Russia: perché Nemtsov?

Il 27 febbraio scorso, nel pieno centro di Mosca, sotto le mura del Kremlino, e’ stato assassinato Boris Efrimovici Nemtsov, uno dei leader dell’opposizione all’attuale leadership russa, oltre che fondatore del movimento “SOLIDARNOSTI” e co-presidente del “Partito Repubblicano della Russia – Partito della Libertà del Popolo”. Nato il 9 ottobre 1959 a Soci, ha fatto un’importante carriera politica, occupando posizioni come Governatore dell’Oblasti di Nizjegorod (1991 – 1997), Ministro del petrolio e l’energia (aprile-novembre 1997), Vice primo ministro della Russia (1997 – 1998), parlamentare nella Duma di Stato (1999 – 2003).

Nell’autunno del 2003, Nemtsov ha partecipato alle molteplici manifestazioni della “rivoluzione arancione” in Ucraina, che si sono concluse con l’affermazione del nuovo presidente ucraino Viktor Yuscenko. Già in quel periodo, Nemtsov parlava molto dell’estensione della “rivoluzione arancione” anche in Russia, oltre al fatto di manifestare apertamente l’opposizione a Putin ed al suo Governo.
Nemtsov ha fatto pubblicare una serie di report sull’attività corruttiva dell’ex Sindaco di Mosca Yurii Lusjkov e di sua moglie Elena Baturina, che hanno portato alla caduta dello stesso ex sindaco. Ha pubblicato anche dei report sull’attività di Putin, denunciando quest’ultimo per alcune espressioni nei suoi confronti, ma in questo caso il tutto è finito senza alcuna conseguenza per il leader russo.

Il motivo dell’uccisione di Nemtsov? Poco probabile che sia stato per spaventare l’opposizione: l’omicidio è stato troppo ben organizzato e ben eseguito.

Fin dai primi giorni della rivoluzione di Maidan, conclusasi con il cambio della reggenza politica in Ucraina, ancora da capire se costituzionale o meno, Nemtsov si è dedicato molto al sostegno delle nuove forze europee in questo paese. Ha rilasciato molte interviste, accusando direttamente Putin e dedicandosi anche alla documentazione delle prove sul coinvolgimento diretto della Russia nel conflitto di Donbass. Il Presidente ucraino Poroscenko ha dichiarato che già in precedenza Nemtsov gli aveva parlato delle prove incontestabili sulla presenza di soldati e armamenti russi in Ucraina. Probabilmente le prove di cui ha parlato Nemtsov non saranno più disponibili.

Ma è questo il motivo dell’uccisione di Nemtsov, oppure ci sono altri interessi non noti? È poco probabile che coloro che hanno ucciso Nemtsov l’abbiano fatto per spaventare l’opposizione e i loro leader, come Navalinyi, Sobciak, Kassyanov, Yashin, Ryjzkov ed altri. È poco probabile che siano stati i nazionalisti russi, che in diverse occasioni hanno minacciato i capi dell’opposizione russa. Difatti l’omicidio è stato troppo bene organizzato e ben eseguito.
È poco probabile che sia stato organizzato dai servizi speciali russi, perché la morte di Nemtsov non era opportuna per il regime di Putin, infatti avendo un rating di 86%, sarebbe troppo ingenuo eliminare in tal modo ogni possibile oppositore politico. Eliminare un oppositore che di fatto non crea molti problemi e difficoltà al livello politico in uno Stato con un presidente così forte e seguito dal suo popolo non rientra nei parametri di una intelligenza politica come quella di Putin.

Allo stesso tempo, ci sono molte forze esterne che vorrebbero destabilizzare internamente la Russia e che non vedono nella fragile pace di Minsk la certezza di una condizione di pace in Ucraina. Il contesto geopolitico nell’est-Europa diventa sempre più ricco di tensioni, ben visibili nella difficoltà dei rapporti tra UE e USA da una parte e Russia dall’altra.