Studio Metroarea

In un ex-fienile a Bologna e in una vecchia fabbrica di liquori ottocentesca a Barcola, Trieste, si trovano le due sedi del giovane studio Metroarea, che i tre architetti Tazio di Pretoro, Giulio Paladini e Antonio Baroncelli, hanno sapientemente trasformato in studio di progettazione.

Ci puoi spiegare il perché di queste scelte non convenzionali per il vostro ambiente di lavoro?

Ci piace l’idea di trasformare, di dare nuova vita a vecchi spazi abbandonati o inutilizzati. Esiste un patrimonio immenso di tesori edilizi, che se osservati con la giusta sensibilità offrono possibilità uniche. In questi anni abbiamo convertito sottotetti in abitazioni di lusso, cantine in ristoranti, negozi in abitazioni e magazzini in uffici.
Recentemente abbiamo trasformato un magazzino ottocentesco nel centro di Trieste in un ufficio per una startup dell’energia. Abbiamo voluto ricreare un’atmosfera informale da laboratorio, realizzando un grande open space diviso da pareti vetrate che permettono la continuità visiva e possono diventare lavagne su cui scrivere idee o formule fluttuanti nell’aria come liberi pensieri.
Le strutture originali sono state lasciate a vista: le travi in cemento, le pareti in mattoni rossi ripulite dall’intonaco e le vecchie scale originale in legno scuro, riparate e ripristinate delle parti mancanti.
In particolare, visto l’ambito di lavoro dei clienti nel campo energetico, abbiamo voluto rendere evidente questo legame decorando l’atrio d’ingresso con vecchi strumenti elettrici, come contatori o amperometri di recupero. Di conseguenza un tema fondamentale è stato giocato sull’illuminazione. Abbiamo recuperato delle vecchie lampade industriali in Olanda, per integrarle con gli elementi storici. I magazzini in genere hanno finestre piccole e questo, pur essendo al settimo piano, non faceva eccezione. Abbiamo quindi aperto un grande lucernaio nel tetto, per inondare lo spazio di lavoro di luce naturale.

Nel 2007, i tre architetti decidono di unire le loro competenze le loro competenze formatesi attraverso lo Iuav di Venezia, il Politecnico di Milano, la Technische Universitaet di Berlino, il Master Internazionale “High Rise Building” alla TU Delft in Olanda e la collaborazione con prestigiosi studi italiani e internazionali come OMA / Rem Koolhaas.

Come hanno influito queste esperienze sulla vostra produzione?

I nostri studi ci hanno permesso di vedere il mondo da punti di vista diversi e quindi con maggior lucidità. Il risultato è che cerchiamo di unire la qualità e il rigore nordico alla cultura e sensibilità mediterranea. Il progetto non è un processo lineare e l’analisi e l’esperienza sono fondamentali per approcciare e risolvere i problemi in modo brillante. I lavori di ristrutturazione di cui abbiamo parlato prima, ad esempio sono stati un’ottima scuola nel comprendere il valore del contesto, il “genius loci”. Anche quando si realizza qualcosa di nuovo c’è sempre un contesto con cui relazionarsi e in un certo senso è sempre un lavoro di “trasformazione”.

Puoi fare un esempio di questo metodo progettuale?

