“Il Mondo Nuovo. Guida tascabile. #design #socialmedia #alterazioni”

Abbiamo incontrato Stefano Mirti all’ Impact Hub di Trieste, lo snodo locale di una rete internazionale di spazi fisici e di persone che parlano la lingua dell’innovazione sociale, della nuova imprenditoria e della sostenibilità a 360°.

Lo abbiamo fatto in occasione di un duplice evento: la presentazione del suo libro “Il Mondo Nuovo. Guida tascabile. #design #socialmedia #alterazioni”, pubblicato da Postmedia Books, e la presentazione del Master in Relational Design.

La duplice presentazione s’inserisce in un tour che l’architetto Stefano Mirti sta facendo in tutta Italia, incontrando, a suo dire, persone con le quali confrontarsi e arricchirsi vicendevolmente.

Nella vita, si presenta Mirti, non faccio lo scrittore di libri, non riuscirei a vivere, e il libro è una scusa pazzesca per provare a condividere dei pensieri con le persone che incontro e con gli amici che non vedevo da tempo.

Cominciamo allora dal suo libro e dal titolo, “Il mondo Nuovo”. Nell’introduzione si fa riferimento al romanzo di Huxley. Quale il legame tra i due libri?

Huxley scrive “Il mondo nuovo” nel 1932 e in esso descrive una distopia futura. Fa un esercizio analogo a quello che fa Orwell in “1984”. Tra le due distopie, di Orwell e di Huxley, esistono però delle differenze sostanziali, in quanto Orwell ci descrive un mondo dove saremo controllati attraverso il dolore a noi inflitto, mentre Huxley ci descrive un mondo dove saremo controllati grazie al piacere a noi “inflitto”.

Orwell parla di un mondo dove l’informazione ci viene negata. Huxley parla di un mondo dove siamo inondati dall’informazione ed è proprio il mondo in cui ci troviamo oggi a vivere.

Ragionare sulla contemporaneità a partire da un romanzo di fantascienza, scritto quasi cento anni fa, ci consente di sviluppare pensieri e ragionamenti anche sui media digitali.

I social media hanno creato dunque un mondo nuovo?

La nuova frontiera è qui, è nel 2014. È un mondo realmente “nuovo”. Ma i social media non hanno rivoluzionato nulla. Sono un nuovo media, così come lo sono stati il carattere mobile che ci ha regalato il libro, la radio, la televisione, il web. I social media non sono una causa, sono un effetto (di una serie di trasformazioni economiche, tecnologiche, politiche e sociali).

Il mondo nuovo è apparentemente nuovo, in realtà è molto simile a quello vecchio. Ma è importante conoscerlo, avere coscienza di come funzionano questi nuovi media, dal momento che sono utilizzati da miliardi di persone.

Il suo libro è presentato in occasione del Master di primo livello in Relational Design.
Sì, perché in una certa misura esiste un intreccio tra il libro e il Master in Relational Design, sviluppato con Abadir, Accademia di Design e Arti visive. E il motivo che mi obbliga a frequentare il mondo dei social media è legato alla necessità di comunicare con i miei studenti di vent’anni.

Ma una volta che si acquisiscono nuovi strumenti di comunicazione, si possono immaginare una grande quantità di attività e di progetti che prima non si potevano fare. Quindi s’innesca un circolo virtuoso e cambiano anche le categorie.

Pensiamo, ad esempio, a Ikea che ci ha insegnato a montarci i mobili da soli dopo che da soli ce li siamo portati a casa. Dopo averli montati, chiamiamo gli amici e diciamo loro quanto siamo bravi ad averlo fatto. Questo è un esempio, ma impensabile fino a un po’ di anni fa.

Essendo io un progettista, ho l’idea che tutto può essere progettato. Si può progettare una casa, un sito web, una vacanza. Si può progettare un’esistenza. Figuriamoci se non si può progettare un network di relazioni. Peraltro è sempre stato così. Anche cinquecento anni fa, i progettisti più bravi erano quelli in grado di organizzare in maniera intelligente i loro sistemi relazionali.

Qual è il suo rapporto con i social network?

Come dicevo, ho cominciato a utilizzarli per comunicare in maniera sensata con i miei studenti. Poi, ho compreso che potevo usarli in altre cento situazioni. Il Master in Relational Design tratta per l’appunto di questo: come utilizzare i nuovi layer digitali per generare corto circuiti virtuosi rispetto ai layer tradizionali.

Se dovesse consigliare il suo libro, cosa direbbe?

Che è un libro curioso. E’ un libro che per parlare dei nuovi media, immateriali, sceglie un medium tradizionale, quale il libro cartaceo. Per di più in una versione da collezione: una busta in plastica trasparente che contiene una serie di fascicoli sciolti. Una serie di pensieri trasformati in un oggetto fisico dalle caratteristiche molto particolari e precise. Un lavoro sui mondi immateriali, convogliato da un oggetto progettato nel dettaglio. Mi auguro piaccia.

Per info sul master: www.relationaldesign.org

Nella foto di copertina Stefano Mirti,  foto Ph. Maddalena Fossi, sede Impact HUB trieste