Piero Melfi, l’oste dandy simbolo della Venezia romantica

Esattamente dietro Piazza San Marco, nel reticolo di stradine tipicamente veneziane, spunta il locale di Piero Melfi. Più che di un bar, si tratta di un’istituzione della tradizione dei cicchetti veneziani e lo stesso Piero, più che un oste, è una sorta di filosofo dandy vecchia maniera, tra il gaudente, l’eccentrico e il dongiovanni. Con lui, siamo tornati sulle tracce di quella Venezia elegante e ricca che non c’è più e che, almeno in parte, dovrebbe essere ritrovata.

Emerge dalle precedenti interviste che ci sia qualche problema nell’amministrazione di Venezia, nel suo essere invasa da moltissime persone. Abbiamo tracciato tre profili: arte e cultura, ristorazione, mercato di lusso e gioielleria. Ora tracciamo quello che è il servizio sulla strada; tu come ti definisci?
Questo è uno snack bar di lusso, viaggiamo su top quality; le persone e la qualità si sono abbassate moltissimo, negli ultimi quattro-cinque anni.

Quindi tu non lavori sul numero.
No, non mi piace lavorare sui numeri per un semplice motivo: il locale non permette di lavorare sui numeri. Si faceva tempo fa ma ora è diverso, lavoro solo con la qualità, infatti non vado male ma non vado neanche bene, sono sulla via di mezzo; purtroppo la qualità di gente che arriva a Venezia non è più quella degli anni passati.

Questo è dovuto a tuo avviso a causa di un’amministrazione alquanto discutibile o perché è cambiato qualcosa nella testa delle persone?
È cambiato un po’ nella testa delle persone, però è anche dovuto alla nostra amministrazione che non funziona.

Euro sì o euro no? Rimpiangi i momenti della vecchia lira oppure no?
Delle volte sì, delle volte no. Se faccio i conti con il rapporto lira – euro, a quest’ora sarei milionario.

Come definisci il tuo ruolo? Sei quasi un pioniere nell’approccio al cliente, sei personaggio di te stesso. Chi sei?
Io sono l’oste Gian Pier, mi chiamano l’oste più pazzo delle tre Venezie, e quindi cerco di far sentire il cliente a suo agio e farlo sentire a casa, alternando scherzo e riservatezza al momento giusto.

Da te vengono notai, imprenditori, impiegati, giovani.
Abbiamo una clientela molto vasta, un po’ di tutto, personaggi sia della Venezia bene che il turista.

Però a un certo punto scatta una cosa strana: si respira qui dentro un po’ l’aria da dolce vita degli Anni Sessanta, e poi si vive anche l’esterno.

Certo, si vive anche l’esterno facendo una cicchettata fuori ascoltando buona musica e bevendo un buon bicchiere di vino.

Ci racconti un aneddoto particolare?
Due anni fa ci sono state delle pornostar che si spogliavano dentro e fuori il locale fino alle quattro e mezza del mattino. Una bella animazione.

Insieme a te, respiro quell’italianità che è commistione di varie culture. Tu conosci Venezia, una città che ospita tutto il mondo, hai viaggiato molto e soprattutto curiosando nel tuo locale ho visto foto con Al Pacino, macchine da corsa, insomma un personaggio poliedrico. 
Io amo le macchine e le corse, amo un po’ il lusso e cerco di mantenerlo nel mio locale e nella vita privata fino a quando c’è la possibilità.

Mi piace il lusso cosa significa? Perché il lusso oggi fa paura a tutti, ormai non si è più liberi di girare con un certo tipo di macchina per poi essere etichettato.
Io questo problema non ce l’ho: pago le mie tasse e ne pago parecchie e quindi non penso di essere etichettato dal cliente, quando ho un socio che non lavora, ed è lo Stato. E che non ha nessun rischio.

Ultima cosa: Venezia ti piace così?
No, non mi piace assolutamente così perché negli ultimi anni è cambiata moltissimo. Io vorrei la Venezia di quando lavoravo all’Irish Bar, dove ho lavorato quasi quindici anni, dove si vedeva la crème de la crème della clientela e avevi dei personaggi che ora non trovi più.

Dove sono andati?
Sono spariti, non si vedono più in giro grazie allo Stato, perché c’è gente che ha la possibilità di spendere e va a spendere fuori l’Italia invece di far girare l’economia qui in Italia e qui a Venezia. Noi siamo la prima Montecarlo, non dobbiamo essere la seconda, la città più bella del mondo a livello arte, storia, un patrimonio culturale che nessun altra città al mondo ha. Perché la Costa Azzurra? Non esiste.

Tre consigli per far innamorare una donna? Arrivo a Venezia, aperitivo da te e cosa beviamo?
Un buon bicchiere di vino, per esempio un buon prosecco. Oppure un buon spritz, anche se ormai ha rotto le scatole.

Poi a cena?
La porterei su una bella terrazza al Monaco o al Gritti, al Danieli.

E dove la faremmo dormire?
Una bella suite al Bauer oppure al Monaco o al Danieli.

E quando arriva il conto come devo pagare?
Lo paghi.

E se non ho i soldi a Venezia come faccio?
Non vieni, stai a casa che è meglio!