Prendiamo ad esempio il progetto per la Villa a Cedas sulla costiera triestina. Si tratta di una casa unifamiliare integrata con la natura e l’ambiente, con un linguaggio pulito ed essenziale ispirato ai tipici pastini con muri a secco utilizzati per contenere i terreni agricoli sulle colline costiere di Trieste. Si tratta di un edificio progettato dal contesto, un edificio in cui il contenuto prevale sulla forma.
Quando abbiamo iniziato il lavoro, abbiamo ereditato uno schema fatto da altri, in cui una casa tradizionale a due piani era stata posta casualmente sul terreno. Garage interrato, zona giorno al primo livello, camere da letto nel sottotetto. Era un disastro completo. Non funzionava niente.
Innanzitutto, non teneva in considerazione le caratteristiche del sito (il lotto si trova su un ripido pendio ed è accessibile dalla parte più alta). Posizionare il garage nel seminterrato significava occupare la maggior parte del giardino con una strada ripida, e poi il cliente sarebbe dovuto ogni volta risalire all’abitazione attraverso una scala buia.
In secondo luogo, la forma rettangolare dell’edificio creava la necessità di ingenti scavi, ma con una strada di accesso al lotto molto stretta, era impossibile portare via la terra: inoltre avevamo trovato una grande roccia sul sito che non era stata considerata.
Infine, avevamo notato che la mansarda nel tetto a falde, avrebbe bloccato la vista sul mare da un’altra proprietà del cliente più in alto. C’erano poi molti altri problemi minori, come la mancanza di spazio esterno e la posizione della piscina di fronte al soggiorno, estremamente costosa e poco pratica.
Abbiamo quindi deciso di iniziare da zero, raccogliendo il maggior numero possibile di richieste e desideri da parte del cliente e analizzando accuratamente il sito alla ricerca dei problemi e delle risorse. La sfida era quella di trovare un disegno che potesse risolvere tutto, e lo abbiamo fatto.
Abbiamo immaginato una casa a due livelli, posizionando i volumi sulle aree pianeggianti del lotto, così non ci sarebbe stato alcun bisogno di scavare. La roccia è stata inserita nel disegno, come scenografia per un piccolo patio vetrato.
Il garage e l’ingresso sono posti al livello principale, in modo da ridurre al minimo la distanza dalla macchina alla cucina. Il soggiorno è al livello superiore con la vista aperta verso il mare e il tramonto sopra uno spesso strato di vegetazione. Al livello inferiore si trovano le camere da letto vetrate sul bosco, e la lavanderia.
Al livello della copertura, vi è un tetto giardino panoramico con la piscina e la spa. Questa soluzione è stata scelta in modo da poter condividere quest’area con la proprietà di famiglia sita posteriormente, e utilizzato da chiunque senza causare fastidio agli abitanti della casa. La poca terra di scavo è posta vicino al garage, sotto la terrazza del salotto, tra i muri di contenimento.
Il risultato è una casa straordinaria con un aspetto ordinario, un edificio che non vuole apparire. Dall’ingresso, è quasi invisibile. E’ mimetica, in uno stretto dialogo con la natura: le pareti sono costruite in pietra locale, e si confondono con i pastini. Il pavimento interno ed esterno e il soffitto sono in calcestruzzo.
Questo è anche un edificio sostenibile e a consumo zero. Le pareti sono spesse e isolate mentre la forma utilizza il terreno per minimizzare la perdita di calore durante l’inverno mantenendo poi una temperatura fresca attraverso tutta l’estate. Il tetto è verde e ha una massa termica elevata, beneficiando anche di raffreddamento per evaporazione estiva. L’energia addizionale necessaria proviene da pannelli solari dei quali la produzione in eccesso va nel riscaldamento della piscina.

Si nota un approccio molto scientifico al lavoro. Cosa pensi della tecnologia?

Per me gli aspetti tecnici sono la base dell’architettura. Prima di essere bello, prima di essere originale, un edificio dev’essere funzionale. E’ imbarazzante constatare quanti edifici contemporanei falliscano miseramente nel risolvere i più basici problemi dell’abitare, non solo nel gestire la luce, il calore, il vento, ma anche l’acqua, cancellando in un solo colpo millenni di evoluzione architettonica.
La tecnologia dev’essere integrata nelle scelte architettoniche. Se le due cose dialogano il risultato è prodigioso.

Stiamo quindi parlando di sostenibilità, di bioarchitettura?

