Sergio Sorgini incontra la RAI

di Alessandro Carone

“La fusione delle ultime sculture del veronese Sergio Sorgini in un servizio Rai”.

Sabato scorso la fonderia artistica di Villafranca Arte bronzo si è trasformata in un set televisivo della rai che ha registrato il programma dedicato anche alle ultime opere scultoree del maestro Sergio Sorgini e che verrà trasmesso nei prossimi giorni.

Dal Chiostro del Bramante a Palazzo Venezia; Dal Maschio Angioino al polo museale del Mart di Rovereto al museo alla Rocca dei Papi dove inaugurerà nel mese di luglio la grande antologica. Oltre 100 le opere del maestro che sarà possibile vedere distribuite in un elaborato e significativo percorso filologico studiato dai curatori: Leonardo Guardalben e Alessandro S. Carone.

La mostra è anche una dedica, un “pensiero serrato”, mozzafiato rivolto ai ragazzi affetti da patologie mentali che Sorgini ha incontrato, grazie ad un amico psichiatra direttore della residenza ospedaliera di Montefiascone e vedrà esposti, i lavori recenti fusi a Villafranca e ripresi dalla rai. Non solo, ci saranno anche disegni e bozzetti preparatori che i curatori hanno espressamente voluto facessero parte della grande antologica per completare l’apparato scientifico. I recenti lavori in mostra che comporranno la grande personale, riflettono sui temi della follia e sulla circolazione delle attenzioni alle persone che in un’epoca di vorticosi cambiamenti sociali, culturali ed economici sembrano essere dimenticati. “Dopo l’incontro avuto con i ragazzi-ospiti della residenza di Montefiascone”, per il Sorgini sembra non ci sia più pace e allora, ogni energia, ogni attimo s’incanala in un fare artistico che sembra voler liberare quegli stessi ragazzi da un incubo. Quale? Non il loro, bensì il nostro.

Sorgini mette in luce la figura per certi versi radicale di giovani schizofrenici, per inserirli pienamente nelle dinamiche del dibattito contemporaneo, per riflettere sulla loro condizione ribaltandone le convinzioni. “Come possiamo pensarli sofferenti se non c’è dato conoscere il loro mondo? La sofferenza è tutta nostra per non aver accesso al loro paradiso che forse è mondo di sogno, di purissima libertà dalle convenzioni e dagli obblighi che ci schiacciano inesorabilmente senza darci alcuna possibilità di scampo; di via d’uscita: Mondo, quello dei ragazzi residenti nel quale dovremmo poter entrare e lì vivere”.

Anche lo sguardo- quello del Sorgini si fa attento alla storia, fortemente sensibile alle logiche e ai suggerimenti del luogo e del contesto, con un’attenzione peculiare alla ricerca di una possibile felicità; Sorgini espone un inedito lato intimo, quasi onirico, dal quale affiora una riflessione sull’architettura del corpo umano pieno di dignità e apparentemente costretto in “celle di clausura” e sulle sue forme intessute di suggestioni metafisiche di un “Abitare-insieme-individualmente”; rinnovamento in atto in tema di “residenza condivisa”, analizzandone i motivi della ricerca di una qualità del porsi a favore di chi pone al centro l’esperienza individuale, anche nell’ambizioso progetto di un rispetto collettivo.

Nel saggio che il professor Carone ha scritto per la mostra, si legge:
“…in quell’Enfer, dove la sua fantasia era costretta a creare forme orribili, sicché sentiva informe non quello che era privo di forma, ma quello che ne aveva una tale da ripugnare. Infatti, ciò che osservava era informe in confronto con le cose vestite di una forma più bella. Se voleva reggere, avrebbe dovuto togliere le reliquie di una qualsiasi forma. Rinunciò allora a interrogare in proposito il suo spirito costretto a riempirsi d’immagini di corpi aventi forma che andava mutando e variando a capriccio; e pose mente a quel corpo stesso. Studiò più addentro quel suo mutarsi per cui cessò di essere quel che era e incominciò a esser quello che non era, ed ebbe il sospetto che il passaggio da forma a forma avvenisse per qualche cosa orribile e non per il nulla assoluto. Sorgini comprese che la natura e l’origine di quel mutare risiedeva nel modo di osservare che si considera sguardo delle persone così dette… normali”.

C’è sempre però, quel pesante dubbio di una sofferenza parallela e coincidente con quel loro “chiassosissimo silenzio”; con quella loro postura educata che dimostra, evidenziando quel loro distacco siderale dal nostro mondo. E’ forse questa la rappresentazione, la sintomatologia di una possibile sofferenza? Sorgini cerca di entrarvi per poter svelare il dubbio, per comprendere se nel comune pensare c’è un briciolo di verità. Ecco che quei ragazzi che nelle prime tele si rivelavano sì costretti e chiusi ma serenamente distanti da noi, si trasformano, mutano nei corpi e nelle posture liberando una disperazione che tanto sa di terrificante e di un dolore incolmabile che incatena togliendo il fiato e modificando i corpi. Sorgini dall’osservali (da un fuori) è entrato dentro le loro menti, si è immerso nel loro mondo. Ne riesce, torna ad osservali (dal fuori), perché solo questa possibilità ci è data. Ecco che ritornano quei ragazzi a cui tanto e intimamente si è, inesorabilmente, legato.

Ma parlare di questo, raccontare e cercare di spiegare quanto emerge dalle sue opere è sancire quel divino dono di natura che separa i pittori dagli artisti, dai maestri. La sua capacità che del racconto srotolato si fa sintesi è la magia dell’esser vero Artista. Non è un caso che le linee culturali dei canali rai abbiano scelto il maestro Sorgini e la sua capacità artistica di raccontarci un suo “dentro” che tanto ci arricchisce e che davvero molto ci insegna. Oramai tutto veronese Sorgini anche se i suoi natali risiedono in Roma.