Science+Fiction presenta Oculus Rift

Tra le molte novità presentate nell’ultima edizione del Festival di fantascienza di Trieste tenutasi, come ogni anno, a cavallo di Halloween, questa volta ha fatto capolino un bizzarro casco munito di occhiali per la realtà virtuale che i ragazzi del Festival hanno presentato al pubblico a margine dei principali eventi. Il casco, dall’inquietante nome di Oculus Rift, rappresenta il primo eco di una guerra su scala planetaria, che sta coinvolgendo tutti i colossi della tecnologia: quella per i nostri occhi. Oculus, infatti, inventato a soli 19 anni da Palmer Luckey nel più classico dei garage nel 2011, è stato acquistato lo scorso 25 marzo da Facebook per l’astronomica cifra di 2 miliardi di dollari. Zuckerberg in questo modo risponde alle mosse di Google, che nel 2013 ha messo a disposizione degli sviluppatori il prototipo dei suoi Google Glass, occhiali per la realtà aumentata di propria produzione, in grado di portare l’interazione tra utente e dispositivo su un nuovi livelli.

Ma cos’è Oculus? E’ uno schermo da indossare sul viso, altrimenti chiamato HMD (head-mounted display), per la realtà virtuale. Nella sua ultima versione, non ancora definitiva, Oculus offre un campo visivo di 360°, sensori di movimento per assecondare i movimenti del collo, visione stereoscopica 3D e sistema audio di alta qualità. Nelle intenzioni del guru di Menlo Park, il nuovo dispositivo non rappresenterà semplicemente un nuovo grado di evoluzione dell’esperienza videoludica di milioni di “gamers” ma, molto più ambiziosamente, rivoluzionerà l’approccio tra utente computer e le interazioni sociali on-line, permettendoci di entrare fisicamente nell’universo esperienziale fino ad adesso confinato tra i quattro bordi di un monitor. Esattamente l’approccio opposto di Google, che punta le sue fiches sulla portabilità dei suoi dispositivi (pensiamo anche al Google Watch) e sulla realtà aumentata, in altre parole su dispositivi da portare sempre con noi, estensioni tecnologiche del nostro corpo in grado di potenziare i nostri sensi, fornirci informazioni dettagliate e in tempo reale sul mondo che ci circonda, con l’obbiettivo di migliorare la nostra vita quotidiana.

Due punti di vista opposti e speculari; un confronto, a base di brevetti e investimenti milionari, che determinerà il futuro del nostro rapporto col fidato personal computer, che potrebbe diventare un universo in cui letteralmente immergerci, o un prolungamento del nostro corpo in grado di renderci ‘more than human’. Forse ci stiamo spingendo un po’ troppo in là con l’immaginazione, ma le prospettive che si stanno aprendo solleticano l’immaginario di molti e creano qualche inquietudine, in chi non nutre massima fiducia in questo gioco al progresso, che ci vede consumatori e cavie di tecnologie sempre più estreme.

Ora si attendono le mosse degli altri titani dell’informatica (Sony, Apple tra gli slyti), nell’attesa che la guerra per i nostri occhi, entri nel vivo. E voi da che parte state?