Esattamente. La sostenibilità riguarda sicuramente l’aspetto ambientale, ma anche l’aspetto economico e sociale. Un progetto è sostenibile quando tiene conto di tutti questi aspetti. Ad esempio non proponiamo mai ai nostri clienti degli elementi “scultorei” fini a se stessi, con ingiustificabili aumenti di costo. Nei nostri progetti tutte le scelte, tutti i dispositivi architettonici, sono fortemente motivati da scelte economiche, funzionali, ambientali e sociali, come la protezione dal sole e dalla pioggia, la vista mare, l’intimità e la privacy, la posizione del tramonto o ancora la ventilazione naturale estiva.
La bioarchitettura è poi il risultato: ad esempio abbiamo realizzato delle villette sulla costiera triestina che mediante l’utilizzo di tecniche passive come l’isolamento murario, la facciata ventilata, il tetto verde, i brise-soleil e altre attive come i pannelli solari, consumano poche decine di euro di riscaldamento l’anno. Sono piaciute molto visto che sono state vendute tutte sulla carta quando questi dati erano solo stime.

Recentemente avete realizzato una grande villa a Ibiza. Quali sono le scelte che vi hanno portato a queste forme originali?

Per la villa di Ibiza abbiamo voluto cimentarci con un concetto più ampio, la fusione della cultura mediterranea con l’ambiente naturale.
Ispirata alla villa romana e all’eredità spagnola e araba, la casa prende forma attraverso il lessico naturale dell’espressionismo italiano (Moretti, Michelucci, ecc), che mantiene anche un forte ricordo di Rudolf Steiner. Oggi infatti, progettare in modo contemporaneo significa secondo noi stabilire un dialogo dedicato con la storia e con la natura. Così, ad esempio, la relazione continua tra interno ed esterno che si ottiene con le grandi vetrate, è filtrata da giardini pensili, tettoie e schermi di bambù realizzati su misura, che sono una reminiscenza delle persiane tradizionali e della Musciarabia araba.
Il tipico patio centrale è il fulcro di una complessa rete di percorsi a più livelli e, allo stesso tempo, come l’impluvium romano veniva usato per raccogliere l’acqua piovana, è arricchito da una cascata e da un torrente che collega le due piscine. Il profilo della villa segue la naturale pendenza del terreno ed è adagiata perfettamente sulla collina, in una forma che ricorda un anfiteatro, immerso nella natura.
L’utilizzo di materiali semplici come il cemento segnato dalle assi di armo in legno e i muri a secco, sottolinea il desiderio di evitare un’immagine popolare di lusso, mentre invece ricerca un collegamento con l’isola, il terreno e la sua tradizione. Il risultato è quindi informale e ospitale, secondo le lezioni di Busiri Vici, Couelle e Vietti.
Non a caso per questo lavoro ci siamo cimentati con tecniche molto tradizionali. Tutto è stato realizzato a mano sul sito, a partire dai muri in pietra e in cemento fino ad arrivare ai mobili, tutti realizzati artigianalmente su misura.

La pianta è composta da tre diversi livelli, che sono organicamente collegati da percorsi curvi e scale, ma è fisicamente divisa in funzioni specifiche.
Piano terra: nell’ala nord si trova la master suite (con ampio spazio living e guardaroba) nell’ala sud sei camere ospiti, esternamente la piscina principale.
Primo Piano: soggiorno (con una vetrata scorrevole di 15m) sala da pranzo, cucina, palestra, centro benessere, piscina esterna secondaria.
Secondo Piano: Belvedere soggiorno

Cosa c’è all’orizzonte per Metroarea?

Negli ultimi due anni abbiamo cominciato ad applicare il nostro metodo a progetti più ambiziosi. Ci siamo cimentati in concorsi e gare nazionali e internazionali e il risultato è stato inaspettato. Su 8 partecipazioni abbiamo ottenuto 7 primi premi e un secondo, una media incredibile. Alcuni di questi lavori stanno procedendo, uno addirittura in Oman che è un posto bellissimo.

Di cosa si tratta?

