Sgarbi: “Vi racconto la nostra ricchezza”

Raffinato critico d’arte, saggista, professore, politico. Vittorio Sgarbi è un personaggio dalle mille sfaccettature: acuto osservatore, a volte istrionico e un po’ irriverente. Con il suo carattere esplosivo travolge l’uditorio e ammalia i sensi e, attraverso le sue parole, possiamo godere appieno della bellezza dell’arte, nel suo splendore senza tempo.

Professore, nel suo ultimo libro “Gli anni delle Meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo” accosta i nomi dei grandi Maestri del Rinascimento come Michelangelo, Leonardo e Tiziano ad altri meno conosciuti come Piermatteo D’Amelia, Saturnino Gatti, Stefano da Putignano. Perché questa scelta?

All’interno di un secolo ci sono artisti più o meno conosciuti, alcuni noti, altri notevoli. A volte le due caratteristiche coincidono, o almeno si presume che sia così. Quando un artista è notevole sarà sicuramente anche noto, ma non si può sempre dire lo stesso del contrario. Prendiamo ad esempio Piermatteo d’Amelia. Ritengo sia un autore indubbiamente notevole e capace, più di Perugino, che ha avuto, però, maggior fortuna. Fino agli Anni Cinquanta non si conosceva nemmeno il suo nome e il pittore veniva identificato come “il Maestro dell’Annunciazione Gardner” dal nome della proprietaria dell’opera, Isabella Stewart Gardner. Piermatteo D’Amelia è stato sollevato dall’oblio quando fu scoperto un documento che dimostrava le sue origini umbre. Io ho solo cercato di far prevalere la qualità sull’opera d’arte e di far convergere, quindi, gli artisti più noti con quelli notevoli.

La parola meraviglia o meraviglie ricorre in diversi titoli dei suoi libri. Qual è, a suo avviso, l’approccio corretto per spiegare la meraviglia dell’arte ai meno esperti?

Lo scopo del mio libro è proprio questo. La lingua dell’arte è una lingua universale e, poiché il programma scolastico non le attribuisce l’importanza dovuta, l’intento che mi sono posto ne “Il tesoro d’Italia” è didascalico. La serie di quattro tomi coprirà un periodo che va da Cimabue fino verosimilmente al 1822, anno della morte di Canova. Sarà un vero e proprio manuale di Storia dell’Arte italiana per coloro che hanno già terminato gli studi e che di questa materia hanno avuto solo “un assaggio”. Il concetto che voglio trasmettere è quello del tesoro d’Italia, che non solo dovrebbe inorgoglirci ma renderci ricchi com’è ricco il valore di questo patrimonio artistico.

Lasciando la bellezza dell’arte, al contrario, si parla di un appiattimento culturale generalizzato in Italia, una sorta di “panem et circenses” dei romani, ma che al posto dei giochi fa uso di programmi televisivi cosiddetti “spazzatura”. Cosa ne pensa? 

La realtà è molto varia. Tanti giovani, per esempio, conoscono tutti gli autori dei videoclip che trasmettono sui programmi musicali, mentre io in questo settore mi sento del tutto ignorante. È un’espressione di creatività che i giovani conoscono molto meglio. Quindi, non è detto che, di per sé, l’essere giovani e non capire o non avere sufficienti competenze in un determinato settore, significhi non avere altre curiosità estetiche, come ad esempio la moda. Quando ero assessore a Milano, per esempio, la prima mostra che organizzai fu quella di Vivienne Westwood e lo feci proprio per dimostrare che non si può sempre fare mostre su Giotto o Piero della Fracesca. Ed evidentemente, in quell’occasione, il consenso dei giovani fu molto esteso. Per cui, sono molto ottimista. Ognuno ha la sua esistenza e deve cercare di renderla meno ostile a se stesso.

In occasione dell’EXPO 2015, Lei è stato nominato delegato del Presidente della Regione Lombardia. Quali sono i suoi progetti per rendere Milano una città notevole alle migliaia di visitatori che si attendono nei prossimi mesi?

La mia idea è di realizzare una serie di padiglioni nella città accanto agli orribili padiglioni che verranno costruiti, che non sono altro che i palazzi e i luoghi storici di Milano. I visitatori potranno godere, per esempio, di Palazzo Clerici che solitamente non vede nessuno e che ha un soffitto di trenta metri di Tiepolo. Ci sono le chiese di Bramante, i capolavori di Leonardo. A questo proposito, stiamo predisponendo un duplicato per consentire a tutti quelli che non potranno entrare, per l’eccesso di richieste, di poter fare l’esperienza di una conoscenza straordinaria. Poi ci sarà il padiglione legato a Michelangelo del Castello Sforzesco, quello del Caravaggio che è nato a Milano e le cui opere sono custodite a Brera e all’Ambrosiano. In sostanza, l’idea è di favorire chi arriva perché, essendo a Milano, non eviti di vedere quello che, con una concentrazione formidabile anche se meno conosciuto di quanto non sia a Venezia e Firenze, è il patrimonio artistico dei Grandi Maestri: Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Bramante, Caravaggio. Prepareremo, poi, la mostra su Giotto e su Nicola e Giovanni Pisano, quindi l’inizio dell’arte italiana. Per cui, io ho cercato di indirizzare l’Expo verso un’enunciazione dei valori artistici italiani che a Milano sono perfettamente individuati. Bisogna favorire il percorso del visitatore e permettergli di fare, almeno a Milano, questo viaggio.

Un viaggio milanese particolarmente ricco che mette in risalto gran parte del patrimonio artistico della città.

Ovviamente. Poi, dobbiamo mettere in risalto anche le altre province lombarde. Per cui, a Mantova ho preparato il Museo della Follia e il Palazzo della Ragione perché è divertente il contrasto che si crea. Poi, un’altra grande mostra con gli scultori che lavoravano con D’Annunzio al Vittoriale, museo più visitato della Lombardia anche rispetto a Brera, dove ho preparato un’esposizione delle opere che solitamente non si vedono, denominata “Brera segreta”. Un percorso abbastanza ricco e che metterà in risalto anche altri aspetti. Ho in progetto di creare all’interno del Museo del Novecento una sezione dedicata al Futurismo, ultimo momento universalmente conosciuto dell’arte italiana. Ma il fatto che sia molto conosciuto non significa che non deve essere fatto vedere. Anzi, è necessario fare una razionalizzazione delle bellezze di Milano, in maniera efficace e sintetica. È chiaro che il visitatore non può pensare di veder tutto, ma almeno sapere di poter vedere quello che è più importante.

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