Wim Wenders presenta: Pina3D

Trovarsi faccia a faccia con Wim Wenders è un’emozione non da poco. E l’occasione è un evento speciale: la presentazione al Festival Internazionale del Cinema di Roma (27 ottobre – 4 novembre) di Pina 3D (in uscita nelle sale il 4 novembre), documentario visionario in 3D dedicato a Pina Bausch, la coreografa tedesca che ha cambiato la storia della danza. Prima della proiezione del film, in anteprima italiana (lunedì 31 ottobre, ore 19.30, Santa Cecilia), il regista si è raccontato, con quell’entusiasmo per il 3D che non ci si aspetta, il solo capace di rendere sullo schermo la forza dei corpi in movimento, consegnati alle coreografie della Bausch.

“Ho chiamato Pina e le ho detto: adesso so come farlo. Erano trascorsi vent’anni dal desiderio, condiviso con Pina, di fare della sua danza un film. Ma non sapevo come rendere in film ciò che vedevo sul palcoscenico. Mi mancava il linguaggio con il quale farlo. E quel linguaggio non l’ho trovato nel mio cuore, ma nella tecnologia. Il film non esisterebbe”, sottolinea Wim, “se non ci fosse la tecnologia 3D”.
Ricorda poi il suo primo impatto con la rivoluzione della Bausch: “Era uno spettacolo a Venezia nel 1985, al quale era andato trascinato dalla fidanzata dell’epoca, aspettandomi una noia mortale. Perché io a Venezia avevo altri piani. Accadde in una bellissima sera d’estate, la mia ragazza vide su un manifesto che ci sarebbero stati sei pezzi di Pina. La danza non mi aveva mai interessato, ma siccome sono un gentiluomo acconsentii. Pina stessa ballava. Era lontanissimo da ciò che nella mia testa era la danza. Alla fine dello spettacolo mi ritrovai in lacrime. Il mio corpo aveva capito, la mia mente ci avrebbe messo un po’”. È così che Wenders descrive quella esperienza che gli avrebbe cambiato la vita, portandolo oggi a questa nuova avventura cinematografica.
Il progetto, avviato originariamente con l’amica Pina, che aveva scelto di persona i balletti da inserire nel film, si era arenato dopo la sua morte, avvenuta all’improvviso, il 30 giugno del 2009. Fino a quando gli artisti del corpo di ballo convinsero Wenders a proseguire su quella strada e a convertire l’originale opera sperimentale in un omaggio alla grande artista, nei confronti della quale si erano sentiti tutti improvvisamente orfani. Lo sguardo di Pina sui movimenti dei danzatori e ogni dettaglio delle sue coreografie erano ancora vivi, in attesa di Wim.

Il regista ci guida in un viaggio sensuale, e di grande impatto visivo, fra gli artisti della leggendaria compagnia Tanztheater Wuppertal, sulla scena e fuori, nella città di Wuppertal, il luogo che per trentacinque anni è stato la casa e il cuore della creatività di Pina Bausch. In un crescendo evocativo che nel “danziamo, danziamo, altrimenti siamo perduti” ha la sua fine. Il pubblico non piange, ma commosso esplode in un applauso irrefrenabile.