Saturno Buttò: il bello dell’inquietudine

Entrando nel suo studio, non si ha l’impressione di avere a che fare con un artista. Un artista, a seconda di molti, tra i più interessanti del panorama artistico italiano ed europeo e che vanta numerose personali in capitali come Roma, Parigi, New York, Hong Kong. Si ha semmai l’impressione di entrare nello studio di un antropologo, di un viaggiatore interessato ai dettagli e al bello. Guardando le sue opere si ha a che fare con un esteta inquietante, capace di mescolare il sacro al profano grazie a uno spiccato interesse per la simbologia essoterica ed esoterica, in cui l’erotismo ha un ruolo importante. Pur rappresentando immagini a volte al limite della claustrofobia, dell’angoscia, Saturno Buttò, veneziano classe 1957, da anni ha scelto di vivere in una località balneare come Bibione in provincia di Venezia, che lui stesso definisce solare.

Ma allora come si definirebbe Saturno Buttò?

È tutto meno complicato di quello che può sembrare. Le mie opere non nascono con carattere simbolistico, ma mi lascio guidare dall’istinto e dal mio gusto per le cose. È un automatismo, metto ciò che sento di fare in quel momento. Chiaramente dietro c’è un background ed una personale cultura derivata dagli studi e dalla vita che mi guida. Le immagini accadono, automaticamente, un processo che sviluppo in studio. Mi siedo, guardo l’immagine dell’opera che ho al cavalletto e contemporaneamente ascolto la musica che mi piace. Le due cose insieme sono evocative, stimolanti e mi fanno viaggiare con l’immaginazione verso “nuove cose”.

Come mai le tue opere sono apprezzate e seguite da un certo mondo culturale italiano, molto legato alla simbologia?

Non sono mai stato convenzionale e una cosa che mi disturba è interpretare la pittura adoperando dei soggetti convenzionali. Non impongo a me stesso cosa rappresentare. Dedico la mia attenzione verso ciò che non conosco, che m’inquieta, che mi possa anche disturbare, ma capace di trascendere l’immagine stessa e, per vari motivi, tutto deve accadere molto spontaneamente. Il mio comune denominatore, nel lavoro, è la figura umana ed il ritratto, non ho alcun interesse verso altri soggetti. E quando ti orienti su questo tipo di tematiche sei quasi obbligato ad uscire dall’aspetto meramente decorativo Quello che desidero è ottenere immagini di grande intensità e profondità e così, come nella vita, le cose veramente importanti da sviscerare non sono molte. Sesso e decesso, citando Woody Allen. Quello che conta non è quanto sia fatto bene il quadro ma qual è la sua forza di “colpire allo stomaco” lo spettatore. Davanti ad un’opera bisogna emozionarsi e scuotere. La capacità, inoltre, di mantenere una nota misteriosa, dare forma all’immagine non svelandola del tutto contribuisce ad accrescerne il fascino nel tempo. E, a seconda delle tue chiavi di lettura e della tua cultura, puoi entrare e analizzarla in profondità. Per esperienza diretta, ci sono persone che hanno “aiutato” me nella lettura delle mie stesse opere, grazie appunto ad un approccio culturale diverso.

Qual è il tuo rapporto con la religione e la religiosità?

A mio modo ho uno spirito religioso, potrei definirmi anche credente, ma non lo so, non ne sono sicuro. Non sono praticante perché ho una visione critica riguardo la chiesa in quanto istituzione. In ciò che faccio comunque c’è una grande spiritualità, non si spiegherebbero alcune immagini diversamente. La centralità della figura, per esempio, che inevitabilmente rimanda all’iconografica cristiana. Sono da sempre affascinato da questa condizione culturale occidentale, che ha voluto dar forma umana al divino. Dipingo la figura con la consapevolezza che essa, come i Santi, stia tra noi ed altro…

Qual è il tuo rapporto con il panorama artistico italiano?

Lavoro prevalentemente con l’estero: Stati Uniti, Asia ed Europa, e per fortuna direi. In Italia non c’è quella capacità, quelle possibilità che trovo oltre confine. Il mercato qui risente della condizione politica e sociale, e come altri settori è in forte crisi. Qui o le cose sono facili da acquistare perché costano poco o devono costare tantissimo ed io, attualmente, mi trovo in quella “terra di mezzo” che non paga. Partecipo con piacere in ogni caso a mostre e manifestazioni in Italia. Per fortuna ho sempre considerato il mercato una questione secondaria. Ovunque abbia esposto le mie opere, non ho comunque incontrato alcuna barriera o censura. O ti amano o ti odiano, questo sì, ma in definitiva è positivo, almeno non c’è indifferenza. Le mie opere sono verosimili, non irraggiungibili, in termine di rappresentazione, sono iconici, reali, non surreali. Il mio angelo, per citare un soggetto, non ha le ali, è un uomo o una donna, pur mantenendo la sua ieraticità.

Un artista, Saturno Buttò, che come lui stesso ha affermato, da amare o da odiare, ma certamente in grado grado di attirare l’interesse, di colpire la coscienza e di spingere a riflettere sulle nostre paure, sulle nostre pulsioni. Un artista in grado di porci di fronte con ciò che di malizioso, di oscuro c’è in ognuno di noi.

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