“Lack of love”..ti fa muovere i piedi, il cervello e il cuore

Solo Blu – Charles B & Aadonis,Lack of love, 12”, Desire, 1988

Nel 1988 io facevo la prima elementare. Pensare che questo pezzo è dello stesso anno mi manda ai pazzi, intanto perchè in generale questa canzone mi manda ai pazzi, eppoi perchè è uno di quei lavori che sono come certe donne: quelle belle da giovani e bellissime con qualche anno e qualche difetto in più. È una caratteristica che trovo sia uno dei segreti della bellezza vera: non risente del tempo, muta i difetti in pregi; è anche uno dei segreti delle relazioni che funzionano. Forse è uno dei segreti del mondo. Ad ogni modo, questa lack of love è una delle cose che più mi ha avvicinato a tale consapevolezza. Come al solito l’ho scoperta per caso in una compilation di acid house non proprio tra quelle più complete e ispirate, anche perchè si tratta di un pezzo acid, ma non solo acid.

Andiamo con ordine: la acid house è il suono che da Chicago partì negli anni ottanta alla volta del mondo, dando i natali artistici a un sacco di musicisti di quelli con la emme maiuscola, per esempio in Inghilterra. Il suono acid, chiamato anche jack, è qualcosa di maledettamente minimale, radicale: acido, per l’appunto. Forse il termine più corretto è marziale: le tracce acid sono come delle lunghe marce da dancefloor, scandite da una imperterrita drum machine (roland TR808, di solito) e una linea di basso (roland TB303) che muta solo i parametri di timbrica, non certo le note che fa.

Ascoltatevi this is acid di Maurice Joshua e capirete. In questo discorso molto chiaro, praticamente subito, Charles B e Adonis rimescolano le carte, rischiano di fare un pezzo da schifo e invece riesce loro un capolavoro. Succede. Molto raramente, ma succede. Pensare di mettere una voce come quella che lack of love ha su di una base come quella che lack of love ha è più o meno come mettere della carta da parati a orsetti su di una portaerei.

Però accidenti che risultato. Intanto c’è decisamente qualcosa di magico nell’ipnosi del giro di basso: hai la netta percezione che esso sia sempre esistito, che vagasse per il mondo in cerca di qualcuno che lo fissasse, che te lo facesse finalmente udire. È carico, coinvolgente, caldo e inarrestabile: ti prende per mano, ti porta dove vuole in giro per il dancefloor e quando se ne va ti lascia un ricordo indelebile, come la morosa che non conosci di qualcuno che non conosci che ha ballato con te tutta la sera ad una festa in cui lui non c’era, e poi se n’è andata lasciandoti in balia della tua personale commedia romantica, in cui tu e lei vivete insieme in un appartamento vecchio e pieno delle cose che piacciono ad entrambi, e la domenica mattina andate vp-rx virility pills ai mercatini a comprare vecchi libri corrosi, ancora intontiti da una serata che il primo caffè della giornata non è riuscito a soffiare via.

Insomma, il pezzo non aspetta e non ti fa aspettare: il basso entra subito, non c’è una sfumatura, non c’è una zona di nessuno in cui le cose pian piano succedono. Il basso di lack of love è un dato di fatto. Lack of love parte già al centro di un tipico pezzo acid, parte all’apice di un ipotetico climax che non c’è stato. E allora appare chiaro che deve succedere qualcos’altro. E questo qualcosa è una linea di voce, una voce molto, molto soul. Just for pleasure and the thrill, I can’t seem to get enough, hurting from the lack of love. Il testo è puro blues, e le carte si mescolano. Piacere, rischio, desiderio, dolore. Tutto in tre versi. La linea melodica è di una sensualità intensa di un’intensità talmente coinvolta, e a contempo opposta a quella del basso, da mutare quest’ultima, che resta uguale, ma annega in un ambiente diverso. E si genera un effetto collaterale -qui siamo alla magia- per il quale tra due melodie opposte, quella della voce e quella del basso, si crea un’armonia che, ad ascoltare il pezzo, non c’è. O meglio, esiste, ma non è fisicamente registrata: esiste in te che stai ascoltando il disco. Senti degli accordi, delle fusioni, delle sfumature che non ci sono. È come con certi quadri, ci vedi dentro, hai la netta percezione che ci sia qualcosa di più, di inafferrabile, che a fotografare quei quadri palesemente non c’è. Secondo me la creatività è qualcosa di grande nel momento in cui il suo prodotto ti trasforma dentro, e ti rende parte dell’atto creativo stesso, permettendoti di aggiungere particolari bellissimi a quadri, canzoni, libri, rapportandosi con il pubblico più esigente del mondo, te stesso. È egalitaria.

Ecco, lack of love fa questo. Non accetta delle regole, le crea, ti fa muovere i piedi, il cervello e il cuore. E trasforma ancora una volta una cosa brutta, la mancanza d’amore, in una cosa bella, un momento che ti vivi al 100%, ammesso che tu sia disposto a farlo. E non è neanche cantata particolarmente bene, inoltre non ha una strofa o un ritornello, non presenta una vera e propria struttura. Eppoi è un pezzo dance. Intendo, solo un pezzo dance.

Ancora una volta, canzoni come questa insegnano che non esiste qualcosa che sia solo qualcosa, e come tale va considerata. E come ho già detto i generi non esistono, lack of love ne è una prova. Non considerare un pezzo così solo perchè è dance sarebbe come non considerare un quadro solo perchè è blu. E a non considerare i quadri blu ti perdi un bel po’ di Pablo Picasso e più o meno tutto Yves Klein.