Quando l’economia diventa social

L’approdo di internet ha stravolto alcuni mercati e ne ha creati di nuovi. Anche se è stata ampliamente sfruttata per globalizzare i mer- cati finanziari, spersonalizzandoli ulteriormente, la vera rivoluzione economica 2.0 è quella fatta dall’interazione umana tramite questo nuovo medium. È nata così la sharing economy, un nuovo fenomeno di massa dove tutti, venditori ed acquirenti, hanno da guadagnare.

Non è vero che l’economia è una piscina piena di squali, almeno non lo è sempre. L’avvento di internet non ha portato solo i social, ma anche la costituzione di network. È questo il concetto principale nella sharing economy. Un nuovo paradigma, capitalistico e sociale allo stesso tempo che permette di trarre nuova utilità da oggetti non solo usati, ma di proprietà altrui. Ci si rifà a dei facsimile delle teorie “meno è meglio” e le si porta a dei livelli di utilità che non si erano mai raggiunti prima. Si è partiti anni fa con il couch-surfing, un vero e proprio esperimento di condivisione simil-gratuita con il quale delle persone che, per un motivo o per l’altro, avevano bisogno di una dormita di una notte in qualche posto lontano da casa, affittavano il divano di qualcuno, lasciandogli delle modeste somme di denaro prima di rimettersi per strada. La cosa ha preso via via sempre più forma e così a San Francisco, nel 2009, nasceva Uber. Una piattaforma che permette di noleggiare un’auto con conducente sostanzialmente un taxi – che può essere a sua volta condivisa con altre persone per attenuare i costi degli, già molto economici, spostamenti. Un ulteriore esperimento riuscito alla grande in questo ambito è Airbnb, una piattaforma dove chiunque può mettere a disposizione la propria abitazione, stanza o divano, a degli sconosciuti a prezzi convenienti.
In questo modo si dà da un lato al turista l’opportunità di risparmiare considerevolmente sul prezzo dei pernottamenti e all’host di mettere da parte delle quantità di denaro che possono rendere questa attività quasi un secondo (o primo!) lavoro.
Un punto sul quale questo sito internet punta molto inoltre è la possibilità per il turista, di vivere un’esperienza totalmente diversa da quella che otterrebbe soggiornando in un hotel. Infatti, vivere in casa di una persona che ha una cultura diversa dalla nostra può insegnarci
molto del paese in cui siamo, delle sue tradizioni e soprattutto può dare una percezione totalmente inedita del contesto nel quale ci si trova. Si sarà ormai compreso che tutti questi esperimenti, questi nuovi tracciati solcati nella galassia digitale, hanno in mente una cosa soltanto, le persone. Lo fanno perché siamo noi a dare a tutte queste esperienze quel tocco unico e personalizzato che l’economia finanziaria non cerca. È quindi l’aspetto social, l’interazione umana a fare la differenza. In questo modo, valori che si pensavano persi nei meandri della spersonalizzazione della rete come l’empatia, la gentilezza e l’ospitalità tornano prepotentemente alla ribalta. Ovviamente c’è anche una questione puramente materiale a fare da contraltare all’agire di un uomo che oggi più che mai è definibile come homo oeconomicus, sempre alla ricerca della massimizzazione del rapporto costi-benefici. La condivisione di beni personali aiuta le persone ad alleggerire i costi di mantenimento che sono da sempre lo scomodo contraltare alla proprietà. Questo diventa possibile nel momento in cui le piattaforme online, le quali mettono in piedi le architetture necessarie per godere di questi servizi, riconoscono il loro ruolo di mero supporto, quindi secondario nella vicenda economica, garantendosi delle commissioni contenute che invoglino gli utenti a mettersi in gioco (da parte dell’offerta) ed a spendere (dal lato della domanda). È sostanzialmente lo stesso discorso che in tanti si augurerebbero di poter fare con la tassazione statale, secondo un’impostazione liberista la quale ritiene che imposte più leggere permetterebbero un maggiore dinamismo economico. Da questo maggior movimento deriverebbero a loro volta un ulteriore prosperare delle attività economiche e quindi, infine, maggiore entrate per quello stesso Stato che chiederebbe di meno ma a più persone. Lo sharing economy, allo stato attuale, gode di tutte le condizioni utili per prosperare ma spesse volte si scontra con la diffidenza generalizzata verso internet che purtroppo aleggia ancora nel nostro Paese, che vive infatti una mancata, o quantomeno incompleta, rivoluzione digitale. Su internet, come in ogni angolo della vita reale, coesistono in ogni momento persone buone e cattive. Fare attenzione, lavorare con serietà e con giudizio sono, analogicamente come digitalmente, strategie per tenere lontane le ultime e godersi tutti i benefici che la rete può mettere al nostro servizio, se solo avremo il coraggio e la grinta necessarie per abbracciarla.