Saracino: il mondo su una sedia

Quanti modi esistono per confezionare una seduta con uno schienale? Se volessimo ricostruire l’intera storia del design contemporaneo potremmo farlo tranquillamente prendendo come riferimento unico la sedia: dalle mitiche Thonet alla sedia Mackintosh, dalla geometrica Red and Blue di Rietveld alla poltrona Wassily di Breuer arrivando alle Kartell di Starck fino alle varie sedute Moroso. E ancora oggi artisti, architetti designer riescono ad esprimersi come non mai nell’universo sedia.

La concezione di design di Antonio Pio Saracino, sembra fondarsi su una stimolazione mirata dei ricettori tattili attraverso il senso della vista, dimostrando che è possibile conciliare estetica e funzione, una volta per tutte, d’amore e d’accordo.
Quello che mi colpisce immediatamente, osservando la collezione di sedie e poltrone presente in mostra, è il ricorso costante ad una sorta di “morbidezza moderata”. Le forme curve, trait d’union della sua poetica, sono come addomesticate da linee “binario” che ne stemperano una altrimenti troppo eccentrica attitudine, lavorando in equilibrio. La curva compie una parziale parabola deviata poi da un raddrizzamento. Il risultato è l’inevitabile richiamo ad una diffusa estetica che rimanda agli anni ’60, attualizzata ai giorni nostri. Antonio Pio Saracino sembra aver spulciato diversi libri di chimica, scienze naturali e anatomia. L’origine del suo lavoro infatti, come mi racconta il curatore Jonathan Turner, viene spesso ispirata dalle forme del corpo o delle ossa umane e animali, come la Cervo Chair, a metà strada tra una gabbia toracica e le corna di un cervo, abbraccia e sostiene al contempo. Forme però sempre stemperate e stilizzate, che rievocano queste strutture biologiche ammorbidendone di molto i contorni. Come per la Blossom Chair, unico pezzo di legno laminato incurvato in un doppio abbraccio a cuore che permette un ottimale rapporto flessibilità, rigidità, adattabilità. “I quattro petali di legno si curvano proporzionalmente tra schienale e seduta rispetto al peso della persona che vi si siede, ottimizzandone comodità e stabilità” mi racconta il curatore. L’utilizzo indiscriminato dei materiali più svariati permette all’artista di rendere visivamente duro il morbido e apparentemente tenero il rigido, giocando proprio sulla sinestesia. Come il Ray Sofa, concepito come un assemblaggio di stretti e lunghi parallelepipedi, di differenti altezze, che producono otticamente l’impressione di un concrezione cristallina o di una distesa di pixel tridimensionalizzati. La poltrona, travestita da oggetto rigido, ha in realtà la pelle tenera e il corpo leggero essendo prodotta in schiuma di silicone, ingannandoci ancora una volta. Turner mi invita a provarla e rimango colpita dalla sua comodità. “Per Antonio è fondamentale l’utilizzabilità di quello che crea. Sono tutti oggetti indubbiamente gradevoli, ma tutta la loro bellezza scaturisce dalla funzionalità. Tutte queste sedie sono ergonomiche e confortevoli”. Raffinatissima la Leaf Chair, composta da sottilissimi fogli polimerici assemblati l’un l’altro a formare morbide curvature tra il Liberty e lo scheletro marino di qualche strano pesce o mollusco. Le nervature principali invece, progettate come punti di sostegno al corpo umano, affiorano visibili non nascondendosi all’interno dell’oggetto, svelando così quella funzionalità che, in questo caso, diventa segno creativo dell’artista. Anch’essa uscita da qualche manuale di chimica organica, la Molecular Chair presenta un’anima in rete di filo metallico che riprende nella forma il gusto barocco, ed è esternamente cosparsa agglomerati di bolle in lana riciclata di diversa dimensione e tonalità cromatica. L’effetto è quello di un adattamento giocoso e rimando a quel cosmo accessibile solo al microscopio e riadattato su scala umana. In fibra di carbonio è la Modular Chair, composta da una struttura modulare di coppie di fasce con curvatura alternata che permettono la massima elasticità e resistenza, mantenendone a impatto estetico la sensazione di leggerezza e agilità.
Unitas Multiplex – A New World, visitabile alla GalleriaLipanjepuntin fino al 1 ottobre, racconta diversi progetti Antonio Pio Saracino rivelandone la congenita ecletticità, da “uomo vitruviano”. Serigrafie, miniature, progetti abitativi che esprimono l’eccentrica creatività che contraddistingue designer e artisti made in Italy, facendoci ritrovare quell’entusiasmo espressivo che purtroppo negli ultimi tempi è venuto un po’ timidamente a mancare. Forse un Nuovo Mondo deve ancora essere scoperto…

articoli correlati:

Antonio Pio Saracino: impara l’arte e mettila da parte