La Omana Tower è un edificio che ha due identità principali: da un lato si tratta di una torre uffici con esigenze di grande spazio di qualità per il lavoro, dall’altro lato si tratta di un basamento commerciale che richiede una facile identificazione dalla strada e un facile accesso.
Quando abbiamo iniziato la fase di progettazione, abbiamo considerato questi elementi come prioritari, ma volevamo anche che il nostro edificio fosse sostenibile ed economico da realizzare.
Ricercando nella storia e nella tradizione, abbiamo scoperto che l’Oman ha una storia affascinante di commercio e di mercati. Alcuni dei suq dell’Oman sono i più antichi in tutto il mondo arabo. Abbiamo quindi voluto che il nostro centro commerciale fosse un souq contemporaneo. Allo stesso tempo l’Oman è anche una terra di modernità e di progresso. I suoi abitanti hanno viaggiato e conquistato mezzo Oceano Indiano. Ahmad Ibn Majid ha aiutato il navigatore portoghese Vasco da Gama nel completamento della prima rotta commerciale marittima tra Europa e India. L’Oman non esisterebbe senza il mare. Così abbiamo deciso che la torre uffici dovesse invece essere ispirata e animata dalle onde del mare e riflettere il grande balzo del popolo dell’Oman quando ha intrapreso la via dell’infinito.
Come risultato il nostro edificio è una sovrapposizione di un souq contemporaneo e una torre moderna. Esso riflette l’anima dell’Oman, il rapporto tra tradizione e modernità, il rapporto tra il mare e le montagne.
Per identificare l’ingresso, abbiamo inserito un taglio nella facciata, fornendo allo stesso tempo un vuoto verticale attraverso l’edificio, dal tetto alla lobby principale, una ‘torre del vento’ semplificata per offrire luce naturale e ventilazione all’interno.
Funzioni
L’edificio è organizzato in modo molto semplice ed efficace secondo le richieste del cliente. La struttura è regolare e utilizza quasi l’intero lotto. Ci sono due nuclei centrali che forniscono l’accesso verticale a tutto l’edificio. Ospitano tutti gli ascensori e le scale di emergenza.

C’è un parcheggio sotterraneo per 130 auto con grandi parcheggi adatti per i SUV. Vi è inclusa anche una zona per la manutenzione e il lavaggio dei veicoli. I lavoratori potranno accedere all’edificio direttamente da qui.

Il piano terra e il primo piano ospitano l’area commerciale. C’è un atrio principale con una scala rotonda panoramica, accessibile direttamente dall’ingresso principale, che collega le varie attività.
Sul lato nord c’è un ingresso VIP separato con accesso diretto al nucleo e alle funzioni speciali che si trovano all’ultimo piano, come il ‘club’ e l’auditorium che sono strettamente collegati.
Il dispositivo tecnico più evidente della costruzione è il guscio esterno. È intagliato come una musciarabia tradizionale con un disegno geometrico che offre un filtro solare per l’intero edificio.

Come si fa ad avere successo in un ambito così saturo e in un periodo di grossa crisi per l’edilizia?

Purtroppo o per fortuna la crisi è cominciata quando abbiamo aperto lo studio, quindi abbiamo sempre lavorato in uno stato di emergenza che è divenuto per noi la normalità. In questo scenario è stata una nostra scelta fin dall’inizio quella di porre il cliente al centro del nostro lavoro, ed aiutarlo ad esaudire i suoi desideri e i suoi sogni nel modo migliore possibile. Lavoriamo accompagnandolo lungo tutte le fasi di un progetto, dall’idea alla realizzazione, tenendo sempre sotto controllo tutti gli aspetti del processo. Ci occupiamo in prima persona non solo di tutte le fasi del progetto ma anche di ottenere tutti i permessi e le autorizzazioni. In questi anni grazie ad un rapporto costante con le amministrazioni, abbiamo evitato ai clienti la brutta sorpresa di un diniego o di una falsa promessa, portando avanti con successo le operazioni più diverse. Allo stesso tempo ci occupiamo anche della direzione lavori in fase di cantiere, in maniera da assicurarci che tutto venga realizzato secondo previsione. Gestiamo anche gli aspetti strutturali e tecnologici e non da ultimo quelli economici, con un costante controllo dei costi per tutta la durata del processo.
Nel 2013 abbiamo ricevuto un prestigioso premio per l’innovazione. Nel nostro campo innovare significa ottimizzare. Conoscere il passato millenario della disciplina per migliorarlo. Come diceva Newton, è facile vedere lontano salendo sulle spalle dei giganti.