Interrogativi sulla Grande Guerra

È possibile creare un interesse turistico attorno alle commemorazioni della Grande Guerra? Sembra di si, vista la presentazione tenutasi ieri sera presso il cinema Ariston di Trieste del documentario dal titolo “Siamo pietre e ombra” realizzato dall’Ufficio Stampa – Produzioni Televisive della Presidenza della Giunta Regionale. Proiettato in contemporanea a Gorizia, Udine, Pordenone e Tolmezzo, il documentario, della durata di un’ora circa, è stato firmato dal regista Giorgio Gregorio mentre la sceneggiatura è stata scritta da Mariolina Errico.

Il Messaggero Veneto in anteprima dichiara “Straordinariamente efficace nelle immagini come nei contenuti” e ancora “merita la massima diffusione”.  Partiamo proprio da qui: la straordinaria efficacia delle immagini c’è proprio perché realizzato dalla Regione con un intento di promozione turistica, sarebbe stato da incompetenti affidare un lavoro per aumentare il numero dei flussi turistici e non centrare il target. Le immagini sono girate anche attraverso l’utilizzo di droni, dove esiste ancora un interregno della normativa e si spera che nei prossimi mesi riusciranno a renderla chiara per tutti. Per il resto, nei primi dieci minuti del documentario c’è l’attesa dello scoppio della guerra in una Trieste sognante, in un’operazione velata e sul ciglione dell’anacronismo storico quando immagini vecchie si mischiano a quelle contemporanee e il contenuto non trova collocazione né tra la memoria né tantomeno in quelle caffetterie, pasticcerie, drogherie dove i prezzi sono talmente alti che pochi triestini ormai ci vanno. Diciamo perfetta quasi per programmi televisivi, in una promozione distorta, legata all’anniversario perché da sfruttare fino in fondo, come quando l’intervento di Debora Serracchiani ricorda a tutti “le medaglie commemorative” che tante polemiche hanno creato.

Poi, magicamente, comincia la guerra; i contenuti prendono forza per responsabilità storica, non per scrittura; la voce narrante fuori campo diventa un’insopportabile radiocronaca di fatti spiegati poco e male, mentre l’attore Massimo Somaglino percorre i luoghi della guerra raccontando (bella questa parte) le memorie dei soldati al fronte. Così, almeno per quanto riguarda questa finestra, i contenuti diventano filo narrante del documentario mentre le immagini che riprendono Somaglino variano poco nell’inquadratura. Molto suggestivo il racconto da Grado e dalla Carnia. La scelta dei sottotitoli che spuntano ogni tanto a ricordare la cronologia della guerra si può definire contratta, monca, mancante nel 1917 e lenta, tremendamente scolastica nelle lezioni di un professore che non si ascolta, dove l’intento di ricreare la penna dei soldati che scrivevano a casa è molto buona, mentre per la resa grafica il risultato è scarso.  L’ultima parte del documentario è rapida, alimentando la sensazione che i tempi per la consegna erano stretti. Le riprese sono state effettuate tra il 2013 e il 2014 in tutta la regione e in Slovenia, a Caporetto. C’è tuttavia, indipendentemente dal lavoro svolto dai professionisti, da chiedersi se l’intento era quello di creare un volano turistico, storico o culturale. La sensazione è quella di un documentario finito in fretta. E se è stata la Regione a realizzarlo, vorremmo che si rispondessero ad alcune semplici domande.

Quanti soldi sono stati spesi e da dove provengono? Se provengono dai finanziamenti ministeriali per le commemorazioni del centenario quanti ne rimangono ancora? Sono stati spesi tutti i soldi in preventivo per il documentario o qualcosa è rimasto? Dove verrà proiettato e quali sono gli intenti che la Regione si è prefissata con la sua realizzazione? I realizzatori del documentario, facenti parte di strutture regionali, sono stati pagati con “extra” per il lavoro svolto oppure tale mansione rientrava nel loro compenso mensile? C’era una scadenza nella consegna dei lavori e, se si, quando avrebbe dovuto essere consegnato?

Credits Foto: Francesco La Bella