Radio Slave: electronic romance

Matt Edwards (aka Radio Slave) è un dj e produttore londinese che da più di vent’anni appartiene alla scena elettronica mondiale. La sua etichetta discografica, la Rekids, fondata nel 2006, ha lavorato con artisti del calibro di Nina Kraviz, Steve Lawler, Chris Liebing, Mr. G e molti altri, portando avanti i valori di un’elettronica senza compromessi e siglando successi senza tempo.

Ma è bello far iniziare la sua storia professionale e sentimentale, far risalire lo scoccare della scintilla, alla fine degli anni ’80, quando Matt sente suonare Larry Levan, uno che, giusto per rendere l’idea, già a quindici anni suonava con Frankie Knuckles nel Loft di David Mancuso, il primo locale underground della storia. Anzi, il locale che inaugurò il concetto di underground. Tra l’altro lo sente per una delle ultime volte: Larry muore nel ’92, a neanche quarant’anni. E lo sente suonare nel leggendario Ministry of Sound di Londra, locale in cui pochi anni dopo Matt avrà l’onore di suonare e poi, onore ancora maggiore, di diventare resident dj. Inizia così una passione che diventa spasmodica ricerca tecnica ed esperienziale, e che lo porta a frequentare i maggiori club del mondo, dal Fabric di Londra, al Womb di Tokyo allo Space di Ibiza. Anche se, verso la fine degli anni ’90, chiunque tra clubbers e addetti ai lavori sa che c’è solo un luogo dove l’elettronica sta davvero esplodendo. E quel luogo è Berlino. La ventata di entusiasmo e la voglia di ricostruzione culturale non si erano esauriti con la caduta del Muro, e nel giro di neanche un decennio la capitale tedesca diventa la capitale della musica elettronica.

In particolare a Berlino c’è un posto. Un posto talmente tollerante da diventare in poco tempo icona della trasgressione. No, non è il Watergate. E no, non è neanche il Club der Visionäre. Quel posto è il Berghain, la gigantesca ex centrale elettrica della Berlino est, eletta miglior discoteca del pianeta nel 2009. Ed è qui che Matt suona abitualmente. Per essere precisi, suona al Panorama Bar, nei piani alti del Berghain.

Ciao Matt, come ti senti a metterti in viaggio per Trieste, fuori dalle solite rotte del clubbing internazionale?
Sono molto felice ed emozionato. È sempre un piacere viaggiare verso nuove località e nuove città. Mi ritengo un grande fan della cultura italiana e ovviamente ne apprezzo il cibo e tutto ciò che ha da offrire. Chiacchierando recentemente con mia madre ho scoperto che ho già visitato Trieste quando ero molto giovane, non sarà quindi la mia prima volta.

Essendo affascinato dalle sonorità italo-disco e dai suoi classici, come vieni influenzato da questa passione quando ti esibisci nei più grandi club e festival del pianeta?
Grazie per l’ottima domanda. Fa sempre bene avere una buona conoscenza riguardo a sonorità senza tempo, specialmente quando suoni davanti a grandi folle e festival in cui si possono combinare differenti generi musicali. Ricordo un episodio in cui chiusi un festival nel nord della Francia con Le Cactus di Jaques Dutronc, scatenando un’energia incredibile. Il disco in questione è del 1966, un misto tra duro rock’n’roll e breakbeat sfrenata. Ci ho lavorato sopra riuscendo a sfornare una versione speciale da suonare per l’occasione, e davvero non sapevo come il pubblico avrebbe reagito. È stato fantastico. Uno di quei momenti unici, in cui riesci a creare una connessione con un pubblico totalmente estraneo al clubbing ed al circuito elettronico, gente che di solito storce il naso di fronte a sonorità house e techno.

Ti sei riferito agli anni ’70 come a un periodo “romantico” per la musica elettronica. Guardando ai nostri giorni, con chi pensi la musica elettronica stia vivendo una love story?
Credo stiamo vivendo un periodo molto retrospettivo. Molti producer si sono un po’ persi cercando di ricreare le sonorità dei primi anni ’90. Drum machines e strumentazione analogica sono sempre più abbordabili, e i giovani che si appassionano a questo approccio lo-fi (che utilizza appunto sintetizzatori analogici, ndr) sono sempre di più. Per quanto mi riguarda ciò non fa proprio al mio caso. Sono sempre stato alla ricerca di sonorità che sembrassero provenire dal futuro piuttosto che dal passato, ma certamente capisco il motivo per cui il giovane pubblico si senta affascinato da questo approccio e queste sonorità. La musica dance ha sempre vissuto di cicli, ma devo dire che mi fa molto piacere che il filone techno abbia sempre più seguito. Marcel Dettmann può venir preso ad esempio di tutto ciò ed è sempre un’emozione vedere un caro amico aver così tanto successo.

Qual è la maggior differenza che puoi notare tra artisti old school e le nuove leve messe sotto le luci della ribalta?
Sinceramente non seguo molto le ultime tendenze, ma per quello che posso vedere e sentire penso sia abbastanza dura per questi ragazzi che si vedono diventare famosi dall’oggi al domani. Basandomi sulla mia esperienza ci vuole parecchio tempo, direi anni, per diventare un buon dj. Basta dare un occhio ad artisti come Daniele Baldelli, Dj Harvey o Joe Claussel. Loro sono veri professionisti. Conosco la musica a trecentosessanta gradi e si vede e sente chiaramente quando gente come loro è in consolle. Vale lo stesso per Ricardo Villalobos: quando è al massimo della forma è un fenomeno nel suonare qualunque genere, da classici cupi e misteriosi a sonorità all’avanguardia del panorama elettronico.

Spesso è difficile immaginare un dj di fama internazionale vivere una vita “normale” al di fuori di viaggi continui, notti sempre impegnate e giornate di recupero. Quali sono le cose che ti fanno più felice quando non sei impegnato a suonare in giro per il pianeta?
Mi piace la pace ed il riposo tanto quando apprezzo il clubbing e la vita notturna. Amo cucinare con la mia compagna e passare le giornate nella nostra casa a fare giardinaggio. Nonostante sia molto grato al mio lavoro perché posso vantare di girare il mondo, apprezzo molto passare giornate in studio. Ultimamente sto lavorando su parecchie tracce e mi piace da morire la sensazione di poter staccare da tutto per perdermi immerso nella musica, tra le mura domestiche.

Raccontaci di qualche tuo grande desiderio per i mesi a venire.
Devo dire che finalmente siamo riusciti a riportare Rekids in vetta. Spero e mi auguro di continuare a scoprire nuovi talenti che possano regalarci grande musica. È fantastico vedere un’artista come ad esempio Nina Kravitz crescere così tanto, e mi sento molto orgoglioso di far parte di tutto ciò. Spero vivamente che Rekids possa contribuire alla stessa maniera per molti altri artisti in tutto il mondo.