Royal Notes: prendete appunti. Realmente.

Nato nelle stamperie di Grafica Veneta, Nicola Franceschi un giorno ha avuto un’idea. Quella di mettere a disposizione la sua professionalità e la sua conoscenza per la realizzazione di Royal Notes, la prima azienda affiliata a GV in grado di offrire un prodotto unico nel suo genere, un’agenda di lusso, totalmente made in Veneto, che sta rapidamente convincendo appassionati e non, anche grazie a una vasta gamma di accessori. Chiamarli solo bloc-notes sarebbe riduttivo. Royal Notes è eleganza e accessibilità, un modo di pensare la scrittura uscendo dallo schema al quale tutti li stanno adeguando. Un accessorio che unisce la democraticità della carta all’altissima qualità che il concetto stesso di scrittura merita.

Come nasce l’idea delle agende Royal Notes?
Royal Notes nasce quasi da un gioco. Quando ho iniziato a lavorare in Grafica Veneta, un collega, vedendo che prendevo appunti su blocchi che mi erano stati regalati dai fornitori mi dice «Ma dove vai con quel blocco? Te ne faccio uno io e vedrai che poi userai solamente quello.» Da lì abbiamo cominciato ad andare in magazzino a dare un’occhiata ai materiali che avevamo per creare e personalizzare un modello sulla base dei nostri gusti (qui, la maggior parte di noi è in grado di fare un blocco a mano). Poi abbiamo deciso di darlo a tutti i dipendenti e ci siamo sbizzarriti ancora un po’ nel costruire collezioni, provare nuove combinazioni di materiali, colori, copertine. Ma lì ci siamo detti: perché questo gioco non la facciamo diventare una professione, e non proviamo a sviluppare delle collezioni e facciamo un nostro marchio? La maggior parte degli aspetti è stata tutta definita seduti a un tavolo, tra amici, familiari, parenti e colleghi fuori a cena. Buttando giù le prime idee a livello di marketing, distribuzione ci siamo chiesti perché non farlo diventare un accessorio. Infatti da lì abbiamo cominciato ad utilizzare tessuti diversi e colori, in base agli abbinamenti con l’abbigliamento di ogni giorno. Quando l’azienda è partita, aveva un solo dipendente: io. Ho iniziato sviluppando l’e-commerce perché volevo provare con le mie mani a riuscire a mettere in vendita questi blocchi. Affidarsi alla distribuzione tradizionale sarebbe stato uno sforzo troppo grande. Ho cominciato a inserire un po’ di prodotti e man mano che vedevo che la cosa prendeva forma gradualmente ho cominciato ad aggiungere la professionalità in più per farla diventare un’azienda. Dalle spedizioni iniziali che si facevano con la posta, poi siamo passati a contratti con GLS DHL e UPS per fare spedizioni oltre confine. Lavorando in Grafica Veneta, conosco bene le dinamiche di produzione

di un libro. Quindi il prodotto che viene fuori è studiato sulla capacità produttiva dell’azienda in modo da utilizzarla al massimo. Ecco perché l’idea di Royal Notes è una buona idea: perché riesce a sfruttare al massimo le possibilità di Grafica Veneta, come ad esempio i contratti di spedizione, che sono quelli d’appoggio della casa. Per quanto riguarda il marketing abbiamo da subito deciso di dare i nostri prodotti agli influencer per fare in modo che un prodotto piuttosto vecchio come concezione torni ad essere un accessorio.

Come concepisci la differenza tra carta e digitale?
Quella che offriamo è un’esperienza diversa, che non può dare una semplice applicazione di uno smartphone. Io in primis ero uno abituato a prendere appunti in cloud, quindi tecnologicamente “avanzato”. Ma credo che sarà sempre più immediato prendere il proprio blocco, aprirlo, disegnare, scrivere a mano libera, che non un foglio elettronico: non darà mai la stessa possibilità di raggruppare i concetti. Anche questo è un punto a favore per la carta. Un tablet con pennino e tutto non avrà mai la stessa comodità di un blocco. La batteria di un blocco non finisce!

Qual è il cliente a cui vi rivolgete?

Inizialmente, dato che il target di comunicazione era tutto sui social network, e considerando il fatto che il grosso si acquistava online, ci saremmo immaginati per lo più un pubblico giovane e attivo sui social. In realtà abbiamo visto che gli utilizzatori sono anche professionisti abituati ad utilizzare prodotti molto classici, e che hanno un grosso interesse per i bloc-notes. Ma l’offerta che trovano è sempre la stessa, perché la concorrenza tende a emulare chi vende, e questa è un’impostazione sbagliata, perché vendere solo ciò che nello storico ha venduto non può funzionare nel lungo termine. Per questo stiamo usando un modello nuovo sia nella distribuzione, sia a livello di comunicazione. Stiamo cercando di far passare l’immagine dell’accessorio e per dare forza a questa idea noi siamo presenti solo nelle cartolerie più importanti, quelle che ci possono dare visibilità. È una fase di passaggio: ci stiamo allargando per cercare di finire nei negozi di abbigliamento. Vogliamo spostare un prodotto e metterlo in un mondo che a rigor di logica non sarebbe il suo, contestualizziamo in ottica moderna un prodotto classico. Per questo oggi siamo presenti in più showroom a Milano.

C’è ancora attenzione per il dettaglio, l’accessorio?
Penso che l’attenzione per l’accessorio sia ancora molto alta. Proprio da nostri clienti sta partendo la tendenza a postare foto del bloc-notes con la penna, in un abbinamento di colori che rispetti il mood della giornata. Non è più Hemingway che prende appunti su un taccuino in pelle, ma è una persona normalissima che così come ha l’orologio rosso in tinta, adesso ha anche il blocco.

