Sergio Sorgini ospite a breve di Genius Off

Alle volte la vita improvvisamente cambia direzione , vite che fino a quel momento erano lontane fra loro , per un fortuito incontro , un viaggio, si intrecciano e poi  proseguono parallele, come se un progetto fatale avesse reso gemelli  più che fratelli, nel sentire , nel pensare e nell’essere stesso .    Per quarant’anni ho seguito il lavoro di Sergio, crescendo e maturando anche personalmente ed artisticamente . Approfondendo la sua conoscenza ed immerso nella  sua crescente  produzione artistica , sono giunto  ad  interpretarne quasi l’attimo nascente.

La produzione artistica quasi ossessiva di questo ultimo periodo ha origini molto profonde nell’animo dell’amico Sergio ; trae la forza creativa da accadimenti antichi rivelatimi a spizzichi e alle volte rubati per il suo carattere schivo a rivelarsi, racconti del tempo in cui ragazzo abitava a Roma con lo zio insegnate, Padre Bernardino Mastroianni fratello della madre Luisa.  Zio che  ha assunto spesso il ruolo di padre e non solo spirituale.  E’ proprio in questi luoghi (la parrocchia di Santa Gemma ) che vive  e sperimenta il disagio di bambini e giovani adolescenti come lui,  che venivano affidati a Padre Bernardino dopo essere stati tolti dalla strada . Qui nasce il  suo primo lavoro  e poi da lui utilizzato nel  1950 proprio per la copertina di un libro di poesie dello stesso zio. Le esperienze vissute in prima persona durante l’ultima guerra , la deportazione , la fame, le umiliazioni razziali  rimarranno nella sua mente fino all’incontro con il disagio  vissuto da giovani con patologie mentali, che daranno vita alla grande ultima produzione artistica. Qui mi piace continuare non piu’ con parole solo mie , ma con stralci e pensieri di altri amici che riusciranno a darvi con sensibilità diverse una lettura più vicina alla realtà della sua arte.

Una delle particolarità che da sempre caratterizza il lavoro di Sorgini, anche più evidente ora, che nonostante sia stato considerato “ ARTISTA “ dai più grandi musei italiani quali Maschio Angioino di Napoli, Palazzo Venezia e Chiostro del Bramante di Roma, Reggia Venaria di Torino ed altri, è la sua capacità di trasformarsi, di mutare pelle, rimanendo se stesso con quel suo tratto veloce ed inconfondibile.

Dal momento che l’ ho conosciuto, ha saputo crescere,senza snaturarsi allargando i propri confini, cercando di recepire e prestare attenzione al mondo che lo circonda, senza curarsi di appartenere a qualche movimento pittorico, anzi, anticipando stili e correnti artistiche, per essere collocato quale indiscusso protagonista “silente” della’ arte contemporanea, se così la vogliamo chiamare, ma con un occhio attento all’ arte moderna della quale è sicuramente continuatore.