereno …sempre…”. Ma poi ci sono state le “Olimpiadi Delle Clanfe”, con le quali siamo già arrivati alla settima edizione, e i Trieste Tropics ASD (che peraltro oltre al sito internet www.triestetropics.net hanno anche una pagina Facebook dedicata), un’associazione sportiva il cui compito è quello di avvicinare il più possibile i ragazzini alla pratica della pallacanestro e al tempo stesso promuovere quei valori di etica sportiva che riteniamo siano imprescindibili non solo nel mondo dello sport, quanto nella vita in generale.”

Parliamo proprio dell’Olimpiade Dele Clanfe, manifestazione che organizzi annualmente presso uno stabilimento balneare triestino: com’è nata quest’idea? 

“Tutto è nato da un mio video esplicativo di una “clanfa” che ho messo su youtube quando ero in Spagna, e il seguente “corso clanfe Sunshine”.  C’è poi stata una telefonata con Mauro Vascotto, il presidente di Spiz, una onlus di promozione sociale che oltre ad organizzare l’ Olimpiade organizza anche la “Rampigada Santa”; è stata sua l’idea di provare ad organizzare una vera e propria manifestazione in onore di questo nostro caratteristico tuffo, nell’anno delle Olimpiadi di Pechino. Solo che siccome ha avuto un successo strepitoso ci è sembrato giusto farla ogni estate invece che attendere i canonici 4 anni delle Olimpiadi vere e proprie.”

Quando torni a Trieste, non ti dimentichi mai di quelle che sono state le tue “radici”. Proprio per questo, qualche anno fa, hai fondato i “Trieste Tropics”, una società di pallacanestro che si occupa di attività giovanile: vuoi raccontarci qualcosa di questo? 

“I Trieste Tropics sono un’idea: che siano la mia squadra di amici che partecipa ai tornei estivi di Trieste, o l’associazione che ha organizzato il mini-torneo per bambini “I Re della Cheba”, che si svolge a Barcola in un campetto recentemente messo su dal Comune di Trieste o il “Trieste Tropics SummerDay Camp” giunto alla quarta edizione, il concetto base è che il divertimento, la passione per lo sport, l’educazione e il rispetto delle regole e dell’avversario, la possibilità di conoscersi e fare nuove amicizie, l’impegno e la voglia di giocare insieme, non devono mai mancare. Il tutto condito da quella tipica solare pazzia che contraddistingue il mio carattere e rende il tutto più “tropicale”

Per chi ha bisogno di un po’ di serenità e tropicalità consiglio vivamente la visione del video di presentazione dei Trieste Tropics: LET’S GET TROPICAL!!  ”

 

Ed è proprio così: solarità e serenità sono alla base del “personaggio” Andrea Pecile: una mosca bianca in un mondo di professionisti, ma al tempo stesso un triestino che è riuscito a sfondare ad alto livello e lo ha fatto su palcoscenici internazionali. Una storia di successo, la sua, che va di pari passo con il sudore e l’impegno profusi in questa passione che è poi diventata un lavoro. Perché per diventare campione sul campo bisogna essere prima di tutto campione nella vita: e il “Pec” ne è degno esempio.