Turismo in FVG: da che parte stare?

Parliamo di turismo, parliamo di Friuli Venezia Giulia. Parliamo di un angolo d’Italia che da domani sarà visibile un po’ di più al mercato nazionale. Per quale motivo? Semplice. Lonely Planet Italia ha presentato a Trieste questa mattina la guida del FVG curata da Luigi Farrauto, classe ’81 e, come si legge nella descrizione all’interno del volume “cresciuto sfogliando ogni sera l’atlante e sognando fantasmagorici viaggi”. Notizia positiva, visto l’interesse sempre più alto dei viaggiatori e dello sforzo fatto anche da Turismo FVG nel tentare di accogliere i flussi in modo moderno e, se vogliamo, competitivo. All’interno del volume troviamo puntuali descrizioni di ciò che è presente in FVG, brevi interventi di autori come Luigi Nacci, personaggi come Joe Bastianich, oppure Bruno Pizzul e Wu Ming 1, al secolo Roberto Bui, coautore di un cult come “Q”. Fino a qui tutto bene, raccontava Matthieu Kassowitz in L’odio.

Tutto bene? Diciamo in parte. Se da un lato la pubblicazione della guida della Lonely Planet sulla regione forse meno conosciuta d’Italia rappresenta un bene pubblico, dall’altra ci sono degli interrogativi che vanno ovviamente posti. I flussi turistici sono di per sé una rinnovata forma di economia necessaria anche per il superamento della crisi che tiene in scacco da quasi dieci anni l’Europa e i suoi cittadini. Città come Trieste e Udine, luoghi come la Carnia o il Collio sono spesso meta di visitatori da buona parte d’Europa. Sempre di più ci sono privati che decidono di investire sul territorio anche solo per riuscire a sbarcare il lunario o proiettarsi in speranze di superamento della crisi: non è esattamente così facile. Se pensiamo che basti l’operato di chi in prima linea vive il turismo ci si sbaglia di grosso. Bisogna decidere cosa fare da grandi, quale futuro per aree come questa; bisogna fare delle scelte di campo che portino i turisti a vivere un territorio dove la cementificazione venga definitivamente abolita. Non serve costruire altro, non ne abbiamo bisogno. Bisogna che si faccia fronte comune su problemi come le grandi arterie autostradali e progetti senza senso di rigassificatori in un golfo – quello di Trieste – dove la profondità non tocca i trenta metri e dove molte specie del’Adriatico depongono le uova, creando così un ecosistema particolare.

Chi possiede le chiavi per affrontare questi problemi? La politica, per fortuna o purtroppo. Chi può fare di più per sfiancare il sistema? I cittadini – non solo quelli pentastellati.  Prese di posizione chiare nei confronti della necessità di assistere ad un cambiamento di linea dovrebbero essere quotidiane e consapevoli. Come si fa a pubblicizzare in tutte le librerie d’Italia che le lagune del FVG sono un ottimo posto per il birdwatching – e quindi anche per un turismo consapevole – quando poi nelle stesse zone il rigassificatore potrebbe portare a dei cambiamenti sull’habitat? Come facciamo a convogliare i flussi turistici nella parte più orientale d’Italia quando i collegamenti ferroviari con il resto della penisola sono da rivedere completamente? Come pretendiamo di accogliere turisti stranieri quando c’è una diffusa incapacità di esprimersi correttamente in un’altra lingua che non sia quella dialettale?

Si parla di questa regione come la zona più contaminata d’Italia per quanto riguarda culture diverse. Bene. Adesso potete anche svegliarvi.