Passione Politica

Che brividus! Una generazione politica bloccata, che non riesce ad avere noia di se stessa, ripropone candidati, idee e modalità che il popolo ormai non vuole più vedere. I soliti nomi, tra ex PCI ed ex DC rigenerati come un copertone esausto sotto spoglie o sigle diverse, ma che comunque appartengono al secolo scorso, ad un passato medioglorioso che i giovani nemmeno riconoscono. A completare il quadro una buona percentuale di faccendieri e furbacchioni che negli ultimi decenni hanno senz’altro preso ma non certo dato. Di valori non accenniamo nemmeno.

Per farli ragionare e assumere la responsabilità dei tempi che cambiano e dell’ammodernamento che non parte, non bastano certo i messaggi gridati dai ribelli, definiti incauti portatori di incoscienza politica. E così il povero Presidente è stato condannato a vita, suo malgrado, a reggere un ruolo di saggio tra quattro pretendenti litigiosi e fuori tempo massimo: con questo parterre il vecchio Giorgio era l’unico a tenere una credibilità costante, se non addirittura crescente.

In Friuli Venezia Giulia una persona su due ha scelto di non andare a votare, contraddicendo una tradizione di partecipazione segnata da un civismo invidiabile, da un retaggio quasi asburgico nel partecipare attivamente alla vita sociale ed esercitare un diritto oltre che un dovere. Che altro segnale serve? Tra voti nulli e schede bianche il Presidente della Regione viene eletto da una manciata di imperterriti ma poi, a conti fatti, dovrà rappresentare tutti, grandi e piccini, belli e brutti! Poco più di 210.000 voti per una regione di 1.200.000 abitanti: non è una vittoria che faccia gioire, in nessun caso.

Passano pochi giorni e tutto ciò è dimenticato, la bagarre mediatica torna ai VigRX Plus capsiplex livelli precedenti: con la complicità di politici, giornalisti e italiani-tifosi, siamo già pronti a riprendere da dove avevamo mollato, dal punto in cui avevamo contestato con il non voto! Il consenso verso la politica scende ma i suoi protagonisti resuscitano, imbellettati come e più di prima.

Il mitico Silvio, uscito dal museo delle cere, sembra in forma più che mai ed è tornato a tirare le fila di tutto, riacquistando potere e prime pagine, decidendo la scaletta di argomenti su cui dovremo dibattere, come tifosi (o come criceti..), leggendo i media e frequentando i bar. D’Alema, emulo contrario ma con meno leadership, cerca di tirare le fila del suo mondo, senza rendersi conto che il secolo è cambiato.
Il campionato di calcio è appena finito e per tenere elevata l’attenzione si discute ogni giorno della campagna acquisti. Il bifidus entra nelle case nostro malgrado. Tutto è di nuovo sotto controllo, tutto torna alla normalità.

Basta lamentarsi! Apriamo una finestra, fiduciosi che in periferia da Roma si vivano quotidiani diversi, meno impaludati e più aperti, dato che l’Europa si può frequentare fisicamente e non la si legge solo sui giornali. Debora nel ’68 nemmeno era nata e negli anni ’90, quando i citati DC e PCI abdicavano a nuove sigle, lasciando inevitabilmente che i suoi adepti rimanessero portatori di una cultura imparata alla scuola politica del loro partito, avrà avuto vent’anni o poco più. Magari riuscirà a sfuggire dai soliti schemi di partito, quelli poco meritocratici e tesi a riconoscere la scala gerarchica e l’appartenenza: una nuova generazione spinge e abbisogna di sostegno. Ma i giovani dovrebbero farsi sentire..

in foto Debora Serracchiani, Presidente della Regione FVG