Riforma RAI: addio alla Legge Gasparri?

Le numerose incertezze che hanno accompagnato il vociferare sulla riforma RAI delle scorse settimane, sembrano sbiadire lentamente. A fare maggiore chiarezza sull’evoluzione delle discussioni è stato il primo incontro ufficiale del 5 marzo scorso che ha riunito la rappresentanza del governo e gli esperti in materia del Partito democratico (Pd) per fare un punto sulla situazione.

Uno dei punti maggiormente dibattuti ha riguardato l’annuncio, da molti osteggiato, di ricorrere allo strumento del decreto legge per velocizzare la pratica. In proposito, il Presidente del Consiglio Renzi, sostenuto dal titolare del Tesoro Padoan, si era detto pronto al decreto per impedire al Parlamento di fare ostruzionismo. Al contrario, il Presidente della Camera, Laura Boldrini, aveva criticato le posizioni governative perché a suo parere “non vi sono i presupposti di urgenza e necessità”. La sua ritrosia e quella di gran parte dell’opposizione era parsa comprensibile vista l’eventuale esautorazione del potere di legiferare, in cui sarebbero incorsi i rappresentanti del popolo.
Ma le preoccupazioni sono presto finite poiché, all’incontro di ieri, il Sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, ha precisato che un decreto non si farà. In ogni caso, le norme sulla futura riforma dovranno essere approvate entro giugno in concomitanza con la conclusione del mandato dei vertici RAI. Il Governo ha quindi molta fretta perché l’obiettivo è quello di evitare che la tanto odiata “Legge Gasparri” sia osservata per un’ulteriore rielezione del Direttivo RAI.

Renzi è parso molto deciso nel voler “togliere la televisione di Stato dalle mani dei partiti” e lo stesso Pd ha mostrato apertura al dialogo con le altre componenti politiche per arrivare a breve a un accordo. Anche Grillo, nella lettera indirizzata al Presidente Mattarella, ha usato toni più conciliatori e collaborativi rispetto alla chiusura iniziale verso il governo Renzi. Per attuare una rivoluzione basata sulla trasparenza, la meritocrazia dei dipendenti RAI e per limitare il controllo dei partiti, anche il leader del M5S ha espresso la sua disponibilità a cercare l’intesa in Parlamento.
Se tutto andrà secondo i piani, dalla prossima settimana dovrebbero prendere il via gli incontri informali tra gli esponenti dei partiti favorevoli – SeL, Scelta civica e i pentastellati – e che hanno già presentato alcune proposte sulla riforma della tv di Stato. Tra martedì e mercoledì, si incontreranno anche Roberto Fico, Presidente Vigilanza RAI, e Vinicio Peluffo, capogruppo Vigilanza RAI, per discutere i punti del progetto di riforma. Lo stesso Fico, ha espresso con un tweet la sua soddisfazione per l’apertura del Pd sollecitando a “iniziare presto l’iter nelle commissioni parlamentari”.

Al momento, non si ha la certezza che tutta questa fretta gioverà ma a Montecitorio sembrano determinati a buttarsi il passato alle spalle e a dire addio alla riforma del 2004 che porta il nome del Vicepresidente del Senato. Il tutto supportato da motivazioni impeccabili: rinnovamento dell’ offerta editoriale della RAI, aumento degli introiti persi per il mancato incasso del canone, trasparenza e indipendenza dai partiti.
Il piano proposto dal Direttore generale della RAI, Luigi Gubitosi, prevede il riordino dei Tg accorpandoli in due newsroom – Rai informazione 1 e Rai informazione 2 – con due soli direttori che permetterebbe di ottimizzare le risorse e di risparmiare circa ottanta milioni di euro. Negli ambienti renziani, si è poi parlato di canone, che resta una nota dolente, vista la ritrosia degli italiani a versare il pagamento annuale. Tuttavia, con molta probabilità questa proposta potrebbe slittare al 2016 e sarebbe piuttosto favorevole perché si tratterebbe di un esborso commisurato al reddito. Infine, per rendere il direttivo più indipendente, si parla di un Cda nominato da una fondazione autonoma che faccia capo esclusivamente al presidente della Repubblica.

Fin qui, poche opposizioni. Infatti, la questione più spinosa è stata l’offerta pubblica di acquisto (OPA) lanciata da Ei Towers – società controllata da Mediaset – per acquisire l’intera proprietà di Rai Way. Benché rigettata da Renzi, che ha ribadito la volontà del governo di mantenere pubblico il 51% delle torri televisive, la proposta della famiglia Berlusconi ha creato uno scandalo senza precedenti. E a nulla è servito il commento del Premier che ha esortato ad abituarsi “a considerare le operazioni di mercato per quello che sono: non operazioni politiche, ma di mercato. Perché il mercato sia rispettato occorre la libertà di chi sta sul mercato e il rispetto delle regole”.
L’interrogativo sul futuro della televisione di Stato resta dunque aperto e molti sono gli oppositori di Berlusconi che temono questo acquisto. “Avremmo un diretto concorrente del servizio pubblico che produce contenuti e che avrà la totalità delle strutture che oggi veicolano l’informazione in questo Paese”,  ha infatti commentato Nicola Frantoianni, deputato SeL.