Sgarbi. “Nel nome del Figlio. Natività: fughe e passioni nell’arte”

Vittorio Sgarbi è nato a Ferrara. Critico e storico dell’arte, ha curato numerose mostre in Italia e all’estero, è autore di saggi e articoli. Nel 2011 ha diretto il Padiglione Italia per la 54a Biennale d’Arte di Venezia. Per Bompiani ha pubblicato Il bene e il bello (2002), Dell’anima (2004), Ragione e passione. Contro l’indifferenza (2005), Vedere le parole (2006), Clausura a Milano e non solo. Da suor Letizia a Salemi (e ritorno) (2008), L’Italia delle meraviglie. Una cartografia del cuore (2009), Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri (2010), Le meraviglie di Roma. Dal Rinascimento ai giorni nostri (2011), Piene di grazia. I volti della donna nell’arte (2011) e L’arte è contemporanea (2012).

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Professore Sgarbi, il suo nuovo libro:” Nel nome del Figlio. Natività, fughe e passioni nell’arte.. un laico che parla di valori cristiani..?

Nel nome del figlio è il risarcimento in un libro scritto da un critico d’arte laico di quei valori cristiani che non sono valori soltanto per chi crede ma sono valori di civiltà , cultura e consapevolezza.

“Nel nome del Figlio” tenta il confronto tra l’arte figurativa e il mistero più grande che ha accompagnato l’umanità, la vita di Gesù. Perché ha pensato di scrivere questo libro?

Dal momento che siamo entrati in un Europa molto reclamata nella quale la Costituzione non indica le radici cristiane, io ho pensato di scrivere due libri pieni di grazia e questa volta nel nome del figlio in cui l’immagine del cristo e l’immagine della Vergine e in genere tutte le immagini legate al mondo cristiano sono valori che appartengono all’intera Umanità e non è necessario che uno abbia la fede perché debba rispecchiarsi e sentirsi rappresentato da quelle immagini perché esse fanno parte della nostra formazione, della nostra vita.

Molti grandissimi artisti del passato hanno illustrato la vita di cristo, cosa volevano intendere?

Giotto, Michelangelo, Tiepolo tutti grandi artisti che hanno illustrato la vita di Cristo, hanno raccontato la vita di un uomo, un’avventura straordinaria che serve a intendere come il Cristianesimo abbia cambiato il mondo ribaltando il rapporto di forza fra gli uomini , da homo homini lupus a homo homini deus , non homo homini amicus o agnus perché, perché la religione cristiana indica la figura di Cristo come Dio che diventa uomo, quindi si mette nella condizione di capire e interpretare e rendere l’umanità più accostante,  nel dialogo, nel riconoscimento delle sensibilità reciproche e quindi in una dimensione che è quella che indica la dignità dell’uomo, la persona , l’individuo come centro della storia e non il potere e la forza come soprafazzione  come capacità di dominio, da questo punto di vista la religione Cristiana è la più moderna religione, la più attuale ed è una rivoluzione che un uomo ha compiuto non in nome di Dio ma per gli uomini

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Sinossi

“Nel nome del Figlio” tenta il confronto tra l’arte figurativa e il mistero più grande che ha accompagnato l’umanità, la vita di Gesù. Nel corso dei secoli questo Mistero, oltre che il linguaggio della Chiesa ufficiale, ha parlato il linguaggio della pittura. I Maestri bizantini senza nome, il Maestro della tavola di Sant’Agata, Pietro Cavallini, Giotto, Cimabue, Masaccio, Filippo Lippi, i Maestri veneti, da Bellini a Carpaccio, a Tiziano, da De Mio a Jacopo Bassano a Tintoretto a Sansovino; i maestri nordici, da Memling a Dürer a Grünewald; Michelangelo, Raffaello, Potormo, Correggio, Savoldo, Moretto, fino a Caravaggio e i caravaggeschi, da Battistello, a Ribera, a Mattia Preti. Gesù nell’arte ha parlato la sua lingua più variegata e ricca: la sorpresa, l’ira, il dolore, la gioia, il giudizio inequivocabile, la pietà, la debolezza, la tenerezza, l’amicizia, il capriccio; il linguaggio eterno di Dio e quello volgare della terra, quello femmineo di Maria e quello sapienziale dei Dottori. Quello che ci consegna Vittorio Sgarbi non è, dunque, un libro d’arte. O non è solo un libro d’arte. È la storia, affascinante e infinita, di quando l’arte era la voce con cui Dio poteva esprimersi nel modo più immediato e libero.