Russia e Ucraina: liaison dangereuse

La complicata relazione che intercorre tra Ucraina e Russia affonda le proprie radici nel lontano VIII secolo, quando l’Ucraina era già considerata parte imprescindibile del territorio russo. Il morboso attaccamento alla “sorella minore”, tuttavia, non può essere giustificato con le sole ragioni economiche o logistiche – legate al transito obbligato del gas russo sul territorio ucraino – ma emergono dalla sua storia e dal suo sentimento nazionale. All’occhio occidentale simili motivazioni potrebbero apparire bizzarre se riferite a semplice business tra Stati, ma per comprendere a fondo questo legame è necessario vestire i panni russi e immergersi nel passato, poiché la storia è maestra di vita.

Nel XX secolo i rapporti e le alleanze tra gli Stati si fondavano principalmente su un interesse economico. La medesima dottrina che guidò la politica estera russa nei confronti dell’Ucraina, soprattutto all’epoca dell’Unione Sovietica, trasformò Kiev non solo in un’appendice economica ma anche in un satellite politico di Mosca. Tuttavia, con il crollo dell’URSS e del suo sistema onnicomprensivo si verificarono, su scala globale, alcuni repentini cambiamenti democratici che influenzarono nella sostanza anche l’Ucraina. Quelle peculiarità su base nazionale che nutrivano i rapporti russo-ucraini iniziavano lentamente a sbiadire, trasformandosi addirittura in contraddizioni. In Ucraina, infatti, nasceva velocemente e si alimentava il germe dell’opposizione, che osò addirittura mettersi contro l’eterna politica filorussa perseguita per decenni dai politici ucraini sacrificando gli interessi nazionali del Paese.

Nell’ottica di una plurisecolare storia nazionale alle spalle, molti ucraini credettero di poter prendere autonomamente le decisioni riguardanti il loro futuro, senza la tutela russa. Ma non era cosa semplice. Il desiderio di liberarsi dallo stretto “abbraccio” di Mosca strideva con il forte sentimento nazionale, radicato in ciascun cittadino, dell’eterna e indiscutibile appartenenza dell’Ucraina alla Russia: un sentimento sempre esistito e tutt’ora tramandato di generazione in gene- razione. Ma facciamo un passo indietro.

Come risultato della politica di conquista perseguita dagli Zar russi e, per lo più, dai governanti sovietici dopo la Rivoluzione d’Ottobre (1917), vasti territori furono annessi all’Ucraina che divenne così uno dei maggiori Paesi europei. E l’alta considerazione verso Kiev si rifletté anche in seno all’Urss dove venne a lungo considerata il membro più importante. Il cambiamento e una sostanziale crisi nei rapporti tra i due Stati si sono materializzati nel momento in cui la Russia e il suo attuale capo di Stato, Vladimir Putin, non hanno voluto capire e accettare che l’Ucraina non è più quell’entità sovietica per decenni tenuta sotto il pieno controllo del loro diktat.

Risalendo alle origini, l’antico Stato russo – “Rus di Kiev” – nato nel VII secolo con capitale Kiev, è considerato fondativo sia della moderna Russia sia dell’Ucraina. Questo stato slavo-ortodosso riuniva i territori di due grandi centri, Kiev e Novgorod.

A quei tempi era uno dei più grandi Paesi d’Europa. In seguito, Kiev venne conquistata dai Tatari e divisa in due, prendendo una strada differente, mentre Novgorod venne annessa al Principato di Mosca. Nonostante questa divisione, il ricordo primordiale non è mai sbiadito dalla memoria nazionale e ancora oggi l’intero popolo considera la Rus’ di Kiev il nucleo storico della nazione e dello Stato russo. Kiev viene addirittura definita “madre delle città russe” e, nell’immaginario comune, costituisce il centro simbolico della civiltà slavo-ortodossa dell’Est.

Persino la storiografia descrive tre etnie che formano il medievale Stato russo: grandi russi, ucraini-russi minori e bielorussi. Ma come già accennato, è l’invasione mongolo-tatara a dividere il destino del popolo russo e di quello ucraino. Quando la Rus di Kiev si dissolse, il cuore della Stato russo si spostò a nord, mentre la Rus’ sud-occidentale – l’odierna Ucraina dell’Ovest – si unì alla Rzezcpospolita, Confederazione polacco-lituana con un unico monarca. Nel XVIII secolo, l’odierno territorio ucraino passò ai russi che nel frattempo avevano costituito il Grande Impero e i gli ucraini iniziarono a essere chiamati “russi minori”, termine offensivo e sgradito ai giorni nostri.

Bisognò attendere fino al XIX secolo per veder sorgere le prime basi di una moderna nazione ucraina che iniziava a definirsi attraverso un processo di identità etnico-culturale e linguistica. In questo senso, uno dei problemi principali fu l’assenza di confini etnico-geografici storicamente distinti tra i territori popolati da russi e ucraini. In molte aree del Paese infatti, la popolazione era mista e presentava differenze culturali minori.

Con queste premesse e alla luce di secoli di dominio russo, L’Ucraina ha al contrario sempre avuto una coscienza nazionale radicata e probabilmente coeva alla sua nascita. Di conseguenza i due sentimenti nazionali – e contrastanti per ovvie ragioni – originarono un risentimento che si manifestò durante la Seconda Guerra Mondiale quando gli ucraini si schierarono con Hitler. Per questo “tradimento”, furono severamente puniti e i russi assunsero la guida dello Stato ucraino dopo il 1945.

