Salone Internazionale del Libro.Niente crisi al Lingotto, pienone di giovani.

Niente crisi al Lingotto, pienone di giovani, 5 per cento in più di presenze. Chiude oggi dopo 5 giorni il Salone Internazionale del Libro di Torino.  Crescono le vendite. Esultano gli editori.
I ragazzi disertano l’elettronica, perché fa parte del loro habitat naturale. Per loro l’oggetto esotico è il libro di carta.

Genius è andato per voi alla venticinquesima edizione del Salone Internazionale del Libro (da giovedì 10 a lunedì 14 maggio 2012, al Lingotto Fiere di Torino) che, sotto la guida del direttore editoriale Ernesto Ferrero, chiude oggi i battenti con un grande successo di presenze, tradotto in un più cinque per cento.

Circa 1.200 gli espositori presenti, chi con il proprio stand, chi all’interno di spazi collettivi e istituzionali, e debutto quest’anno di tre grandi player internazionali, come Amazon, Nokia e Trekstor, protagonisti di “Book to the Future”.

Ventisei le sale e gli spazi che hanno ospitano presentazioni, incontri, dibattiti, uno ogni ora, quasi senza soluzione di continuità, da mane a sera. Il numero dei posti: dai 35 della Sala Avorio, fino ai 1.900 dell’Auditorium Giovanni Agnelli. Passando per la Sala gialla, le Sale rossa, blu, azzurra, …

Quest’anno il Salone era su Twitter, con gli eventi principali raccontati e commentati da tutti in tempo reale.

Non poteva che essere così, visto il tema conduttore – la “Primavera digitale” – scelto per la campagna di comunicazione 2012 del Salone. Da leggersi nel filone delle trasformazioni che il “vivere in rete” ha indotto nel leggere, scrivere, comunicare e conservare informazioni e culture. Un fenomeno, quello della primavera digitale, che va al di là del futuro dei libri elettronici o dei destini dell’editoria su carta, ma che investe la società tutta intera.

Per la prima volta i Paesi ospiti d’onore sono stati ben due, la Romania e la Spagna, ed hanno portano a Torino una significativa rappresentanza dei propri autori e della propria cultura. La scelta della Romania, oltre che per il valore della sua produzione letteraria, non è poi un caso, dal momento che la comunità rumena nella sola città di Torino novera ottantamila presenze.

Fitto anche il programma dedicato ai giovani tra i 14 e i 20 anni, e quello per i più piccoli.

E poi, spazi enormi e tanti padiglioni, come ad esempio il Padiglione 2 dedicato alle tecnologie per la fruizione culturale: tablet, device per la lettura digitale, portali, librerie online. O quelli dedicati alla musica, con concerti e performance.

Ma, nonostante il forte richiamo alla tecnologia, sciami di ragazzi, anche in età prescolare accompagnati dalle loro maestre d’asilo, hanno tastato incuriositi i libri di carta, un vero oggetto esotico per i nativi digitali. Cosa questa che fa ben sperare l’editoria su Miroverve carta.

“Lettori consapevoli, che stanno sulla palla”, definisce i giovani Gianrico Carofiglio, scrittore e magistrato, abituato alle grandi folle (al Salone in occasione della pubblicazione de “Il silenzio dell’onda”, RCS Libri).

Sono giovani, la maggioranza, coloro che hanno dedicato una standing ovation, accanto ai loro padri, alla memoria di Falcone e Borsellino: “L’applauso”, commenta Ernesto Ferrero, da quattordici anni principe del Lingotto, “più fragoroso nella storia della Fiera torinese” (alla presentazione di “1922-2012 Ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, RCS Libri).

E’ un’alchimia quasi magica quella del Salone alla sua venticinquesima edizione, fatta di best seller molto televisivi, da Serena Dandini (“Grazie per quella volta”, RCS Libri) a Massimo Gramellini (“Fai bei sogni”, Longanesi) e a Luciano Ligabue (“Il rumore dei baci a vuoto”, Einaudi). E di saggi: sul tabù della morte per Concita De Gregorio (“Così è la vita”, Einaudi), sulla libertà per Corrado Augias (“Il disagio della libertà”, RCS Libri), sul lavoro per Luciano Gallino (“La lotta di classe dopo la lotta di classe”, Laterza), sul cancro per il grande oncologo Umberto Veronesi (“Il primo giorno senza cancro”, Piemme). E ancora di lectio magistralis dei big della cultura, come Claudio Magris – “Come nascono i libri” e Hans Magnus Enzensberger – “I miei fallimenti più riusciti. E altre idee a disposizione delle generazioni future”. O del cardinale Angelo Scola, in occasione della pubblicazione del libro “Famiglia risorsa decisiva” (ed. Messaggero Padova). Ma solo per citarne alcuni.

E, per concludere, gli ospiti, come dicevamo, Spagna e Romania.

La “nazionale” spagnola al Salone comprende scrittori molto popolari anche in Italia, come il filosofo Fernando Savater, il Premio Salone Internazionale del Libro 2011 Javier Cercas, Arturo Pérez-Reverte, Enrique Vila-Matas, Almudena Grandes, Ildefonso Falcones, Clara Sánchez, José Ovejero, Antonio Soler, Julio Llamazares, Rosa Montero, Félix J. Palma, il basco Bernardo Atxaga, i catalani Alicia Giménez-Bartlett, Ricardo Menendez Salmón, Ignacio Martinez de Pisón. Molti di questi autori sono impegnati in un serrato confronto con gli anni della guerra civile, rivisitata al di fuori degli schemi ideologici. Tra le tendenze più apprezzate dalla nuova narrativa spagnola ritroviamo, infatti, il romanzo storico e il giallo.

Fra gli ospiti, per la Romania, spicca invece la figura di Norman Manea, narratore e saggista, Premio Internazionale Nonino 2002. Con lui Mircea Cartarescu, poeta e narratore, esponente di spicco della generazione postmodernista; Liliana Lazar, che oggi vive in Francia e ha fuso in un romanzo molto apprezzato dal Nobel Le Clézio l’atmosfera delle antiche fiabe, gli anni bui di Ceausescu e le vicende di un serial killer; e un nutrito gruppo di narratori, saggisti e poeti in corso di traduzione del nostro Paese.

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