Simone Perotti: lascio tutto e riparto dal mare

«Trieste è un luogo dell’anima per me. Ho amato e lavorato a lungo a Trieste. Purtroppo una spedizione così complessa implica delle rinunce. Ma andremo via terra a Trieste e Venezia, per collegare idealmente queste due capitali del mare alla spedizione».
Simone Perotti è  un giornalista che qualche anno fa ha deciso di ripartire da zero. Appassionato velista, ha messo in piedi il progetto Mediterranea, un lungo viaggio sulle coste del «mare interno» per dare vita ad una nuova era. «È a tutti gli effetti il primo esperimento mondiale di co-sailing ed il viaggio è ancora lungo».

Partiamo da cos’è Mediterranea e da dove siete arrivati in questo momento.
Siamo a Istanbul, a quasi 3000 miglia navigate dalla nostra partenza avvenuta il 17 maggio scorso a San Benedetto del Tronto. La nostra spedizione durerà cinque anni. Una spedizione a vela per tutto il Mediterraneo, il Mar Nero, il Mar Rosso settentrionale con tre obiettivi: nautico, culturale, scientifico. Intervistiamo intellettuali e artisti, filosofi e uomini di pensiero, alla ricerca delle migliori idee di questo mare. Collaboriamo con università e centri di ricerca nello svolgimento di esperimenti e studi applicati al mare, alla cui salvaguardia vogliamo contribuire concretamente. Mediterranea è una spedizione senza sponsor, sostenuta e realizzata da un gruppo di 45 persone che sostiene economicamente l’impresa e partecipa attivamente alla sua realizzazione.

Durante le numerose interviste rilasciate metti spesso l’accento  sulla necessità di rendere il Mediterraneo non subalterno all’Europa. È in un certo senso un progetto anche politico?
In qualche modo sì. Prima della nascita dell’UE, l’idea di un’Europa unita è stata studiata, pensata e discussa. Chissà che in futuro non nascano gli “Stati Uniti del Mediterraneo”, un’area che dialoga per costruire le migliori condizioni di convivenza e integrazione tra popoli, terre, culture così connesse da sempre. Costituirebbe un soggetto in grado di fare massa critica, di dialogare alla pari con altri grandi sistemi economici e politici, di governare le principali e tragiche emergenze dei migranti, di spezzare i fronti finanziario, religioso e politico che vogliono quest’area divisa e depressa, sotto scacco di poteri transnazionali che non fanno nulla per farla crescere. Gli uomini e le donne del Mediterraneo possono emanciparsi da questo stato di cose lavorando su se stessi e tra loro.

Come e perché si organizza una spedizione come Mediterranea? 
Prima di tutto non pensando «oddio, non ce la faremo mai!». Successivamente mettendosi lì a lavorare su una buona idea, spingendo sull’acceleratore della passione per il mare, la navigazione e la cultura. Soprattutto non pensando sempre e solo ai soldi, che è come morire prima di essere nati.

Una delle prime cose che vengono in mente ad addentrarsi nel mondo di Mediterranea è il tempo.
Il tempo è la grande cifra interpretativa del Mediterraneo. Navigando, ci muoviamo tra diverse, mutevoli e affascinanti scansioni del tempo. Tutto il mondo ha tempi propri, spesso dettati da questioni globalizzate come la borsa o il mercato del lavoro. Il Mediterraneo è l’unica area così vasta, credo, dove il tempo segue logiche diverse.

In un’intervista lo scrittore greco Vassilis Vassilikos afferma che «l’intellettuale moderno non esiste più». Cosa dobbiamo fare per recuperarli?  
Il buco lasciato dagli intellettuali si vede e si sente molto. Mancano le guide morali e intellettuali della nostra cultura. Noi giriamo il Mediterraneo anche per cercare queste guide, che in un’epoca come la nostra è poco importante che siano italiane o tunisine, spagnole o greche.

Cosa deve portare con sé chi volesse salire a bordo di Mediterranea?
Pazienza, voglia di conoscere, voglia di stare insieme agli altri, curiosità, non violenza. Voglia di vivere sul mare e di portare il proprio contributo. Infine il buon umore.

L’itinerario prevede anche le coste sud. I fatti in Libia sembrano preoccupanti, dove è arrivata a sventolare la bandiera dell’Isis. Pensate di modificare l’itinerario?
Cerchiamo di evitarlo al massimo, ma ci atterremo alle indicazioni che riceveremo dalle autorità. Cercheremo di farlo per vincere la nostra voglia di navigare senza confini o barriere. Non abbiamo intenzione di metterci in pericolo.

Tu dici che “salpare per il Mediterraneo per anni è il contrario di partire” dove partire per te è «abbandonare, e negare l’appartenenza all’identità mediterranea». Cos’è allora per te salpare? 
Salpare per il Mediterraneo è tornare a casa. Per questo il titolo del nostro primo anno di navigazione, a cui sarà ispirato il primo dei cinque docufilm che realizzeremo, è Il Ritorno. Salpando dall’Italia, o da qualunque altro paese dell’area per navigare nel Mediterraneo, per noi, per tutti, è tornare a casa.Una casa abbandonata da troppo tempo.

Avete anche occupato un’isola durante il vostro viaggio per protestare «contro i trafficanti di denaro che l’avevano messa in vendita».
Meganissi è stata per un terzo venduta a Rotschild, che ne vuole fare un’isola per super ricchi. Io credo che quell’isola sia mia, tua, non solamente sua. Credo anche che il Mediterraneo non debba essere svenduto. È un patrimonio mondiale. L’abbiamo quindi occupata simbolicamente, e abbiamo issato uno striscione di 15 metri per 1,5 con una scritta: “This island is ours“. Per sollevare il tema. Abbiamo fatto la stessa cosa per denunciare anche la vendita della spiaggia di Elafonissos.

Per quale motivo un ragazzo giovane dovrebbe idealmente accostarsi a progetti come Mediterranea?
Perché condividere la realizzazione di obiettivi più ambiziosi di quelli che potrebbe mai realizzare una persona sola è uno schema che ha un presente e un futuro. Il sistema attuale è morente.

È previsto un volume che racconterà l’esperienza? 
Direi più di uno. Mediterranea produrrà moltissimo nei prossimi anni. Un impegno enorme per noi che non abbiamo nessuno dietro, nessuna ricchezza, nessuna struttura. Ma siamo molto concreti e determinati, dunque direi che ce la possiamo fare. Tenteremo, perché tentare restituisce dignità.