Con il collasso del sistema sovietico nel 1991, l’Ucraina divenne un Paese indipendente e libero, in un certo senso, dalle restrizioni imposte da Mosca e il sentimento nazionale ucraino poté evolvere e rafforzarsi. Da un lato, fu proprio il sentimento di superiorità russa che trattava l’Ucraina come entità subordinata a irritare il popolo ucraino. Ecco perché spesso gli ucraini iniziarono a rivolgere la loro attenzione verso l’Europa unita e democratica, desiderando di trovare il proprio posto lì.

Il problema nelle relazioni russo-ucraine non è solo dato dalla circostanza che ci sono regioni con popolazione etnicamente e culturalmente mista. Per molto tempo, infatti, il Paese è stato diviso in due e in Ucraina de facto coesistono due culture diverse, cosa che ha provocato gravi contraddizioni tra cattolicesimo occidentale e ortodossia orientale. A riprova di ciò vi sono oggi le istanze secessioniste dell’Ucraina orientale (ortodossa) contro le proteste iniziali di Euromaidan, che rappresentavano invece la voce degli ucraini cattolici e filoeuropei.

Anche in passato, l’Ucraina dell’Ovest fece parte della Polonia prima e della Lituania poi, confermando il suo destino di stare sempre “alla fine” di una potenza, di appartenere a un Impero, come quello russo o quello austro-ungarico (l’etimologia della parola stessa “u-krayna” indica essere sul bordo o sul confine di qualcosa). La sua popolazione appartiene, per la maggior parte, alla Chiesa uniate che pratica riti ortodossi, ma riconosce il primato del Papa. Storicamente, gli ucraini occidentali parlano la lingua ucraina e sono fortemente nazionalisti, al contrario degli orientali, russofoni e ortodossi, che si raccolgono attorno alla filiale ucraina della Chiesa ortodossa russa – autocefala come le altre.

Inoltre, nei primi anni Novanta i russi rappresenta- vano il ventidue per cento della popolazione del Paese, mentre gli ucraini russofoni il trentuno per cento.
La formazione in molte scuole primarie e secondarie avviene ancora oggi in lingua russa benché la Costituzione imponga l’uso della lingua ufficiale, ovvero l’ucraino. E tutto ciò rappresenta un problema, ma non si tratta solo di un problema linguistico. È un sentire diverso. C’è chi ancora sostiene che il russo debba essere la lingua ufficiale delle regioni orientali, soprattutto ora che ben due sono state le autoproclamate repubbliche popolari: Donetsk e Lugansk.
Infine, un altro elemento che complica seriamente la situazione nel Paese è la penisola di Crimea, passata sotto il territorio russo lo scorso marzo (2014). Qui, tuttavia, si è combattuto con mezzi legali e non solo adducendo ragioni prevalentemente demografiche (maggioranza della popolazione russa) ma anche strategiche, benché non espresse in maniera diretta.

La Crimea era parte dell’Unione Sovietica fino al 1954, quando Nikita Kruscev decise di consegnarla all’Ucraina.

Di fronte a questa prospettiva è facile comprendere come dopo il crollo dell’Urss, la nuova Federazione russa sia posta in una situazione molto sfavorevole: con la perdita di Ucraina e Bielorussia, la maggior parte del suo territorio si trova nello spazio geografico e geopolitico asiatico, quasi fuori dal vecchio continente.

L’Ucraina, al contrario, appartiene geograficamente all’Europa e occupa un’importante posizione strategica sul Mar Nero: ha l’accesso agli stretti “Turchi” e alle acque calde del Mediterraneo. Ecco perché il continuo richiamo alla “Rus” in riferimento all’Ucraina è sempre una priorità nella politica estera della Russia, che non vuole e non può permettersi di perdere il nucleo primordiale della sua statualità.

E oggi è nuovamente divisa in due, come lo fu la Rus di Kiev. La parte occidentale che non è sempre stata tenuta sotto costante controllo politico e territoriale della Russia, preme per essere associata all’UE, avendo la Nato e l’Ue come principale obiettivo politico. E questa è una delle principali cause della grave irritazione e preoccupazione per Putin e quindi il deterioramento delle relazioni russo-ucraine.

Con queste premesse, nel 2004 le elezioni presidenziali in Ucraina proclamarono la vittoria del filorusso Viktor Yanukovich, ma la Corte costituzionale le dichiarò “truccate”, provocando un’ondata di malcontento. Si innescò la cosiddetta “Rivoluzione arancione” di piazza Maidan – Indipendenza – che portò al potere il candidato dell’opposizione filo-occidentale, Viktor Yushchenko, lasciando Yanukovich all’opposizione.

Con l’intervento della Russia nel 2010, Yanukovich è stato nuovamente eletto presidente, ma più tardi, quando ha rifiutato di firmare l’Accordo di associazione dell’UE richiesto a gran voce dall’opposizione e da più ucraini, sono scoppiate violente proteste e scontri armati tra polizia e manifestanti. Ed è da qui che nasce il movimento noto come “Euromaidan” che dopo l’annessione della Crimea alla Russia – tramite un referendum regolare – ha scatenato un’onda di ribellione nell’Est del Paese. La nota dolente è che le proteste scatenate a Kiev, concluse con la cacciata di un Presidente eletto democraticamente, Yanukovich, ha innescato una vera e propria guerra civile, basata ancora una volta sulla spaccatura ucraina. La crisi del Paese alterna vittorie e sconfitte da entrambi i fronti. I secessionisti filorussi dell’Ucraina Orientale avanzano, le forze ucraine indie- treggiano e viceversa. Ma nessuno sa se la spaccatura interna potrà mai essere sanata: ecco perché la storia è maestra di vita.