Fontana e la “sua” Vita Nuova

Stefano Fontana, veronese classe 1952: nel mondo del giornalismo questo nome è conosciuto da tanti, anche perché dal 2010 conduce in veste di direttore responsabile il settimanale diocesano di Trieste “Vita Nuova”. Tanta esperienza nel suo curriculum, con una laurea in filosofia all’Università degli Studi di Padova e molte collaborazioni importanti con testate quali “L’Avvenire”, “L’Arena”, il “Corriere del Veneto” solamente per citarne alcune: sicuramente un’autorità, nel campo del giornalismo; lo abbiamo sentito per trattare un tema molto delicato, che proprio nelle settimane precedenti aveva fatto parlare anche sui quotidiani locali. Si tratta della trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero: un argomento che aveva scatenato discussioni accese e che vogliamo approfondire capendo il punto di vista di colui che, settimana dopo settimana, dirige la testata della Diocesi di Trieste.

E’ di questi giorni la questione relativa al tema della trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero: la sua posizione in merito? “Ritengo grave e preoccupante che dei sindaci non rispettino la legge. Quegli stessi sindaci, poi, censurano i cittadini se questi ultimi non rispettano la legge. Un ritardo o una infrazione e il cittadino viene subito colpito, i sindaci, però, possono non rispettare la legge. A questo proposito, i punti sono due. Il primo: il comune non tiene le registrazioni dello stato civile a titolo proprio ma su delega dello Stato. Il comune non può istituire registri di ogni tipo, ma attuare le registrazioni decise dallo Stato. Il secondo: le registrazioni devono essere fatte in base alle leggi vigenti e in Italia non c’è una legge che riconosca le unioni civili. Quindi l’abuso di potere è doppio; nel caso della Triplice Alleanza Honsell-Pedrotti-Martini è anche programmato. E’ evidente qual è lo scopo, anch’esso duplice: forzare il Parlamento ad approvare questo tipo di leggi e influenzare l’opinione pubblica. Si tratta però di due obiettivi che non hanno niente a che fare con una amministrazione comunale. La Triplice alleanza, in pratica, strumentalizza per fini ideologici l’amministrazione comunale”.

A Trieste ancora non è stato registrato alcun matrimonio gay: c’è anche una circolare ministeriale che vieta la trascrizione dei matrimoni gay celebrati all’estero, ma dall’amministrazione comunale appare comunque la volontà di allinearsi a Udine e Pordenone, che si sono opposte alla circolare. E’ chiaro l’intento di opporsi alle decisioni del ministro Angelino Alfano. “Il ministro Alfano ha fatto quello che doveva fare e, al giorno d’oggi, significa essere coraggiosi; ribadire l’ovvio richiede un atto di coraggio. Vorrei aggiungere che questi sindaci, evidentemente, si sentono investiti di qualche missione ideologica o politica e non solo amministrativa, se sono pronti a violare la legge per far passare atti che configurino il riconoscimento di presunti diritti individuali. I diritti individuali, però, nel nostro Paese sono quelli stabiliti dalla Costituzione e non da sindaci avventurieri; questi ultimi devono rispettare quelli previsti e non inventarne di nuovi. La cosa è molto preoccupante: io sindaco mi faccio votare con un certo programma e poi uso la mia poltrona per forzare la legge e per far passare la cultura di nuovi diritti non previsti dalla costituzione … è scorretto”.

Furio Honsell, sindaco di Udine, ha definito la circolare di Alfano “ipocrita ed oscurantista”: nella sua visione delle cose, invece, come la definirebbe? “Ripeto che Alfano ha fatto semplicemente il suo dovere. Alle amministrazioni comunali “creative” egli ricorda i loro limiti costituzionali. Non abbiamo la costituzione più bella del mondo? Solo quando vogliamo noi o sempre?”

Che cosa porterebbe, secondo lei, il fatto di ammettere la registrazione dei matrimoni gay? “Questi sindaci vogliono sostituirsi al Parlamento. Se il Parlamento approverà una legge in materia essi la applicheranno, prima no. Nel merito. Comunque, considero sbagliata una simile ipotetica legge perché lo Stato deve difendere e promuovere la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla vita, perché quella fonda i propri diritti sui propri doveri. Cosa che una coppia omosex non fa: essa infatti non si assume nessun dovere nei confronti della società perché non può avere figli naturalmente, cioè non può generare socialità e società nel futuro”.

Nell’incontro del 29 settembre fra i rappresentanti di Udine, Pordenone e Trieste, per il capoluogo era presente il vice sindaco Fabiana Martini che peraltro è stata direttrice di Vita Nuova per dieci anni. Si è trovata nella posizione di aderire alla cosiddetta “triplice alleanza” con Honsell (sindaco di Udine) e Claudio Pedrotti (sindaco di Pordenone). Che cosa si sente di dire, in questo caso? “Non giudico mai le persone ma solo le idee. Ognuno, poi, ha la propria coscienza”.

Credits Foto: Francesco La Bella