Teatro in Bottega “Mi incarta un etto di poesia?”

Mattia Berto, regista teatrale, che da alcuni anni si prende cura della direzione artistica del Teatrino Groggia a Cannaregio. Regista che porta in scena la contemporaneità reinterpretando la tradizione. Insieme alla fotografa Giorgia Chinellato sono gli autori di Teatro in Bottega, un progetto di performance teatrali fortemente legato alla quotidianità della città di Venezia.

Com’è nata l’idea di Teatro in Bottega?

Come tutti i progetti vincenti è nato per gioco, un giorno Giorgia Chinellato mi ha raccontato che la bottega di sua madre, da 40 anni parrucchiera a Venezia, avrebbe chiuso. Ci siamo guardati e abbiamo pensato che per chiudere in bellezza dovevamo organizzare un evento. Così ci è subito venuto in mente di agire come se fossimo in un teatro e il titolo ci è venuto spontaneamente, facciamo Teatro in Bottega.

E quindi come si è svolta la performance?

Trattandosi di un salone di parrucchiera per signora, ho subito pensato al tempo nel quale ci si fa i capelli, al tempo che le donne trascorrono dalla parrucchiera aspettando di farsi fare la piega, va da sé che l’azione si sarebbe chiamata il tempo di una piega! Ho coinvolto Nora Fuser, attrice che da 40 anni calca le scene regionali e nazionali, lavorando con grandi registi del calibro di Giulio Bosetti e una delle più grandi interpreti della Commedia dell’Arte. Una di quelle rare attrici che riescono a disegnare col corpo immagini incredibilmente vicine alla quotidianità e alla vita. Abbiamo scelto insieme a Nora quattro donne dal repertorio goldoniano che potessero rappresentare quattro età e quattro caratteri differenti, vicine alle clienti che in questi anni si sono sedute sulle poltrone del salone di Sonia Coiffeur pour Dame in Campo San Zaccaria.

Quindi Teatro in Bottega è un format?

Esattamente. Dopo questa prima idea abbiamo riflettuto sulla città in cui viviamo, sui centri storici in generale sempre meno abitati sempre meno a servizio di chi vive. Parole come
artigianalità, quotidianità, vitalità, sono motore per Teatro in Bottega. La nostra ricerca artistica io come regista e Giorgia come fotografa scava nel quotidiano, ci piace stare con le persone e vogliamo pensare ad un format per le persone. Esseri umani, insieme a botteghe che chiudono, altre che resistono o ancora nuove che aprono.

Un indagine sociale?

Io lavoro con artisti sempre diversi alla costruzione di un atto performativo per lo spazio che ci fa fare casa. Giorgia parallelamente, attraverso la narrazione fotografica segue tutte le fasi di Teatro in Bottega, non si limita alle riprese dell’evento ma vuole testimoniare l’intero percorso, affiancando un’attenta rappresentazione dei luoghi coinvolti, che da botteghe del
fare mutano in spazi di nuove relazioni, ad una personale ricerca fotografica esplorativa che di volta in volta pone l’attenzione sulla tematica individuata e sugli artisti coinvolti. Ad affiancarci in questo nuovo viaggio ci sono Elia Romanelli regista di video con Giuseppe Drago che ci seguono con il loro occhio telecamera e Claudia Capodiferro, la quale si occupa della parte organizzativa e fa si che tutto sia preciso con la professionalità di un lavoro di produzione. Un team di professionisti che si sono incontrati per studiare azioni e reazioni nella città. Una forza umana senza nostalgie e retorica.

Come avete trasformato una macelleria in un paradiso?

Semplicemente invitando la straordinaria voce di Francesca Sarah Toich, una delle più brave interpreti di Dante in Italia a declamare il Canto XXVII del Paradiso in cui San Pietro affronta
il tema della corruzione, un argomento così vicino alla nostra contemporaneità, al quale ho contrapposto l’immagine del candore che al contrario è racchiusa in una bambina. Infatti la piccola Nunzia Sorrentino, di 12 anni, è stata la protagonista della performance insieme alla voce dell’attrice.

Quali sono gli obiettivi di questo progetto?

Ha l’ambizione di rivitalizzare la città e le sue attività commerciali. Siamo partiti dalla consapevolezza che la nostra città in questi anni stia subendo una repentina trasformazione favorendo l’indotto turistico e un’economia basata su una ricezione di massa e frugale che ne sta completamente cambiando il volto. Una città da tutti invidiata per il modo unico di abitarla, senza affanni, capace di darsi un tempo lungo, piena di colori e profumi delle tante botteghe che la animano ma che a fatica resistono in questo nuovo modo di essere della città.Il progetto nasce a Venezia ma l’ambizione è quella di diffonderlo a macchia d’olio in altri centri storici d’Italia realizzando una mappatura delle città attraverso chi le vive.

di
REDAZIONE VENEZIA