Sergio Sorgini in visita a Trieste

Un artista di fama internazionale a Trieste: è Sergio Sorgini, pittore e scultore che ha dei retaggi con il capoluogo regionale, ma che con le sue opere ha toccato vette molto alte e sarà nei prossimi mesi protagonista con i suoi lavori. Nell’ occasione di una delle sue visite, Sorgini si presta volentieri ai microfoni di Genius per raccontare la sua storia ed il suo percorso, che parte da molto lontano: “sono in questi giorni a Trieste, assieme a Leonardo Guardalben che è un pittore, peraltro devo dire molto bravo e con ottime qualità”, che da quarant’ anni cura le mie mostre.

Trieste: come mai questa scelta?“Io a Trieste ci ho fatto il militare,dopo questo periodo, mi sono innamorato della città. Proprio per questo nei prossimi mesi dovrei appunto portare le mie opere qui per esporle al pubblico” .

Il primo Sorgini : puoi raccontarci gli inizi?“Si:  Nasco come disegnatore. Il mio primo lavoro: ho illustrato un libro di poesie per mio zio don Bernardino Mastroianni che è stato una guida spirituale e di vita. Fumettista per il Vittorioso, in seguito ho lavorato come cartellonista cinematografico, per la Paramount Pictures e la Universal: parliamo degli anni 1959 -1961. In assenza dei moderni mezzi di comunicazione, il successo del film poteva essere decretato dalle qualità pittoriche dell’ artista. Le case di distribuzione americane mi affidavano il lavoro; non ero a conoscenza del titolo definitivo in quanto doveva essere pensato esclusivamente per il pubblico italiano. Riempivo pertanto gli spazi riservati al titolo definitivo con lettere sfuse (titolo provvisorio), che , una volta  conosciuto , recuperavo le lettere  trasferendole sulla tela. Una specie di operatività alla Andy Warhol , per intenderci; questa metodologia la chiamavo “omaggio al cinema”, anche se i critici la definiscono pop art. Arrivato a Brescia invitato dalla casa editrice – La Scuola – mi dedico all’ illustrazione di libri per ragazzi “.

Dopo i bozzetti, si passa alla pittura.“ Ho vissuto  un periodo di pittura metafisica , dove ho prodotto le mie donne lunari, donne enigmatiche in eterna attesa. Ho poi cominciato a dedicarmi alla scultura in bronzo che con la produzione pittorica hanno dato luogo alle antologiche al Palazzo dei Sette di Orvieto (che espone in permanenza una  scultura contro la violenza sulle donne nel chiostro di S. Francesco d’Assisi) e al Maschio  Angioino di Napoli, con un notevole successo di pubblico e di critica. Altre grandi  sculture contro la violenza sono state esposte al Palazzo Venezia di Roma e alla Reggia Venaria di Torino. Dopo ho avuto l’onore di presentare un’antologica al Chiostro del Bramante di Roma in contemporanea alla mostra sulla “Dinastia di Brueghel”. Vista la numerosa affluenza di visitatori e per le tematiche affrontate (violenza contro le donne ed il dramma della malattia mentale) il Comune di Viterbo mi ha proposto di proseguire la mostra antologica nelle locali Logge di San Tommaso; è stato commovente, e forse immeritato per me, ricevere l’ omaggio di un’intera città. Subito dopo Viterbo è seguita la mostra alla biblioteca del Mart di Rovereto”.

Sergio Sorgini non si ferma mai, insomma: mostre in programma per il futuro?“Dopo l’esposizione al Mart di Rovereto, adesso ci sono delle cose che vorrei sviluppare. Certamente questa mostra di Trieste, che è una tappa molto importante per me, e poi nuovamente la città di Rovereto mi vorrebbe per una mostra di sculture contro la violenza sulle donne a novembre 2014. Per  luglio 2015  sono stato invitato nuovamente al Chiostro del Bramante, nel Museo d’arte moderna e contemporanea con un’antologica più ampia della precedente, dove svilupperò il tema della follia. Per l’ esposizione di Trieste ho già preparato delle grandi tele (250×400) che rappresentano in maniera astratta il porto vecchio di Trieste”.

Sergio Sorgini è un artista, ma per arrivare dove è ora ha passato anche momenti difficili: nel suo percorso ha vissuto da piccolo gli anni della guerra.“Ho conosciuto le rappresaglie tedesche a Roma, ho sofferto la fame, (come tutti in quel periodo) , che però ricordo costantemente perchè sono stati gli anni che hanno segnato in modo indelebile la mia coscienza ed il mio voler essere vicino agli altri come ricordava Francesco d’ Assisi a cui sono molto legato”.

Il discorso “umanitario” è  legato alle fasce sociali più a rischio: ci sono argomenti interessanti anche qui.“Come ho appena detto, ho vissuto momenti terribili nella mia vita, momenti che non vorrei si ripetessero mai più. Parte della mia produzione è indirizzata alla denuncia di situazioni estreme della nostra società, da qui ad esempio i lavori dedicati alla violenza sulle donne quale simbolo della violenza “ universale”. Un caro amico psichiatra, al tempo della mostra al Chiostro del Bramante, mi fece conoscere i suoi “ragazzi “, malati di mente . L’incontro con questi giganti silenziosi e drammaticamente umani mi ha toccato nel profondo….dopo, tutto è cambiato. Rientrato a Verona, con questo forte carico emotivo, mi sono chiuso in studio per giorni, dormendo lo stretto necessario e meditando intorno al dramma delle condizioni di questi uomini, che hanno ispirato e fortemente condizionato i miei successivi lavori. In contrapposizione a queste tematiche molto forti, sto preparando dei dipinti più poetici dal titolo “ il bacio “.”

Infine, il capitolo scultura che peraltro è trattato in una maniera  particolare.“ Nella scultura, un episodio interessante che mi sento di raccontare è stato il video realizzato dall’israeliano Avi Rosen al Maschio Angioino, dove è collocata in permanenza, all’ ingresso del Museo Archeologico, una mia scultura dal titolo “non più violenza”. Questo lavoro è emblematico della mia produzione artistica, in scultura rappresento le donne come esseri lacerati, feriti, violentati nelle forme da questa società in cui vivo. Rosen ha esplorato, con l’occhio della telecamera, prima l’ esterno, entrando poi letteralmente dentro la scultura creando un taglio prospettico particolare che ha saputo cogliere l’ essenza e la drammaticità della condizione “dell’ umano essere.”

Da ultimo, mi hai accennato di un nuovo movimento, vuoi parlarmene?“Guarda, fa conto che sia un palazzo di cui sono già state gettate le fondamenta. “RIMEMBRANZISMO” è il nome che identifica il movimento. Al suo interno ci sono rappresentanti nell’ ambito scientifico, letterario e artistico, come l’amico architetto Alessandro Carone, la storica dell’arte Irene Danelli, lo scienziato Angelo Spena, ordinario di genetica all’ università di Verona, la poetessa e antropologa Marcia Theophilo, candidata al premio Nobel per la letteratura e tanti altri. Io sono stato invitato per la parte artistica; è di questi giorni la creazione del manifesto del movimento, mio  lavoro più recente”.

Genius, quindi, si prepara a seguire con occhio attento la mostra di questo artista poliedrico: fumettista, bozzettista, grande disegnatore, pittore e scultore; Sergio Sorgini a Trieste è certamente un appuntamento da non perdere, anche per il “ personaggio “ che c’ è dietro.