Repubblica di Moldavia, percorso europeo compromesso

Nel momento in cui in Ucraina la condizione di “pace” si è instaurata, anche se in modo flebile, le battaglie si spostano nella Repubblica di Moldavia, dove la Russia cerca di consolidare le sue posizioni strategiche.

Qualche anno fa, un noto politico italiano disse, riportando le discussioni con l’amico Lavrov, che quest’ultimo gli avesse detto, che la Repubblica di Moldavia, come le altre ex repubbliche sovietiche, per la Russia rappresenta un territorio per principio da non cedere mai.

Dopo il crollo dell’Urss i soldati russi non sono mai andati via dalla Moldavia, infatti i pacificatori russi, in base all’accordo di pace firmato a Mosca il 21 luglio 1992 tra i due capi di Stato di allora, il russo Eltsin ed il moldavo Snegur, sono tutt’oggi presenti nel territorio della Transnistria, regione secessionista a sud della Moldavia con una popolazione di circa 500.000 abitante (il 13% della popolazione moldava). Tutto ciò non accontenta il presidente Putin, infatti il territorio della Transnistria, con una popolazione il cui 90% è filo russa, è ormai uno degli strumenti per accaparrarsi anche la Moldavia ed riconquistare un alleato piccolo, ma importante, nelle trattative con l’Europa.

E ancora la regione autonoma di Gagauzia, con una popolazione di 160.000 abitanti (4% della popolazione moldava), e si tratta di un altro territorio della Repubblica di Moldavia, dove le elezioni locali del 22 marzo 2015 sono state vinte da Irina Vlah, un politico chiaramente filo russo. Nel corso di un incontro, al quale era presente anche il capo della Commissione Europea Donald Tusk, Irina Vlah ha dichiarato apertamente che la regione autonoma di Gagauzia non accetterà per nessun motivo l’integrazione in Europa della Moldavia.

Appare chiaro, allora, come la Russia, avendo politicamente conquistato i territori della Transnistria e Gagauzia, abbia iniziato il rinnovamento dell’area, fino ad oggi filoeuropea, in tutta la Moldavia, avvalendosi anche del susseguirsi degli scandali di corruzione e furti di ingenti somme di denaro all’interno del sistema bancario nazionale, commessi nella fase di gestione del precedente governo filoeuropeo, sostenuto fortemente dalla politica di Bruxelles.

Il 14 giugno 2015, in Moldavia avranno luogo le elezioni locali, dove le battaglie più grandi si consumeranno per l’elezione dei Sindoci e dei Consigli comunali della capitale Chişinău e della città di Balti, la seconda città più importante della Moldavia. Si prevedono momenti difficili e conflitti politici molto forti, e probabilmente nessuno riuscirà vincere in primo turno. Per la città di Chişinău i favoriti sembrano essere la pro russa Zinaida Greceannyi, candidata del Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia ed il filoeuropeo Dorin Chirtoaca, sindaco uscente dopo già due mandati, ed esponente del Partito Liberale.

A Balti il favorito appare il pro russo Renato Usatyi, giovane imprenditore moldavo da anni stabilitosi in Russia e da poco ritornato in patria per combattere insieme con il suo partito contro le fazioni politiche filoeuropee.

I sondaggi recentemente realizzati nella Moldavia danno le forze governative filoeuropee per perdenti nei confronti delle forze filorusse di sinistra. Il tutto avviene in contesto sociale ed economico molto difficile, segnato, come già detto prima, da un susseguirsi di scandali, corruzioni e sottrazione di denaro pubblico, per un valore pari all’interro budget annuo dello Stato moldavo.

Il futuro della Moldavia appare incerto, però è chiaro il fatto che la popolazione moldava si sente tradita dalle forze governative vicine all’Europa, accusate di corruzione ed incapaci di affrontare e risolvere i problemi del paese, oggi il più povero d’Europa. Il popolo è stanco e scandalizzato da questa situazione, per cui cresce la nostalgia di vedere il proprio paese ancora una volta insieme alla Russia.

Se questo dovesse realizzarsi sarebbe un grande problema anche per l’Ucraina, attualmente filoeuropea, dove la situazione rischia in qualsiasi momento di sfuggire dal controllo e dove il governo ucraino cerca in ogni modo di tranquillizzare il paese. Ultimamente, molti esponenti politici europei non hanno potuto nascondere tale situazione negativa di quest’area dell’est Europa, dove Ucraina e Moldavia vivono all’ombra della corruzione e con un cammino delle riforme lento ed inefficace, problemi simili.

La Moldavia rischia di fermare il cammino dell’integrazione europea nel tentativo di risolvere i problemi economici e sociali interni, ritornando ad essere un alleato della Russia. L’Ucraina, ormai divisa in regioni filorusse e filoeuropee difficilmente ritroverà la forza politica per una riconciliazione nazionale, perdendo definitivamente l’unità interna.

È certo che l’Ucraina è il simbolo di uno scontro che si sta consumando tra l’Occidente e l’Oriente, mentre la Moldavia in questo conflitto è un punto geopoliticamente strategico sempre più rilevante. Probabilmente in Europa hanno dimenticato che la Russia in passato non ha mai ceduto ad alcuna pressione politica ed economica, basti vedere l’embargo, e ciò potrebbe riportare ad una nuova guerra fredda, ma in condizioni completamente diverse e con una accresciuta autonomia di pensiero anche da parte degli europei, che oggi guardano criticamente anche le stessa Europa e vedono nella Russia un potenziale economico funzionale al commercio estero.

Il tutto potrebbe ritornare alla normalità solo se l’Europa e la Russia comprenderanno che bisogna saper anche risolvere i problemi attuali escludendo le forze oltre il pacifico, la cui presenza spesso è stata la vera causa di conflitti, consumato in casa altrui.