Che tipi di prodotti vendete?

Tutto quello che facciamo, sia a livello di bloc-notes che di pelletteria e strumentazione da ufficio, è rigorosamente fatto qui in Italia. Non c’è una minima parte del prodotto fatta in Cina. Gli stessi fornitori di pellami, sono quasi tutti della zona. Soprattutto per quanto riguarda le borse potremmo dire Made in Veneto, perché sono prodotte tutte da artigiani di queste parti. Quindi chi acquista i nostri prodotti va a nutrire tutta una filiera qui nei dintorni, a differenza dei grossi concorrenti. Tra i prodotti, l’anima dell’azienda è la collezione di bloc-notes, collezione che segue le dinamiche e i colori della moda, per cui ogni anno escono due collezioni nuove e due ci abbandonano. Poi c’è sempre l’agenda, uno strumento, ahimè, ormai non necessario, perché, devo dirlo, in formato elettronico si va molto meglio, ma la richiesta che abbiamo è sorprendente, e lo stile è sempre lo stesso di quello che poteva essere dieci anni fa. È la dimostrazione che la gente ha ancora voglia di stare sul tradizionale, e usa la tecnologia per altri scopi. Utilizzare un blocco non solo è più di classe, ma per certi aspetti è più funzionale. Il mio pezzo forte è il blocco in pelle liscia classica, nero o blu scuro. Il top della classicità. Un’altra nostra particolarità è che tutti i prodotti che abbiamo possiamo personalizzarli per il cliente, per rendere sempre più personale l’esperienza e l’interazione con i nostri prodotti. Ogni prodotto può avere, ad esempio, le proprie iniziali, oppure, per i compleanni spediamo a casa il pacchetto con una lettera di auguri; nessun altro comptetitor ha le energia e la flessibilità per poter fare cose simili.

Il design?

Escludendo Velvet, l’ultima collezione, visto che ho iniziato da solo sono stato anche il designer delle collezioni. Quindi l’accostamento dei colori, gli interni, ma anche lo stesso logo, li ho fatto io. Il bello di Royal Notes è che sembra proprio la tipica start up americana, con la differenza che poi, quando ha iniziato a suscitare interesse è stata presa in braccio da un grosso gruppo come Grafica Veneta. Ma l’idea è nata in casa e venuta su a passetti. Questo percorso ci ha portato ora nelle più grosse cartolerie a livello nazionale, ci ha portato alla Fiera del Mobile l’anno scorso e adesso arriveremo da COIN, che per noi è un bel risultato. Per i clienti comunque il nostro primo canale di vendita rimane internet, che con la stessa semplicità ci permette di vendere a Milano come in Messico, dove stiamo avendo abbastanza successo grazie ad un influencer che è riuscito a lanciarci e sta diventando un’epidemia di prodotti. Non me lo sarei mai aspettato. Mi continua a fare un certo effetto vedere che tramite i canali tradizionali, tramite agenti di cartoleria, non riuscivamo ad arrivare in Olanda. Con il web siamo entrati tranquillamente e il nostro prodotto piace, perché le informazioni che riceviamo sono le opposte di quelle riportateci dagli agenti. Questo ci fa capire di quanto ancora sia all’antica il mondo della cancelleria.

Quali sono le icone del passato alle quali ti ispiri?
Quando penso a un prodotto non mi ispiro alla persona, ma mi ispiro a un mood di altri brand. Il mood che ha fatto crescere Royal Notes all’inizio era il mood della Rolex, ecco perché abbiamo la corona sul nostro logo. Pensavo ad un concessionario Rolex che ad esempio vendeva l’agendina Cartier. Quella era l’idea originaria. Se devo pensare ad una musa ispiratrice mi viene in mente un’azienda.

Che rapporto hai con il lusso? La tua agenda, la potrebbe avere sia lo studente che l’imprenditore.
I nostri punti di riferimento sono Cartier e Mont Blanc, un lusso molto alto. Noi infatti abbiamo due linee: una più elegante impostata come potrebbe essere Cartier, e un’altra, comunque di alto livello, come Mont Blanc. Come politica di prezzi però cerchiamo sempre di stare sotto i concorrenti per i prodotti più standard. Vogliamo dimostrare al mercato che i nostri prodotti sono di qualità perché tutti made in Italy, ma che riusciamo a stare sotto i concorrenti. Stiamo cercando di rovinargli la piazza! Di fargli capire che chiedono troppo.

Vieni da una famiglia di imprenditori, quindi hai l’imprenditoria nel sangue. Cosa bisogna mantenere della lezione dei nonni e dei padri?

Per quello che è il nostro prodotto va sempre bene l’impostazione classica, ma
va rivista in base all’evoluzione dei tempi, sulla realtà attuale. Il modo di fare affari bene o male è sempre quello, solo che deve evolversi seguendo le dinamiche di mercato che invece sono in continua evoluzione. Nella moda, ma anche in altri settori, non c’è più spazio per modi di pensare statici. Per sopravvivere bisogna essere dinamici. Seguire schemi preimpostati per paura di esporsi, seguire le piste già tracciate, vuol dire rischiare, nel medio e lungo termine, di essere escluso dal mercato.

Cosa consiglieresti a chi volesse mettere su una sua linea?
La cosa più importante è avere ben chiara in testa l’idea, nel modo più dettagliato possibile. Se l’idea è bene impostata si trova sempre il modo di finanziarla. Nei siti di crowdfounding è pieno di tecnologie non così eccezionali ma ben presentate e ben impostate che riescono a decollare.