Teatro: In scena i Masnadieri per la regia di Lavia.

Va in scena  al Teatro Rossetti di Trieste “I Masnadieri” di Friedrich Schiller (dal 25 al 29 gennaio 2012), per la regia di Gabriela Lavia che, oltre quasi trent’anni fa, nel 1983, aveva recitato a teatro come protagonista, calcando anche il palcoscenico del Politeama di Trieste.

Memorabile resta la sua interpretazione, in una delle rare edizioni italiane de “I Masnadieri”. L’allestimento contava allora su un pregevole “testa a testa” attorale nelle prime parti, con Lavia nei panni di Franz, crudele e deforme, e Umberto Orsini nel ruolo del fratello buono, Karl, figure cui ora daranno vita Francesco Bonomo e Simone Toni.

Sono venti gli attori della Giovane Compagnia del Teatro di Roma  a presentare sui palcoscenici italiani questo grande classico della letteratura tedesca. Un’opera giovanile di Schiller, scritta nel 1780, e una delle prime scelte messe in atto da Gabriele Lavia, in veste di neodirettore del Teatro di Roma.

Un’operazione lodevole la sua che nello spettacolo coinvolge le nuove generazioni di attori, dando loro una preziosa occasione di crescita. Non va infatti dimenticato il valore della lezione di Lavia, che firma la regia, ed è uno degli artisti di punta e di più fine esperienza nel mondo dello spettacolo italiano.

L’opera, si sa, tocca temi universali, come l’amore conteso, l’invidia, l’odio, il tradimento, la libertà, la morte… Alla base c’è un intrigo familiare: Franz è invidioso del solare fratello Karl e, proprio mentre questi decide di tornare alla casa paterna, pentito di alcune dissolutezze giovanili, istiga il padre a maledirlo. Intercetta la lettera in cui Karl implorava perdono al padre e risponde in sua vece, tanto che Karl, incapace di credere nella bontà degli uomini si pone a capo di una banda di fuorilegge. Molte saranno le trame ordite da Franz, contro il fratello, la fidanzata di lui Amalia e lo stesso padre, prima che Karl faccia valere la giustizia, conducendo il dramma a un finale amaro.

«Con I Masnadieri – spiega Lavia – Schiller entra nella storia della drammaturgia con un evento straordinario. Ciò che affascina maggiormente in lui è la capacità di far scoppiare effetti scenici e fondare su questi la struttura della sua drammaturgia. Possiede un grandioso stile drammatico e quella particolarissima abilità scenica che consiste nel saper sfruttare ogni risorsa dell’emozione e della sorpresa».

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