Portopiccolo: obiettivo eccellenza

La sfida che mi hanno lanciato era di quelle impegnative; bastava guardare il plastico dell’intervento e le simulazioni grafiche del risultato finale: un intervento di altissimo livello.

Non potevo quindi pensare che un’iniziativa di questo tipo, che ricercava il meglio nel design, nei materiali e nelle soluzioni abitative, non avesse “sotto pelle” una parte tecnologica all’altezza o ancora migliore in termini di prestazioni rispetto ad iniziative analoghe… L’obiettivo era quindi l’eccellenza.

L’eccellenza però si scontra subito con un grande ostacolo: il budget; avrei sbagliato pensando che si potessero prevedere soluzioni tecnologiche d’avanguardia senza un controllo dei relativi costi o, sogno di ogni progettista, senza limiti di spesa. Per fare un paragone con il corpo umano, ci voleva un sistema cardio circolatorio e polmonare da atleta olimpionico e non da impiegato sedentario, ma in grado di funzionare perfettamente consumando pochissima energia.

Per raggiungere l’obiettivo quindi ho identificato i seguenti elementi chiave intorno ai quali sviluppare tutta l’attività progettuale:

• Riduzione dei consumi e ricerca del massimo efficientamento energetico

• Utilizzo di tecnologie già collaudate ed affidabili

• Identificazione delle soluzioni che minimizzassero i costi gestionali e manutentivi

• Assenza di emissioni in ambiente

• Assenza di rumorosità all’esterno dei locali tecnici

La sfida era inoltre resa ancora più impegnativa dal fatto che tutto l’intervento doveva esser realizzato in soli tre anni…

La soluzione è stata trovata e sviluppata con il mio team dopo vari incontri con i tecnici di settore e con la proprietà e si è basata su una soluzione adottata in impianti già da me progettati, realizzati e collaudati: l’uso dell’acqua di mare.

Uno degli elementi caratterizzanti l’intero intervento era infatti la realizzazione di una grande darsena, dove realizzare il porto con oltre 120 ormeggi per le imbarcazioni, nell’area dove originariamente era presente il piazzale della cava; si presentava quindi la grande opportunità di realizzare le opere di presa e rilascio a mare in una zona a stretto contatto con le abitazioni, minimizzando quindi i costi di realizzazione di tali opere, normalmente molto impattanti. La soluzione dello scambio con l’acqua di mare infatti consente di climatizzare tutti gli edifici e di fornire loro acqua calda sanitaria durante tutto l’anno con un’efficienza energetica molto superiore alle soluzioni tradizionali, occupando uno spazio per i vani tecnici molto ridotto e, elemento non da poco, senza dover realizzare opere impiantistiche di forte impatto visivo dall’esterno (griglie, torri evaporative, ventilatori, ecc…). E inoltre, ciliegina sulla torta, la soluzione identificata costava meno di quella inizialmente prevista; quindi: obiettivo centrato.

Il passaggio successivo era quello autorizzativo; l’utilizzo di acqua di mare, anche solo per lo scambio termico come in questo caso, richiede alcune autorizzazioni di tipo ambientale; è infatti logico e corretto pensare che il mare e l’ambiente circostante, patrimonio di tutti, debba esser preservato e protetto contro eventuali inquinamenti.

Pertanto, confrontandosi con i tecnici degli organi competenti,
ho trovato la soluzione tecnica che consentiva di controllare non solo le temperature di rilascio dell’acqua di mare, ma anche di annullare completamente il rilascio in mare dei prodotti chimici anticorrosivi, necessari a preservare gli impianti dall’aggressione dell’acqua di mare e quindi per rendere duraturo ed economico l’impianto; la conferma che tutto quanto era stato fatto a regola d’arte e che vi fosse inquinamento zero è venuta dalle analisi di laboratorio fatte dopo la messa in funzione degli impianti.

Portopiccolo quindi oggi può vantarsi di avere un impianto di climatizzazione e di produzione dell’acqua calda sanitaria di assoluto pregio, molto performante, molto efficiente, senza alcuna emissione, silenzioso e senza alcun impatto sull’ambiente circostante, con costi di gestione e manutenzione molto bassi e, non da ultimo, consentire alle unità immobiliari il raggiungimento delle classi energetiche A e A+.

Posso quindi sicuramente dire che la sfida è stata vinta.

Autore ANTONIO MASOLI